PRESIDENTE, MI CONSENTA...
Questo articolo si potrebbe intitolare "Lettera a cuore aperto al presidente Berlusconi"; eh sì, dopo la lettera a Gattuso poco prima della sua decisione di rimanere al Milan mi sono montato la testa e punto più in alto! Scherzi a parte, anche in questo caso so benissimo che Berlusconi, in tutt'altre faccende affaccendato, mai e poi mai leggerà queste righe, ma mi sembrava bello e suggestivo scrivere come se davvero potessi rivolgermi alla persona che per ben 22 anni mi ha fatto divertire e vincere come tifoso del Milan e che ora vedo un po' demotivato e con poco entusiasmo...
"Caro presidente Berlusconi, prima di tutto so benissimo che in questo momento lei, dal punto di vista formale, non è presidente del Milan (carica lasciata vacante dopo la nomina a Presidente del Consiglio), ma, appunto, si tratta solo di cavilli formali e burocratici, perchè per noi tifosi lei è e rimarrà sempre il Presidente con la P maiuscola, visto ciò che abbiamo vissuto e vinto in questi vent'anni abbondanti; e poi lei è sempre e comunque presidente di qualcosa, quindi a chiamarla così non si sbaglia mai! Inoltre so benissimo che in questo momento lei ha ben altri problemi da risolvere e preoccupazioni più gravi che non quelle dei destini e della campagna acquisti di una società di calcio, ma mi permetto di rivolgermi direttamente a lei, proprio perchè da qualche tempo la vedo meno entusiasta e motivato di un tempo nei confronti del Milan e delle sue sorti; in 22 anni lei, con il suo gruppo di collaboratori, ha portato il nostro caro vecchio Milan da società sull'orlo del fallimento e a rischio sparizione a club più titolato del mondo; l'evento è accaduto circa sei mesi fa, proprio nel giorno del compleanno del Milan (16 dicembre) e battendo la squadra che ci appaiava sul tetto del mondo, per una di quelle suggestive coincidenze che rendono così particolare la storia rossonera e per questo qualunque tifoso che sia nel pieno delle sue facoltà mentali deve esserle eternamente riconoscente, qualunque cosa accada da qui in poi. Ventisei trofei in ventidue anni sono una cifra impressionante e rendono bene l'idea di cosa lei ha fatto per questa squadra e per noi tifosi. Messa così la questione, non si spiegherebbe il risentimento e la rabbia che molti hanno nei suoi confronti e che arriva addirittura al punto da chiedere, con tanto di raccolta di firme sul web, che lei si faccia da parte e venda il Milan a qualcun altro (ma poi a chi?); premetto che per me questo sarebbe un evento addirittura catastrofico, perchè avere un presidente come lei, tifoso e realmente appassionato della squadra che dirige è la miglior garanzia di un futuro roseo e sicuro, mentre quando le società vanno in mano ad affaristi e arrivisti rischiano di fare una brutta fine. Bisogna, però, cercare di capire come si possa essere arrivati a questo punto, scoprire perchè gente che dovrebbe adorarla ed esprimere quotidianamente gratitudine e riconoscenza per tutto quello che ha fatto per il Milan, arrivi ad essere così esasperata e rabbiosa nei suoi confronti. I motivi ci sono e lei, sempre così sensibile ai sondaggi, al consenso popolare e all'umore della gente li conoscerà già e, sono sicuro, non li sottovaluterà: promesse non mantenute e scarso interesse al rinforzamento e al fisiologico rinnovamento di una rosa forte e competitiva che, però, da un paio di stagioni mostra limiti e problemi di tenuta nel lungo periodo (vedi campionato). Non può negare che nelle ultime stagioni le sue dichiarazioni (e quelle del fido Galliani) sono sembrate più spot elettorali che reali promesse ai tifosi: dopo Atene disse pubblicamente che con i soldi arrivati dalla conquista della Champions League sarebbe stato finalmente possibile acquistare una grande punta; beh, più di un anno dopo stiamo ancora aspettando! Non contento, poche settimane dopo aggiunse con un rigurgito d'orgoglio che nessuno al mondo può spendere quanto lei, ma anche in questo caso siamo sempre in fideistica attesa di queste clamorose spese, mentre tutti gli indizi (comprese le ultime dichiarazioni di suo figlio PierSilvio) fanno capire che è finito il tempo degli investimenti folli. Ronaldinho è una telenovela da più di due anni e non si vede ancora la parola fine che sembrava già scritta nella settimana che ha preceduto le elezioni (potrebbe essere una coincidenza ma la gente l'ha presa come una promessa da campagna elettorale poi prontamente dimenticata una volta vinte le elezioni); i sette/otto acquisti promessi a maggio sono nel frattempo diventati la metà e il mercato rossonero potrebbe essere già finito o, al massimo, prevede l'arrivo della "benedetta" grande punta la cui vicenda assomiglia sempre più alla venuta del Messia. Forse la gente è divenuta irriconoscente, pretende sempre di più (ma lei ci ha viziato bene in questi anni...) ma, mi consenta, non si può darle torto se si sente ingannata e presa in giro da promesse che negli ultimi anni non sono mai state mantenute. La scorsa stagione 40000 persone si sono abbonate per le partite di campionato assistendo a prestazioni indecorose e umilianti (la prima vittoria a San Siro è arrivata addirittura il 13 gennaio) per poi sentirsi dire che gli obiettivi erano altri (potevate dirlo prima e non aprire nemmeno la campagna abbonamenti!); ora questa gente sta riflettendo sul da farsi e aspettando che le promesse vengano mantenute prima di darvi ancora fiducia. Io rimango dell'idea che lei meriti riconoscenza e affetto ma non mi sento di dar completamente torto a questa gente che soffre per i destini del "nostro" Milan e mi permetto di farle notare che qualcuno potrebbe cominciare a sospettare che anche le promesse (ben più importanti) fatte agli italiani potrebbero rimanere disattese se lei si comportasse come sta facendo con il "suo" Milan che ha sempre adorato e "coccolato" con acquisti e rinforzi. Soprattutto mi sento di poter dire, con la quasi certezza di non essere smentito, che la maggior parte di noi tifosi non vuole la luna, non vuole questo o quel campione, non pretende spese folli o grandi acquisti uno dietro l'altro se ciò non è possibile; semplicemente chiediamo onestà e chiarezza nelle dichiarazioni e non false promesse e rivogliamo una società, una dirigenza, un presidente che trattino il Milan da società più titolata del mondo, il che non vuol dire vivere degli allori passati e andare in giro a mostrarli su un bel pullman ben agghindato fregandosene del futuro e sperando che ciò basti per la campagna abbonamenti, ma investire il giusto e il possibile su grandi giocatori che permettano di vincere le coppe internazionali ma anche di non arrivare sempre a decine di punti dai cugini, cosa che ci fa soffrire e non poco. Essere il club più titolato vuol dire essere competitivi da agosto a maggio in tutte le partite, non selezionare trofei e partite da vincere e snobbare obiettivi a prescindere; essere il club più ambizioso del mondo non vuol dire esultare perchè il Boca è stato eliminato dalla Copa Libertadores e rimarremo i più titolati del pianeta almeno per un altro anno e mezzo, ma infischiarsene se il Boca ci raggiunge o ci supera perchè presto torneremo a trionfare in Italia, in Europa e nel Mondo. Questa è sempre stata la sua "mission" fin dal giorno della famosa riunione al Castello di Pomerio, all'inizio della sua presidenza, in cui furono gettate le basi di quel Milan che di lì a poco sarebbe diventato campione d'Italia, d'Europa e del Mondo, come lei aveva promesso in mezzo a tanto scetticismo e battutine varie sugli elicotteri del primo raduno all'Arena che dovevano servirle solo a scappare dopo le prime sconfitte, mentre la storia è stata ben diversa. Non vogliamo la luna, rivogliamo solo il nostro presidente, quel presidente che il 15 maggio 1988, al centro del prato di San Siro, guardava gli spalti strapieni di gente e di bandiere rossonere con uno sguardo incredibile in cui c'erano meraviglia, stupore, gioia, commozione, sorridendo estasiato e lasciandosi travolgere dall'emozione fino al punto di non saper cosa dire al microfono, proprio lei che della comunicazione ha fatto una ragione di vita. Non so perchè ma non ho mai dimenticato quegli sguardi (non solo il suo) di quella sera, forse perchè il primo trionfo non si scorda mai, forse perchè per tutti era una gioia nuova e insperata dopo tanti anni di sofferenze, forse perchè eravamo tutti più affamati di glorie e trionfi, mentre ora ci abbiamo fatto un po' l'abitudine. Dopo quel giorno, infatti, sarebbero arrivati tanti altri giorni felici e, soprattutto, 25 trofei che hanno reso la bacheca rossonera la più ricca del panorama calcistico, ma io e, penso, molti altri come me, baratteremmo volentieri qualche trofeo per riavere il nostro presidente di allora, fiero e orgoglioso del suo Milan, al punto di rinforzarlo e migliorarlo anche e soprattutto dopo le vittorie, invece di lasciarlo abbandonato a se stesso dopo le sconfitte come avviene ora. A volte il troppo amore fa dire e pensare cose esagerate e ingiuste e la raccolta di firme che le chiede di cedere il Milan è una di queste, però la prego di non trascurare il grido di dolore che giunge dal popolo rossonero, in modo magari esagerato e offensivo ma sicuramente schietto e sincero. L'attaccante più forte per il Milan non è Adebayor o Eto'o o Drogba o Ronaldinho...è Silvio Berlusconi, con la sua voglia di vincere, di strabiliare il mondo, di vincere e convincere, di lanciare messaggi positivi anche e soprattutto con una squadra di calcio; questa è sempre stata la sua "mission" ma ora sembra che il primo ad averla dimenticata sia proprio lei e mi creda se le dico che noi tifosi non la vogliamo lontano dal Milan ma, anzi, la rivogliamo entusiasta e determinato, per tornare a vincere e festeggiare insieme come quella prima volta nel 1988.
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