Cambiare tutto per non cambiare nulla. Al Milan solito schema: dai proclami estivi alla depressione invernale

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Al Milan solito schema: dai proclami estivi alla depressione invernale
© foto di Antonio Vitiello
mercoledì 16 dicembre 2015, 00:00Editoriale
di Antonio Vitiello

Se qualcuno nutriva ancora dubbi sul rapporto complicato tra Mihajlovic e Berlusconi, ci ha pensato il presidente stesso a fugarli: “Sono deluso dalla squadra e dall’allenatore”, ha dichiarato il patron. Naturalmente il riferimento è al pareggio interno con l’Hellas ma in generale il malcontento si estende a tutta la stagione fin qui disputata. Il feeling tra i due col passare dei giorni si è affievolito. Mihajlovic è sempre più uomo solo e con il numero uno del club ormai c’è grande freddezza. Il Milan ha cambiato tanto per non cambiare nulla rispetto agli anni passati. La rivoluzione estiva non ha portato i risultati sperati ed ora si respira grande nervosismo in società. Bastavano due vittorie per allontanare critiche e fantasmi, invece il Milan ha fatto flop contro le ultime due della classe, aprendo processi e alimentando il caos. Da questo punto di vista l’allenatore e i giocatori hanno grosse responsabilità, perché pur vivendo enormi difficoltà sotto tutti i punti di vista, il Milan è sicuramente superiore a Carpi ed Hellas Verona.

Il problema però è che in società non c’è serenità. Malumori che nascono proprio dai risultati che non arrivano, e forse da un obiettivo da raggiungere a tutti i costi pur non avendo una rosa all’altezza. Come abbiamo scritto, i rossoneri sono superiori a Carpi ed Hellas, ma non sono pronti per il terzo posto. Le aspettative sono maggiori di quanto dice la realtà, da qui la continua delusione da parte di tutti. Se la proprietà vuole il Milan in Champions e la squadra non è attrezzata per farlo, nascerà sicuramente insoddisfazione.

Probabilmente Galliani e Berlusconi hanno sopravvalutato il loro operato, le scelte fatte in estate sono state sbagliate, soldi spesi male, doppioni negli stessi ruoli e altri senza rincalzi. Naturalmente è l’Ad che fa il mercato quindi è normale che Galliani debba assumersi le responsabilità se la squadra non fa risultati. Lo stesso allenatore viene scelto dai vertici societari, e i continui fallimenti nella selezione dei vari tecnici (Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic) vuol dire puntare su cavalli sbagliati. Questione di scelte errate che alla lunga si pagano. Possiamo dire che Sinisa non fa giocare bene il Milan, ma chi sceglie allenatori e giocatori?

Questa doveva essere l’annata della rinascita, invece si sta trasformando nel solito incubo, uguale alle ultime tre stagioni. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Si inizia con la rivoluzione estiva, con i proclami trionfalistici di agosto, per poi cadere in depressione verso Natale e rendersi conto che il Milan farà nuovamente una stagione fallimentare. L’allenatore rischia il posto e potrebbe essere esonerato, ma i problemi restano e non si impara mai dal passato.