MILAN ALLERGICO

MILAN ALLERGICOMilanNews.it
martedì 7 ottobre 2008, 15:35Vista dalla Curva
di Davide Bin

Provando a scherzare, si potrebbe dire che i rossoneri sono allergici alle squadre che come colori sociali hanno il rosso e il blu: curiosamente nelle prime sei giornate di campionato il Milan ha già affrontato tre squadre con questi colori (Bologna, Genoa e Cagliari) e ha raccolto un solo punto. La bella notizia è che fino al girone di ritorno non ci sono altre squadre rossoblu, ma l'allergia di cui volevo parlare io è meno coreografica e più preoccupante, visto che dura ormai da molte stagioni e riguarda le sfide contro le "piccole", le "provinciali" o, più in generale, le partite meno prestigiose o contro squadre apparentemente tranquille. Dopo il deludente pareggio a reti bianche di Cagliari, l'ambiente rossonero ha provato a minimizzare il problema davanti a chi lo faceva notare, parlando di "leggenda metropolitana" non vera o assicurando che non c'è alcuna difficoltà o atteggiamento snobistico in certe partite; il presidente Berlusconi, invece, ha parlato senza mezzi termini di "vergogna", forse esagerando un po', ma esprimendo la sua delusione da tifoso di fronte ad una prestazione mediocre e ad un risultato che tutti avrebbero voluto diverso, per avvicinarsi ad un solo punto dalla vetta della classifica prima della sosta della nazionali.

Come sempre la verità sta nel mezzo: non si può parlare di vergogna, perchè in fondo un pareggio dopo cinque vittorie consecutive fra campionato e coppa ci può stare, ma è sbagliato e pericoloso minimizzare la difficoltà ad affrontare e battere certe squadre o affermare che il problema non esiste, perchè vorrebbe dire trascinarselo per un'altra stagione con il rischio che comprometta anche questa volta la corsa verso lo scudetto. Nelle ultime stagioni, infatti, il problema si è puntualmente riproposto e, a mio parere, ha una duplice spiegazione, una mentale e l'altra tattica: i campioni rossoneri sono abituati alle prestigiose ribalte internazionali, alle partite europee ricche di fascino, alle finali di coppa, addirittura alle trasferte intercontinentali per giocarsi il titolo di campione del mondo e spesso faticano a calarsi con la stessa motivazione e concentrazione nella realtà del campionato, che prevede qualche partita importante come il derby o Milan-Juventus, ma anche tante sfide di minor prestigio contro squadre meno blasonate o in stadi piccoli e con poco fascino; purtroppo, però anche queste partite valgono tre punti esattamente come le altre e spesso i campionati si decidono proprio in queste sfide più che negli scontri diretti, perchè non si può lasciare troppi punti alle squadre di medio-bassa classifica se si vuole lottare per il vertice. Oltre a questa componente "psicologica" c'è, poi, quella tattica: il Milan fatica terribilmente a giocare contro squadre chiuse e arroccate in difesa, soprattutto quando, come a Cagliari, non dispone di un ariete (Borriello) o gli uomini di fantasia e dai piedi buoni (Ronaldinho, Kakà o Seedorf) sono in serata di scarsa vena o di scarsa ispirazione per un approccio sbagliato alla sfida; non a caso il Milan ha disputato le sue migliori partite di questo primo scorcio di campionato contro la Lazio, che ha giocato a viso aperto e senza fare barricate e contro l'Inter, magari un po' più accorta e chiusa dei biancocelesti ma che non poteva certo fare un catenaccio da provinciale.



A questo punto la domanda è: si può risolvere il problema? E se si, come? Beh, diciamo subito che chi grida alla vergogna e allo scandalo per il pareggio di Cagliari è proprio chi in estate poteva intervenire per "guarire" il Milan: quando a fine stagione scorsa si auspicava un radicale rinnovamento e ampliamento della rosa, lo si faceva anche per risolvere questi problemi, presenti già da anni: lunga vita ed eterno ringraziamento a chi ha vinto tanto in maglia rossonera, ma rinnovamento vuol dire anche acquistare gente giovane e "affamata" di successi laddove, invece, un certo rilassamento e appagamento è quasi ovvio, umano e scontato. Non si può certo pretendere che chi è stato a Manchester, Atene o a Yokohama giochi con la bava alla bocca a Cagliari e, infatti, l'indemoniato Seedorf del derby a Cagliari è tornato ciondolante e indolente e così ha fatto lo stesso Ronaldinho, che nel derby ha strabiliato facendo passare inosservata anche la precaria condizione fisica, mentre a Cagliari è tornato il fantasma che Ancelotti aveva confinato in panchina dopo il primo inguardabile tempo di Genova; certo, Ronaldinho è alla prima stagione in rossonero è dovrebbe avere una gran voglia di riscatto e rivincita, ma pure lui ha già vinto molto nella sua carriera ed è abituato a ben altre ribalte che non un'anonima sfida al Sant'Elia di Cagliari. Per quanto riguarda il discorso tattico, invece, molti tifosi e lo stesso tecnico Ancelotti volevano un centravanti d'area forte anche fisicamente, che risulta molto utile proprio nelle partite in cui il Milan soffre di più; in verità questo tipo di giocatore ora il Milan ce l'ha, è Borriello e la sua importanza l'ha dimostrata proprio in una sfida contro una "provinciale", a Reggio Calabria, trasformando in gol l'unico cross decente di tutto il primo tempo e salvando un Milan che anche in quell'occasione stava giocando male; a Cagliari, però, Borriello non c'era e mancava un suo sostituto valido, costringendo l'allenatore a schierare una squadra senza prima punta. Qualcuno (Braida) giura che Borriello sia più forte di Adebayor e gli si può credere, ma serviva forse un valido sostituto, magari giovane e disposto a fare panchina e giocare poco ma che permettesse al tecnico di non stravolgere l'assetto tattico della squadra in assenza dell'ariete Borriello. E' vero che, come dice saggiamente Maldini, il Milan è abituato a giocare senza prima punta e ha vinto comunque molto in questi anni, ma è vero anche l'esatto opposto, cioè che proprio per il fatto di aver spesso giocato senza un ariete, i rossoneri hanno gettato al vento punti preziosi soprattutto in campionato.

L'unica cosa certa è che il Milan deve guarire al più presto da questa fastidiosa allergia alle sfide meno prestigiose, che già la scorsa stagione ha provocato la mancata qualificazione alla Champions League, con la disastrosa sconfitta a Napoli (non una provinciale ma in quel momento squadra tranquilla e appagata che nulla aveva più da chiedere al campionato) dopo l'esaltante vittoria nel derby. Purtroppo nelle gare meno affascinanti, i rossoneri spesso peccano di ingenuità, disattenzione e scarsa motivazione, ma una grande squadra deve saper lottare anche sui campi di provincia con la giusta mentalità e vincere le partite con la fatica, la corsa e l'orgoglio e non solo con i lampi di classe dei suoi innumerevoli campioni; la corsa verso lo scudetto passa anche da partite e trasferte meno "glamour" come quella di Cagliari e perseverare nell'errore già compiuto spesso nelle passate stagioni sarebbe davvero imperdonabile, perchè, come si suol dire: "errare è umano, perseverare è diabolico!"