Un gol e tre punti per una salutare boccata d'ossigeno

Un gol e tre punti per una salutare boccata d'ossigenoMilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/Photoviews
domenica 28 ottobre 2012, 01:18Vista dalla Curva
di Davide Bin
Il Milan batte il Genoa con un gol del solito El Shaarawy e conquista una vittoria importantissima dopo tre sconfitte consecutive; il gioco ancora non si vede, ma per ora va bene così...

Serviva solo vincere, non importa come, quindi ora non facciamo gli schizzinosi, esultiamo per il gol di El Shaarawy che è un'autentica liberazione dopo tanta sofferenza e godiamoci questi tre punti che interrompono l'emorragia di sconfitte consecutive. Non abbiamo visto un grande Milan, la squadra ha giocato contratta e facendo molta confusione, ma ha fatto la partita con molta generosità e determinazione, ha gettato il cuore oltre l'ostacolo, ha provato ad andare oltre i propri limiti attuali ed è stata premiata ad un quarto d'ora dalla fine, quando già si intravedeva lo spettro dell'ennesimo zero nel tabellino dei gol segnati in una partita casalinga. Le cifre in questo senso sono impietose ma anche indicative: il Milan ha segnato solo tre gol in casa, tutti con El Shaarawy e ciò la dice lunga sul fatto che in questo momento il Faraone è il vero top-player della squadra, l'autentico trascinatore e lo ha dimostrato con una prestazione monumentale; in alcuni frangenti sembrava che giocasse solo lui contro tutto il Genoa, provando a saltare tutta la munita difesa avversaria, rientrando in difesa a conquistare palla per poi ripartire, sfornando assist e concludendo in porta e in questo senso il gol è il giusto premio e il regalo più bello per i vent'anni compiuti proprio oggi. Con Pato comprensibilmente arrugginito e appannato dopo la lunghissima assenza (non lo vedevamo a San Siro da otto mesi), con Emanuelson generoso ma a volte fumoso e inconcludente, con i centrocampisti che faticano ad inserirsi in zona gol perchè non c'è più chi apre varchi che erano autentiche voragini in cui infilarsi, tocca al Faraone tutto il peso dell'attacco rossonero, ma, a quanto pare, le responsabilità non gli pesano e il suo rendimento assomiglia molto a quello del tanto rimpianto Ibra, soprattutto in fatto di gol decisivi. Per il resto la squadra ha mostrato i soliti problemi a costruire gioco e occasioni da gol, anche perchè il Genoa si è chiuso a riccio e ha badato solo a difendersi, facendosi vedere solo in qualche occasione in avanti con rari contropiede, ma tanto bastava a spaventare la retroguardia rossonera, che non ha ancora trovato l'assetto giusto per interpretare al meglio il nuovo modulo a tre. La partita è stata dominata dalla paura di entrambe le squadre di sbagliare e uscire ancora una volta sconfitte, ma per una volta ha vinto chi ha meritato di più e ha cercato con insistenza il successo, pur senza fare alcunchè di trascendentale.

Allegri conferma il 3-4-3, che forse non piacerà molto ai piani alti della società e a chi ha sempre pensato che nel DNA del Milan ci sia la difesa a quattro, ma che al tecnico sembra ormai il modo migliore per schierare gli uomini a sua disposizione; quindi tre centrali (il rispolverato Zapata, capitan Bonera e Yepes) e due terzini (Abate e Antonini) che avanzano a centrocampo e affiancano Montolivo e De Jong, ma in fase di non possesso palla scalano a dare una mano ai centrali; in avanti tridente con Pato al centro e El Shaarawy e Emanuelson ai lati; l'olandese nei piani di Allegri avrebbe dovuto giocare a sinistra nel quartetto di centrocampisti (suo ruolo all'Ajax con questo modulo) ma l'assenza dell'ultim'ora di Boateng lo ha costretto a rivedere le sue scelte. Finalmente Allegri ha scelto una via (nel senso di modulo) e prova a percorrerla fino in fondo, a partire da questa partita delicatissima, per uscire subito dalle sabbie mobili del fondo classifica, prima di rimanerne invischiati a lungo. Il Milan è in una posizione non da Milan e questo influisce sul morale di squadra e tifosi: ovviamente San Siro è mezzo vuoto, ma la Curva Sud, come promesso, non abbandona i ragazzi e continua a sostenerli in paziente attesa che i giocatori ricambino questa fiducia, anche se è chiaro che un'altra sconfitta aprirebbe scenari impensabili anche a livello di tifoseria.

In avvio il Milan prova a pressare, a spingere sull'acceleratore, a metterci grinta e voglia di vincere per uscire dal momento delicato, ma fa tanta confusione e, come al solito, non mancano gli errori banali e le disattenzioni gravi. Pato prova ad esibirsi in una volata delle sue e si vede che avrebbe voglia di spaccare il mondo dopo tanta sfortuna, ma la condizione è quella che è e ci vorrà pazienza per rivedere il Papero che conoscevamo e apprezzavamo tanto. Intanto non mancano i brividi quando Zapata perde un pallone per troppa sufficienza proprio al limite dell'area e per poco il Milan non subisce gol, visto che sul traversone di Antonelli, che ha rubato palla al colombiano, Amelia rimpalla la respinta su Immobile e il pallone sfila a lato di pochissimo. Il Milan si rende pericoloso solo con un colpo di testa di Yepes a lato e continua ad affidarsi quasi esclusivamente alle iniziative di El Shaarawy, che è dappertutto, in difesa, a centrocampo e in attacco, recupera palloni, raramente li perde, innesca le azioni, le conclude e dà l'esempio a giocatori in alcuni casi molto più esperti di lui, ma che sembrano smarriti e confusi. Emblematica l'azione in cui il Faraone si invola sulla fascia, apre la difesa avversaria e mette al centro un traversone solo da appoggiare in rete, ma che malinconicamente attraversa tutta l'area piccola e si perde dall'altra parte, perchè lui non può fare gli assist a sè stesso e anche in stato di grazia non può certo avere pure il dono dell'ubiquità. Nel frattempo Antonini si fa male ed è costretto ad uscire, sostituito da Constant; il nuovo entrato prova subito a mettersi in mostra con una buona discesa sulla sinistra, ma nessuno lo segue e lo aiuta e l'azione sfuma, dimostrando che questo Milan ci mette impegno, ma manca ancora il gioco corale e l'affiatamento. Il primo tempo si chiude, così, a reti inviolate ed è giusto così, perchè i rossoneri hanno fatto poco, il Genoa ancora meno e, ovviamente, la partita non si può certo considerare bella o spettacolare.

Il Milan prova a metterci ancor più volontà in avvio di ripresa: Pato tenta un numero dei suoi e serve una palla davanti a Frey che nessuno sfrutta, poi il portiere francese deve disinnescare di piede un rasoterra di Abate; i rossoneri ci mettono volontà ma spesso commettono errori imbarazzanti, nei lanci, nei passaggi, negli stop e per questo il Genoa non fatica a contenere i timidi assalti degli uomini di Allegri. Il Milan, però, non molla e cresce con il passare dei minuti, così come cresce l'incitamento della curva, che prova a fare di tutto per essere il dodicesimo uomo in campo, visto che molti degli undici sembrano smarriti e sfiduciati. Il tempo passa inesorabilmente e il Milan continua a commettere gli stessi errori, visto che anche uno dei rari bei cross di Emanuelson attraversa tutta l'area senza che qualcuno (e sono ben tre a tentarci) lo infili in rete. Ciò convince Allegri a mandare in campo Pazzini, anche perchè Pato non ha certo i novanta minuti nelle gambe e chiude la sua partita osannato dalla curva ma accompagnato fuori anche da qualche timido fischio, ingeneroso perchè è impossibile che il giocatore possa già essere quello di una volta dopo tanti infortuni e lunghe assenze; ci vorrà pazienza, così come ci vuole una pazienza certosina con questo Milan generoso ma inconcludente, che ci prova, ma raramente ci riesce. La tanto attesa svolta arriva poco dopo la mezz'ora, quando Abate scatta (in fuorigioco) a ricevere una geniale verticalizzazione di Emanuelson e mette al centro un traversone sul quale Pazzini arriva in ritardo in scivolata (e ti pareva...), ma El Shaarawy no, perchè finalmente è al posto giusto al momento giusto e non costretto a "cantare e portare la croce", cioè costruire l'azione e pure concluderla. Il boato di San Siro è davvero liberatorio, un autentico gigantesco sospiro di sollievo e, ovviamente, c'è la meritata ovazione per il Faraone, giunto al sesto gol in campionato, forse il meno spettacolare, con un semplice tap-in da pochi passi, ma sicuramente molto importante. Da sottolineare la probabile irregolarità, ovvero la posizione sospetta di Abate, ma siccome in precedenza i rossoneri avevano invano protestato per qualche episodio dubbio in area, almeno questa volta c'è stata una sorta di compensazione, anche se è brutto definirla così. Il Milan prova anche a chiudere la partita con un paio di tentativi di Emanuelson, che poi lascia il campo sostituito da Nocerino, ma il secondo gol sarebbe forse troppa manna dal cielo e bisogna soffrire fino al quarto minuto di recupero prima di lasciarsi andare alla gioia per la vittoria ritrovata; la squadra viene sotto la curva a ricevere l'applauso dei suoi tifosi e a ricambiare con un applauso che sa tanto di ringraziamento per non essere stata lasciata sola e abbandonata nel momento difficile e l'ultimo applauso è per il protagonista della serata, El Shaarawy, il migliore in campo e autore del gol vittoria. In fondo basta un gol per esaltarsi dopo tanta sofferenza, un gol pesante, che vale tre punti d'oro e consente al Milan di arrivare in doppia cifra in classifica; forse la paura è passata, ma è presto per parlare di svolta; ci vogliono conferme e continuità di risultati, bisogna migliorare il gioco e la manovra, ma questa vittoria può servire per ritrovare entusiasmo, serenità, autostima e convinzione nei propri mezzi, perchè alcuni giocatori rendono al di sotto delle proprie possibilità e sembrano bloccati dalla paura e dal timore di sbagliare, cosa che poi, paradossalmente, ti fa sbagliare davvero. Il momento difficile non è ancora finito, ma vincere aiuta a vincere, soprattutto quando hai un fenomeno come il Faraone che ormai è l'indiscusso leader di questa squadra anche se ha solo vent'anni; se giocassero tutti come lui, ora il Milan sarebbe in testa alla classifica, ma per ora accontentiamoci del suo ennesimo gioiello, un gol che regala tre punti ed una colossale boccata d'ossigeno per una squadra che rischiava di soffocare laggiù nei bassifondi della classifica e ora rivede finalmente la luce.