Cardinale deve spendere subito per non deludere Amorim. Maignan-Rabiot: così no
La settimana che si è appena conclusa ha avuto una serie di eventi che, in qualche modo, si intersecano tra di loro. Il Milan è tornato dalla tournée nell’emisfero australe con più dubbi e preoccupazioni che certezze, con una necessità impellente di fare calciomercato in entrata e in uscita che non è più rimandabile. Al netto della supercazzola comunicativa di Amorim sulla sua soddisfazione per quanto visto tra Perth e Giacarta, la verità tecnica è oggettiva e palese a tutti. Serve invertire lo spartito disegnato a fine maggio, ovvero serve spendere subito per prendere i titolari e fare il possibile con le cessioni, anche a costo di tramutarle in minusvalenze o prestiti.
Gerry Cardinale ha patito i fischi che i tifosi gli hanno riservato prima e dopo il funerale di Franco Baresi. Un episodio che ha spaccato l’opinione non tanto sul fatto che sia stato fischiato, ma per l’occasione nella quale quei fischi sono stati fatti. Ma, d’altronde, quella passerella per entrare dentro la basilica di Sant’Ambrogio è stato il primo, vero, momento di contatto ravvicinato tra il patron del Milan e i tifosi della squadra della quale è proprietario. Fischi che hanno colpito Gerry, sgraditi al fondatore di RedBird, che era riuscito a calmare parte della piazza con gli acquisti di Gonçalo Ramos e Mario Gila, immettendo sul calciomercato oltre 100 milioni per i loro cartellini. Ma poi è emersa la paralisi assoluta, in entrata e in uscita, dove il duo Almstadt-Gardiner non ha ancora prodotto movimenti che attivino quel flusso di cassa che Cardinale avrebbe voluto generare per andare a pari delle uscite. Vendere è un’arte rara, complessa, che, come nel caso della cessione di Sandro Tonali, può far incazzare di brutto i tifosi, ma oggi se non sei bravo a fare quello, poi ti trovi con una fase di stallo importante e con i tuoi giocatori che, davanti alla tua necessità di tagliare a livello numerico, si deprezzano. E poi che senso avrebbe avuto spendere 100 milioni subito per non completare la squadra? Il tempo è ancora dalla sua, ma inizia a correre veloce e le squadre, si sa, hanno bisogno di tempo per plasmarsi.
Gerry ha scommesso su Ruben Amorim, è stata la sua scelta, è un suo uomo e non è credibile pensare che l’allenatore portoghese sia realmente soddisfatto della rosa attualmente a disposizione. Spoiler: non lo è per niente e le panchine di Tomori e Fofana ne sono un indizio importante. Servono ancora almeno tre titolari, individuabili negli esterni di centrocampo e in un trequartista ai quali, probabilmente, va aggiunto un altro difensore con caratteristiche d’impostazione. Cosa farà Cardinale? La rosa attuale ha dimostrato di non essere funzionale alle idee di calcio di Amorim, è piena di giocatori che - alle risultanze del campo - sono errori delle gestioni precedenti ma che una dirigenza “canonica” avrebbe saputo gestire con anticipo. Gli esempi sono quelli di Okafor, Emerson Royal, Thiaw e altri anche in passato. Cessioni programmate e portate a termine per fare cassa e reinvestire. Cardinale non può deludere Amorim, non può permettersi che la sua scelta possa, un domani, rinfacciargli il fatto che non gli siano stati presi i giocatori funzionali al suo gioco e lo abbia lasciato con una squadra non in linea con le sue aspettative. Dunque, è tempo di tornare a spendere. E se per una volta i conti non saranno in ordine, di certo non si andrà in default. Serve acquistare a prescindere dalle cessioni. Ormai è chiaro.
Tutto passa da qui, passa dalla volontà di Cardinale di voler consegnare ad Amorim quello che gli aveva promesso, ovvero una squadra pronta prima della fine del mercato. C’è molto da fare, ma soltanto un cambio d’idea del patron può sbloccare le cose. Il resto del mercato, seppur faticosamente, potrebbe venire di conseguenza.
Gerry, whatcha gonna do, brother?
Di ieri sera la notizia che Mike Maignan e Adrien Rabiot non torneranno a Milanello dopodomani ma arriveranno giorno 16. Una decisione che lascia ampiamente basiti, tenendo conto che Lautaro Martinez e Marcus Thuram (quest'ultimo compagno di nazionale dei due milanisti), già da ieri si sono iniziati ad allenare con l'Inter. Saranno pochi giorni a fare la differenza? Forse no, ma di certo non si può pensare che tale notizia venga accolta con plauso.
Quel plauso che, invece, faccio al mio amico Daniele Mascolo per una foto bellissima fatta durante il funerale di Franco Baresi. Uno scatto nel quale ha ritratto Paolo Maldini e Mauro Tassotti deporre la maglia numero 6 sull'altare maggiore di Sant'Ambrogio, con lo sguardo distrutto ma che, allo stesso tempo, sprigionava un sentore visivo di Milanismo puro.

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