NON SI VENDE KAKA'!
Secondo il tam-tam mediatico, oggi è il D-day in casa rossonera, cioè il giorno in cui si deciderà davvero il destino di Kakà; mi sembra giusto, però, tornare indietro con la memoria di qualche ora e rianalizzare con l'aiuto della "colonna sonora" (cori) e degli striscioni la serata di sabato a San Siro e la particolare atmosfera che c'era all'interno dello stadio. Ho già fatto notare che mai nella recente storia del Milan la tifoseria rossonera si era mobilitata in questo modo per scongiurare la cessione di un giocatore, forse anche perchè mai si era giunti sul punto di vendere il campione più prestigioso e amato; un caso simile è quello di Shevchenko nell'estate 2006, ma nemmeno allora la reazione del popolo rossonero fu così intensa. Ovviamente è stata la Curva Sud ad ispirare e trascinare la manifestazione "pro-Kakà", ma questa volta anche gli altri settori dello stadio, tribuna compresa, hanno partecipato ai cori, hanno esposto striscioni e si sono ribellati all'idea che Kakà possa lasciare il Milan e che la società possa anche solo pensare di cederlo. Questo, infatti, è lo scenario nell'immaginario collettivo: tutti pensano che sia la dirigenza a voler vendere Kakà e, per il momento, assolvono il giocatore e chi lo gestisce, anche se mi sembra opportuno far notare che, come sempre in questi casi, uno dei motivi, anzi il principale, che sta portando al divorzio fra Kakà e il Milan è l'altissimo compenso economico che il giocatore andrebbe a ricevere altrove e che il Milan, giustamente, non può garantirgli, dopo avergli già ritoccato varie volte il contratto, portandolo a guadagnare più del doppio di qualunque altro compagno. Il popolo rossonero, però, ha cantato compatto per novanta minuti, NON SI VENDE KAKA': è stata questa la colonna sonora di Milan-Fiorentina e San Siro si è trasformato in un'immensa cattedrale in cui è stato recitato un "rosario" lungo novanta e più minuti, iniziato ben prima della partita, che ha raggiunto l'apice quando Kakà è uscito dal tunnel degli spogliatoi per il riscaldamento e ha salutato i suoi tifosi battendosi il petto all'altezza del cuore e non è finito nemmeno al termine della sfida contro i viola, perchè molti hanno aspettato il giocatore all'uscita del parcheggio sotterraneo e hanno proseguito la preghiera, l'invocazione per convincerlo a restare. Sono stato molti altri i cori che si sono alzati forti e possenti nel cielo di San Siro e, a parte il classico motivetto dedicato a Kakà (SIAM VENUTI FIN QUA... in cui il solito PER VEDERE SEGNARE KAKA' era per una volta sostituito da PER VEDERE RESTARE KAKA'), quasi tutti erano ironici e rabbiosi nei confronti della società, ritenuta la responasbile della vicenda: dal classico VERGOGNA ai vari inviti a Galliani a vendere la madre o il figlio, fino al LO COMPRIAMO NOI che ha accompagnato quella che è stata definita la "Euro-panolada", ovvero lo sventolio di tante banconote al posto dei fazzoletti bianchi, usati in Spagna quando si vuole contestare.
Anche il contenuto degli striscioni era tutto a favore di Kakà e contro la società, a parte un isolato I BELONG TO MONEY apparso al centro della balaustra del secondo anello verde e che faceva il verso al contenuto della maglietta che Kakà indossa sempre sotto quella ufficiale (I BELONG TO JESUS), facendo notare che forse i valori del giocatore sono molto venali e poco spirituali. Una goccia di dissenso nell'oceano di scritte a favore del giocatore e contro i dirigenti rossoneri: il più criticato, non solo a voce ma anche per iscritto, è stato Galliani, seguito a ruota da Berlusconi, invitato a cedere la società qualora non possa o non voglia più garantire lo stesso impegno, soprattutto economico, di un tempo; gli striscioni erano davvero tantissimi e non posso citrali tutti, quindi per non far torto a nessuno, riassumo il pensiero del popolo rossonero ricordando quelli esposti dalla Curva: inizialmente il cuore pulsante del tifo milanista ha scelto la strada dell'ironia, vuotando il centro del settore ed esponendo lo striscione STIAMO PONDERANDO L'OFFERTA... frase che richiama quella usata dalle fonti ufficiali di informazione della società rossonera quando è stata resa pubblica la trattativa con il Manchester City; poi gli striscioni sono diventati cinque: SOCIETA' STAI VENDENDO LA TUA DIGNITA'; KAKA' IL TUO POSTO E' QUA; VENDERE KAKA' NON E' DA MILAN; KAKA' INVECCHIA CON NOI; PRESIDENTE, SE I TUOI IMPEGNI DEVONO CAMBIARE LA TUA SPLENDIDA MENTALITA'...VENDI LA SOCIETA'. Inutile aggiungere altro, il pensiero del popolo rossonero è chiaro ed inequivocabile, anche se merita un commento l'ultimo dei cinque striscioni, quello più esplicitamente rivolto al presidente Berlusconi (in questo momento non ha più ufficialmente la carica di presidente, quindi meglio dire azionista di maggioranza o proprietario, ma è un semplice dettaglio...lui è e resterà sempre il Presidente con la P maiuscola): gli stessi esponenti della curva hanno poi voluto chiarire che non si trattava di uno striscione offensivo, ma di un tentativo di spronare Berlusconi a tornare quello di una volta, ma il significato è chiaro e riassume magnificamente il disagio del tifoso rossonero nei confronti del presidente: immensa riconoscenza per chi ha salvato il Milan dal fallimento portandolo sul tetto del mondo con idee innovative e grandi investimenti sul mercato, ma anche fastidio e imbarazzo nel momento in cui si è capito che i grandi investimenti sono finiti, non tanto perchè il proprietario del Milan si sia improvvisamente impoverito, quanto perchè per scelta o, meglio, per opportunità (il capo del governo non può spendacciare per una squadra di calcio in un momento di crisi economica e mentre i suoi "governati" faticano ad arrivare a fine mese o perdono il posto di lavoro) ha deciso di mantenere un profilo basso e di diminuire i suoi investimenti nel mondo del calcio; Galliani è stato molto chiaro nel dopo-partita, dicendo che una società deve imparare ad autogestirsi, senza dover sempre dipendere dall'azionista di maggioranza che a scadenze fisse deve sistemare il bilancio e ciò è la conferma più esplicita che il tempo delle "vacche grasse" è finito da un pezzo e operazioni dolorose come la cessione di Kakà potrebbero essere necessarie, ora ma anche in futuro, per l'esistenza stessa della società Milan. Il tifoso non capisce, non vuol capire questo improvviso cambio di mentalità, peraltro in atto già da anni con campagne acquisti sempre più "risparmiose" e giunge al punto di pretendere la soluzione più netta e dolorosa, ovvero un cambio di proprietà che, però, potrebbe essere anche un salto nel buio, a meno che non si trovi un emiro improvvisamente innamorato del Milan... Insomma oggi, o domani, o quando sarà, non sono in gioco solo i destini di Kakà, ma siamo ad un punto di svolta dell'intero ciclo berlusconiano, perchè sicuramente, giusto o sbagliato che sia, la cessione del campione brasiliano aprirebbe la contestazione della tifoseria ed un periodo di crisi nei rapporti fra società e sostenitori rossoneri. Per questo torno al titolo dell'articolo e a quel coro di sabato sera così simile ad una litania: NON SI VENDE KAKA'...forse è meglio per tutti, a cominciare dal giocatore che darebbe una dimostrazione concreta che nel calcio non esistono solo i soldi, ma anche il rispetto dei sentimenti di un intero "popolo" adorante e supplicante!
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