MILAN, COSA SUCCEDE?

MILAN, COSA SUCCEDE?MilanNews.it
martedì 2 dicembre 2008, 14:25Vista dalla Curva
di Davide Bin

L'inquietante domanda assilla i tifosi rossoneri dalle 22:30 di domenica sera, quando la netta sconfitta di Palermo ha chiuso nel peggiore dei modi un mese di novembre negativo; e dire che il mese era iniziato con la vittoria sul Napoli e il primo posto solitario ritrovato dopo quattro anni e mezzo, ma progressivamente il Milan è scivolato a sei punti dalla capolista Inter per colpa di risultati pessimi in trasferta: tre pareggi ed una sconfitta in quattro partite lontano da San Siro fra campionato e coppa dimostrano che c'è una vera e propria sindrome da trasferta, ma il problema diventa ben più grave se si pensa che anche i successi in casa sono giunti spesso al termine di partita sofferte e non certo spettacolari. In queste ore si sono sentite e lette molte diagnosi del "malato Milan": qualcuno ha puntato il dito sul fatto che la squadra corre poco e le gambe sembrano molli; altri hanno spiegato le difficoltà rossonere con i problemi fisici di tanti giocatori (molti infortuni e, di conseguenza, elementi che quando rientrano non sono al meglio della condizione); altri ancora hanno sottolineato le lacune del gioco rossonero, spesso lento, prevedibile e innocuo soprattutto contro squadre che corrono il doppio e sono fortemente motivate dalla prospettiva di ottenere un risultato prestigioso davanti al loro pubblico. Sono tutte spiegazioni logiche e condivisibili: che la squadra corra poco è evidente a tutti e che i giocatori rossoneri spesso perdano i duelli individuali con gli avversari quando si tratta di "metterla sul piano fisico" non è un mistero; anche la lunga lista di infortuni è lì davanti a tutti e bisogna solo aggiungere che non tutti gli infortuni sono uguali, cioè quando manca uno come Gattuso la sconfitta è quasi scontata (lo dicono i risultati di questa stagione), mentre altre assenze (anche quella di Pirlo) sono più facilmente assimilabili e fronteggiabili; per quanto riguarda i problemi tattici, ne abbiamo già parlato varie volte in queste ultime stagioni e non è più un mistero per nessuno che il Milan soffra contro squadre chiuse, grintose e che corrono tanto. Aggiungerei, quindi, una sola altra spiegazione che mi sembra importante anche se non proprio "originale", visto che anche questo è un difetto ereditato dal passato, anche perchè la gran parte della rosa è rimasta immutata (e affrontare questo discorso diventerebbe molto lungo, lo farò in un'altra occasione...): sembra proprio che questo gruppo abbia un grave difetto di motivazioni, ovvero faccia fatica a trovare gli stimoli e la voglia giusta per affrontare certe partite, la maggior parte delle sfide che compongono il calendario del campionato italiano (contro le "grandi" giochi poche volte, le partite contro le "piccole" sono molte di più ma valgono tutte tre punti allo stesso modo...). L'approccio a partite come quella di Cagliari, Lecce, Torino, Palermo, Portsmouth, ma anche di alcune vinte come quella di Bergamo o quella casalinga contro il Chievo è sbagliato e negativo: troppa sufficienza, poca aggressività, quasi ci fosse la convinzione che..."tanto siamo il Milan, abbiamo tanti campioni e prima o poi la partita la vinciamo senza dover sbatterci troppo"; negli ultimi tempi, inoltre, la strordinaria vena realizzativa di Ronaldinho sembra aver paradossalmente aggravato il problema e aggiunto la convinzione che..."tanto prima o poi ci pensa lui con una magia o un calcio di punizione".

La veemente reazione della squadra sia a Portsmouth sullo 0-2, sia a Palermo addirittura sullo 0-3 dimostra, infatti, che la squadra c'è, le gambe anche (entrambe le reazioni sono avvenute nel finale di partite intense e combattute) e che quando il Milan decide di fare il Milan gli avversari devono tremare. Il problema sta proprio qui: bisogna che la squadra decida di giocare come sa per novanta minuti e in tutte le partite, prestigiose o meno, non solo a sprazzi e quando il risultato è compromesso o addormentandosi quando si trova in vantaggio, non riuscendo a chiudere le partite e subendo rimonte (come a Lecce o Torino) o soffrendo fino alla fine contro avversari inferiori (Chievo). Questo atteggiamento del Milan ricorda molto quello dello studente con grandi capacità ma svogliato, che potrebbe essere il primo della classe ma si accontenta di ottenere i risultati con il minimo sforzo e a volte si becca il votaccio perchè la sua pigrizia è stata esagerata. Questo Milan è stato costruito per vincere e divertire e attualmente fatica a fare entrambe le cose, quindi serve un cambio di mentalità immediato per tornare sulla retta via e ricominciare l'inseguimento all'Inter che ad inizio novembre era stato completato ma che un mese sciagurato, soprattutto nelle sfide in trasferta, ha completamente vanificato, rispedendo il Milan lontano dalla vetta e rendendo inquieti i tifosi rossoneri.