Battuta l'Inter, ora tocca alla negatività

Battuta l'Inter, ora tocca alla negativitàMilanNews.it
mercoledì 3 febbraio 2016, 00:01Editoriale
di Carlo Pellegatti

Che bello finire una partita con la voce bassa e il sorriso alto! Non era dunque difficile riconoscere lunedì, il tifoso del Milan, che parlava a bassa voce ma aveva il volto felice perché finalmente aveva vissuto una serata ricca di emozioni vere, in uno stadio che ruggiva. La razionalità, che, come una vocina perfida, mi ricorda che i Ragazzi sono a quattordici punti dal primo posto e a sei dalla zona Champions, la scaccio con fastidio. Mi voglio gustare queste sensazioni, perché mi ricordano quel passato lontano, ma ancora molto vivo nei pensieri di tanti milanisti, reduci allora da periodi difficili, avari di gioie e di soddisfazioni. Certo il paragone può sembrare azzardato perché, in fondo, nel terzo millennio, cioé negli ultimi sedici anni, il Milan ha vinto due Scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe europee e una Coppa del Mondo, mentre dal 1970 a metà degli anni ottanta, il bottino è meno appariscente. Uno Scudetto, tre vittorie in Coppa Italia e una Coppa delle Coppe. Troppe però le delusioni, le bruciature, le umiliazioni della recente storia per non accogliere la vittoria nel derby, come un "figliol prodigo", ritornato da un lungo viaggio. I Sinisiani hanno raggiunto una promettente costanza di rendimento. Sembra insomma tornato non il Milan che, con Capello festeggia lo Scudetto a primavera, ma una squadra che torna a veleggiare nelle prime posizioni della classifica.

Il prossimo obiettivo però deve essere quello di lottare dalla prima giornata per conquistare il titolo, cioé vivere da Milan, vivere alla grande. Mi auguro che Mihailovic e il suo staff possano finire il loro lavoro biennale. Forse non vedremo mai in campo una squadra elegante e spettacolare, ma certamente un gruppo unito, compatto, duro da erodere. L'allenatore serbo comincia a divertirsi perché la sua creatura sta prendendo forma, sta assumendo le sembianze della squadra, che lui sognava. E' stato un lavoro duro e paziente per curare la testa dei giocatori, per allontanare le paure, per regalare loro nuove certezze. Come il protagonista del libro di Nicholas Evans, dal quale è stato tratto un bel film con Robert Redford, "L 'uomo che sussurrava ai cavalli". I purosangue rossoneri stanno ritrovando la voglia di galoppare felici, il pelo è lucido, il nitrito allegro. Speriamo che negatività e rassegnazione abbiano battuto su un....palo e si siano fermate lì!