Boban ha sbagliato. I dubbi di Ragnick. La strada per restituire stabilità: confermare Maldini e Pioli
In Italia ci sono da sempre scienziati e medici tra i migliori del mondo. Sono loro che hanno fatto in modo che il nostro Paese non sia stato il primo ad essere infettato dal coronavirus, ma il primo a scoprire di esserlo. Purtroppo la nostra classe dirigente, la peggiore del pianeta, ha fatto sì che questo diventasse motivo di panico sconsiderato, incapaci come sono di studiare razionalmente i sistemi più pronti ed efficaci per regolare la vita sociale in attesa di debellare “un’influenza un po’ più aggressiva del solito” (cito parole di professionisti acclarati). Il calcio, che una classe dirigente vera e propria non ce l’ha nelle istituzioni, ma solo marionettte manovrate dai pupari, è entrato nel caos e quindi vivremo settimane di grande paura e grande incertezza, da cittadini e da appassionati del pallone.
I milanisti sono invece destinati a vivere ancora altri mesi di navigazione a vista. L’ennesimo siluramento ha gettato di nuovo il mondo rossonero nell’incertezza e nella precarietà. Confesso che mi risulta molto difficile capire e spiegare dove inizino le ambizioni degli interessati e dove finiscano i paletti della proprietà. Nella vicenda Boban, il mio primo sentimento è che in nome della sua sacrosanta e indiscutibile dignità, modi e tempi siano stati clamorosamente, colpevolmente sbagliati. Maggio è tra due mesi, doveva arrivare a fine stagione per andarsene e magari sarebbe riuscito anche a non sbattere la porta: le interviste-verità non si rilasciano in piena stagione, mi dispiace ma è così. Il carattere di Zvone è quello che è, da sempre, ma per una volta credo avrebbe dovuto imporsi autocontrollo per i prossimi due mesi. Due soli mesi...
Questo nuovo evento sconcertante rischia di compromettere quel poco che si è faticosamente costruito in questi anni travagliati. Gli acquisti estivi stanno dando risultati confortanti, la squadra ha un’identità, sono state fatte cessioni importanti per il bilancio e per una rosa ingolfata da Suso e dalla meteora Piatek. È stato trovato un allenatore che sta lavorando con serietà e pacatezza, avendo restituito un’anima al gruppo con la santa alleanza di Ibrahimovic: non serve un altro ribaltone. Serve completare nei prossimi 2 anni, con un paio di grandi innesti ogni stagione, un mosaico che con qualche limite evidente, sta crescendo e funzionando.
Mi risulta che al momento Ragnick (scelta diretta dei Singer che Gazidis ha solo avallato) non sia affatto convinto di una esperienza italiana e che il Fondo Elliott abbia ancora, eccome fiducia - attualmente - in Stefano Pioli. Gazidis, con tutte le colpe e le responsabilità che gli si possono imputare, non è l’uomo nero: esegue. Esiste semmai un problema di comunicazione e di confronto interno che percorra le strade dell’interesse comune. Anche con toni alti, se serve, ma che pulisca il campo da equivoci e fraintendimenti di qualsiasi natura e specie.
Oggi purtroppo siamo tornati a temere per la permanenza di Ibra, di Gigio e di altri che potrebbero essere stanchi di questa situazione. Esiste a mio avviso un solo modo per restituire stabilità e continuità, gli ingredienti essenziali per la crescita: confermare al più presto Paolo Maldini e Stefano Pioli.
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