MILAN INDIFESO E INDIFENDIBILE
Ora che il bluff è stato visto e smascherato dagli altri giocatori seduti al tavolo del campionato, il Milan si ritrova in difficoltà e, soprattutto, senza altri "gettoni" da mettere in palio alla mano successiva. Fuor di metafora pokeristica, ormai qualunque squadra che debba sfidare il Milan ha capito che basta correre, pressare, metterla sul piano del fisico e, soprattutto, attaccare una difesa debole per mettere in difficoltà i rossoneri e ottenere un risultato positivo. La sconfitta a Torino ha definitivamente stabilito l'inadeguatezza delle scelte estive sul mercato e ha mostrato cosa succede quando chi ha pensato a costruire una vera squadra sfida chi, invece, ha preferito effettuare operazioni mediatiche e "romanitche" senza interessarsi di ciò che davvero serviva per rinforzare la formazione. A scanso di equivoci, voglio subito chiarire un discorso che anche quest'estate era stato frainteso: le mie perplessità non erano legate tanto all'operazione Ronaldinho in sè (ottima a giudicare dal rendimento del giocatore), quanto al fatto che la dirigenza rossonera ha pensato che con l'acquisto del Gaucho tutto fosse magicamente tornato a posto dopo una stagione tribolata e che Dinho fosse la coperta con cui nascondere tutte le magagne. Diciamo anche che i tifosi rossoneri hanno aiutato la società a sbagliare, con quello che a luglio ho definito il "delirio Ronaldinho": giusto esaltarsi per l'arrivo di uno dei giocatori più forti e spettacolari del mondo, ma dare l'impressione di essere strafelici e soddisfatti ha convinto la dirigenza che la scelta era stata giusta e che non era necessario muoversi ulteriormente sul mercato perchè la gente era contenta così e lo aveva dimostrato riempiendo San Siro come avviene solo dopo le grandi vittorie. Un po' più di equilibrio in quel momento anche da parte di chi ora si è risvegliato bruscamente dal sogno e torna a lamentarsi, avrebbe aiutato a far capire alla società che questa squadra non poteva essere competitiva così com'era. Ronaldinho poteva essere la gustosa ciliegina sulla torta di un mercato rivolto a rinforzare difesa e centrocampo, invece si è pensato ad acquistare la ciliegina e non si è mai cucinata la torta! Il rendimento di Ronaldinho sta dando ragione a chi l'ha fortemente voluto ma, intendiamoci, il rendimento della squadra sta giustificando le lamentele attuali ed estive di chi avrebbe preferito altre operazioni, in aggiunta o, se proprio necessario, in alternativa a quella che ha portato Dinho a Milano. Era chiaro a tutti che la difesa fosse inadeguata per una squadra con ambizioni di scudetto; era evidente che a centrocampo ci fossero poche alternative ai "soliti" titolari e, come sempre quando si sfida il destino, la sfortuna ha infierito sui rossoneri: Pirlo fuori due mesi, Gattuso addirittura cinque o sei, mentre la retroguardia fa acqua da tutte le parti e la squadra precipita lontano dalla vetta. Ad inizio novembre eravamo un punto davanti all'Inter, a metà dicembre dobbiamo iniziare a rispolverare il binocolo perchè i cugini sono già avanti di nove lunghezze, nonostante il Milan abbia vinto il confronto diretto.
La partita di Torino ha mostrato impietosamente ed emblematicamente tutti i problemi e le lacune di questo Milan: Ronaldinho è stato uno dei migliori in campo, ma da solo non può vincere le partite, soprattutto ora che non è ancora nelle migliori condizioni; la Juventus ha travolto i rossoneri con la forza e l'entusiasmo dei suoi giovani: i vari Marchisio, Molinaro e De Ceglie hanno sbriciolato le fragile resistenza degli avversari rossoneri e mostrato cosa vuol dire affidarsi all'esuberanza dei giovani invece di puntare sempre sull'esperienza e su quello che si può definire "usato sicuro". Quando De Ceglie è volato sulla fascia (Zambrotta dov'eri?) e ha servito l'assist per Amauri, trovandosi di fronte solo Emerson che gli "passeggiava" incontro e lo ha contrastato mollemente e in colpevole ritardo, si è cominciato a intuire che c'era una differenza di passo e freschezza atletica fra le due squadre; quando poi lo stesso De Ceglie ha passato a doppia velocità Zambrotta, costringendolo al fallo da espulsione, si è definitivamente capito cosa voglia dire affidarsi al passato invece di guardare al futuro. Ultimamente il Milan ha sempre acquistato grandi giocatori ma che avevano un glorioso passato altrove, invece di cercare giovani da far crescere e diventare grandi, nonostante le rare eccezioni alla regola (Kakà e Pato) abbiano dato ottimi risultati; anche in un passato meno recente puntare sui giovani ha sempre dato buoni frutti: i nomi di Ambrosini o Gattuso vi dicono qualcosa? Ebbene entrambi sono arrivati a Milano da giovani o addirittura giovanissimi e hanno fatto la fortuna di questa squadra e allora perchè non provare a ripercorrere questa strada, oltretutto anche economicamente conveniente? Antonini è stato riportato a casa dopo molto peregrinare ma gioca poco, soprattutto in campionato; Abate è stato rispedito via in prestito, Darmian è in rosa ma non ha mai giocato, Gourcuff sta facendo meraviglie a Bordeaux ma rischia di non tornare più a Milano soprattutto se sarà costantemente chiuso da altri campioni e costretto ad essere la terza o quarta scelta. Serve un cambiamento di mentalità, serve un po' di coraggio e meno immobilismo sul mercato, a partire dal prossimo mese di gennaio, quando già si potrebbe fare qualcosa per rinforzare i reparti in perenne sofferenza, ma già si sentono discorsi del tipo "Il Milan non si muoverà sul mercato perchè è già stato preso Beckam" e allora si capisce che non c'è tanta voglia di programmare e impostare con lungimiranza il futuro sportivo di questa squadra ma solo la volontà di continuare a collezionare vecchie glorie con operazioni mediatiche che consentono di vendere magliette e attirare sponsorizzazioni. Per questo motivo il mio umile consiglio a tutti i tifosi rossoneri è di evitare un "delirio Beckam" simile a quello per Ronaldinho, che convincerebbe ulteriormente i dirigenti di essere sulla strada giusta. Al momento l'inglese è solo un prestito per qualche mese e qualcuno, invece, lo considera un degno sostituto di Gattuso; la perplessità nasce spontanea e diventa irritazione se si pensa che l'altra operazione di mercato già conclusa è l'acquisto di uno dei più forti difensori del mondo che, però, non potrà giocare in questa stagione in quanto extracomunitario, visto che in estate si sono tesserati l'oggetto misterioso Viudez e il crepuscolare Shevchenko, perchè al Milan non si pensa solo al marketing ma anche ai sentimenti e l'unica cosa che viene costantemente tralasciata è il destino sportivo della squadra. Ecco perchè in questo momento il Milan è indifeso (in campo) e indifendibile (nelle scelte societarie) e si rischia di sprecare un'altra stagione in attesa di un rinnovamento che, senza un deciso cambiamento di mentalità dei dirigenti, potrebbe restare solo un sogno come quello scudetto sempre più lontano.
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