OCCASIONE SPRECATA
Alla fine del primo weekend di campionato del 2009 è questa la sensazione che resta nella mente dei tifosi rossoneri: c'era la possibilità di avvicinare l'Inter e, invece, il distacco è rimasto uguale; c'era la possibilità di tornare finalmente a vincere in trasferta su un campo difficile e, invece, è arrivato un pareggio praticamente inutile; c'era la possibilità di dimostrare che sei stelle possono essere schierate contemporaneamente in campo senza che la squadra ne risenta e, invece, serviranno ulteriori verifiche e conferme, perchè la partita dell'Olimpico ha lasciato dubbi e perplessità. Certo poi, ripensandoci a mente fredda, scopri che se alla vigilia del turno di campionato ti avessere detto che il distacco di nove punti dall'Inter sarebbe rimasto immutato ci avresti messo la firma e, inoltre, il risultato di parità al termine della sfida contro la Roma non può essere considerato bugiardo, perchè il Milan ha rischiato di perdere, è stato bravo a ribaltare il risultato in pochi minuti ma poi si è lasciato schiacciare dai giallorossi e ha subito l'inevitabile pareggio, che serve a poco ad entrambe le contendenti per i rispettivi obiettivi, ma è sostanzialmente giusto per ciò che si è visto in campo. I rossoneri hanno confermato pregi e difetti di questa stagione: irritanti nel primo tempo quando mancava ritmo e velocità nel gioco; devastanti quando hanno deciso di fare sul serio e infilare in velocità la difesa avversaria; bravi a mantenere il possesso palla grazie ai tanti giocatori dai piedi buoni presenti in formazione; sciagurati in difesa quando hanno concesso troppo spazio a Vucinic in occasione di entrambi i gol subiti. Per quanto riguarda l'osservato speciale Beckham, ha compiuto con attenzione e diligenza il compito che gli è stato assegnato, disimpegnandosi senza infamia e senza lode e giocando più a lungo di quanto ci si aspettasse; tutto sommato una "prima" più che positiva, in attesa di un suo migliore inserimento nei meccanismi di gioco rossoneri.
Ancelotti sorprende tutti schierando un Milan ultraoffensivo a sei stelle: in pratica la formazione è composta da sei giocatori "offensivi" con spiccata propensione alla costruzione del gioco (Pirlo, Seedorf, Beckham, Kakà, Ronaldinho e Pato) e quattro difensori, due dei quali sono laterali che amano spingere sulle fasce (Zambrotta e Jankulovski), mentre i centrali sono due "giovanotti" come Maldini e Favalli; nessun incontrista o giocatore di copertura, squadra spezzata in due e apparentemente senza equilibrio; la scelta del tecnico rossonero sarà stata sicuramente ponderata e valutata con attenzione, è certamente coraggiosa, ma solo l'andamento della partita e, soprattutto, il risultato dirà se si tratta di genialità o follia da parte di Ancelotti. Il tecnico rossonero è protagonista insieme al collega Spalletti di un divertente siparietto al momento dell'entrata in campo: i due si abbracciano sorridenti e Spalletti chiede ad Ancelotti se vuole sedersi sulla sua panchina, viste le dichiarazioni alla vigilia della sfida, ma Carletto rifiuta con un sorriso e raggiunge la panchina del Milan; un modo originale e spontaneo per chiudere definitivamente ogni eventuale polemica.
Il primo tempo è abbastanza sconfortante per i tifosi rossoneri: il Milan è ordinato, cerca di mantenere l'equilibrio tattico, ma soffre in fase di non possesso palla e non riesce a rendersi pericoloso quando tenta di affondare i colpi, perchè il ritmo è basso e molti giocatori sembrano svagati, lenti e fuori partita: Kakà è irriconoscibile, Ronaldinho non incide sulla sfida, Seedorf è molle e poco reattivo e così il vivace Pato predica nel deserto e il meno peggio sembra proprio Beckham, schierato a sorpresa dal primo minuto dopo che alla vigilia Ancelotti aveva ingannato tutti escludendo un suo impiego da titolare. La Roma inizialmente produce poco in fase offensiva, insidia Abbiati solo con innocui tiri da lontano e accetta di mantenere i ritmi bassi, evidentemente timorosa di fronte alle tante stelle schierate da Ancelotti e spaventata dalla prospettiva di essere infilata in velocità dagli attaccanti rossoneri. Quando capiscono, però, che il Milan è ben poca cosa, i giallorossi prendono coraggio e alla prima vera occasione pericolosa sbloccano il risultato: sul cross in area di Riise, la difesa rossonera è ben piazzata ma immobile come un presepe, Jankulovski fa la bella statuina quando si tratta di chiudere su Vucinic, il motenegrino ringrazia e batte Abbiati. Il Milan prova a reagire ma continua a non produrre nulla in fase offensiva e a soffrire le ripartenze giallorosse, andando al riposo senza lo straccio di un tiro in porta effettuato in tutto il primo tempo, cosa che suona come una solenne bocciatura al progetto di Milan "galattico".
Ancelotti, però, non è tipo da arrendersi facilmente e conferma la stessa squadra anche nella ripresa; evidentemente ha raccomandato ai suoi di alzare il ritmo e aumentare la velocità e la differenza si vede subito: Kakà si sveglia dal torpore, fugge sulla sinistra e mette al centro un traversone basso che Pato deve solo appogguare in rete da pochi passi; poco dopo Ronaldinho tenta un coraggioso ma impreciso tiro al volo dal limite dell'area piccola e, infine, Pato compie un vero e proprio capolavoro, volando sulla fascia sinistra, saltando in velocità Mexes con un'accelerazione bruciante e impressionante e battendo Doni con un pallonetto (pardon, cucchiaio, visto che siamo nella terra di Totti...) che va ad insaccarsi nell'angolino lontano. Un gol strepitoso che scatena il delirio nello spicchio di Olimpico occupato dai tifosi rossoneri e che consente al Milan di ribaltare in pochi minuti il risultato; per i più scaramantici è un segno del destino questo 2-1 che si sta materializzando grazie ad una doppietta del n°7...stesso risultato del gennaio 2004, quando fu Shevchenko a realizzare la doppietta vincente e a lanciare il Milan verso il 17° scudetto, ma purtroppo la partita non è ancora finita e l'esito sarà diverso. La Roma sembra al tappeto e i rossoneri potrebbero approfittarne con qualche ripartenza potenzialmente pericolosa; arriva anche un tiro in porta di Beckham, che passa alla storia solo per il fatto di essere il primo nel campionato italiano, non certo per la sua pericolosità, poi Ancelotti dichiara chiuso l'esperimento del Milan ultraoffensivo passando da sei a cinque stelle, con l'ingresso di Ambrosini al posto di Ronaldinho. L'intento sarebbe quello di coprirsi maggiormente per proteggere la preziosa vittoria, ma i piani saltano subito, visto che ancora una volta Vucinic gode di eccessiva libertà in area, raccoglie un rimpallo fortuito di Pirlo su tiro di Brighi e di testa incrocia il pallone sul palo opposto beffando l'incolpevole Abbiati. A questo punto è la Roma ad esaltarsi e il Milan a vivere un momento difficile; Kakà prova subito a reagire con un'accelerazione simile a quella in occasione del primo gol, ma il suo tocco finale non è nè un tiro nè un cross e l'azione sfuma. La Roma si rende pericolosa solo con tiri dalla distanza dei nuovi entrati Pizarro e Aquilani, il Milan sembra stanco e la partita si chiude senza ulteriori sussulti, con un risultato di parità giusto ma inutile.
Il Milan non riesce ad approfittare della frenata dell'Inter, rimane a nove punti dalla vetta, vede aumentare il distacco dalla Juventus (cinque punti) ma non perde l'ottimismo, visto che tutti, a cominciare dal migliore in campo, Pato, continuano a ritenere possibile la rimonta in chiave scudetto. Ancelotti ha schierato un Milan a sei stelle, forse troppe o forse no: se tutti si sacrificano e corrono l'esperimento può essere riproposto e la buona volontà da parte dei giocatori non manca, visto che abbiamo "ammirato" Ronaldinho fare pressing e rientrare in difesa in occasione degli attacchi avversari, oppure Kakà fare falli tattici e Pato correre dappertutto, tanto per fare qualche esempio. Beckham ha fatto forse più di quello che ci si aspettava da lui in questo momento e sembra già ben inserito nel gruppo rossonero, almeno a giudicare dall'abbraccio a Pato in occasione del primo gol. A proposito del Papero, ancora una volta ha dimostrato di essere un grandissimo attaccante, capace di segnare da opportunista e da autentico fenomeno, di fare indifferentemente la prima o la seconda punta, di restare al centro dell'attacco o di svariare sulle fasce; è lui in questo momento la stella più luminosa dell'immenso firmamento milanista e su di lui bisogna fare affidamento per il futuro, vista la sua giovane età. Il Milan ha buttato via una ghiotta occasione per rosicchiare qualche punto all'Inter, ha mostrato le consuete luci ed ombre che nemmeno il ritiro a Dubai ha potuto cancellare definitivamente e torna da Roma con un solo punto e con un dubbio: proseguire sulla strada della lucida follia (sei stelle contemporaneamente in campo) o tornare a soluzioni più prudenti o ovvie? Purtroppo non c'è molto tempo per fare esperimenti, perchè ogni errore a questo punto della stagione può costare molto caro e proprio per questo l'occasione sprecata all'Olimpico lascia un po' di amaro in bocca.
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