Diamanti, cinquine e legamenti: la lunga settimana del Milan ha una sola possibile conclusione

Diamanti, cinquine e legamenti: la lunga settimana del Milan ha una sola possibile conclusione
© foto di Fabrizio Tomasello
domenica 17 settembre 2017, 00:00Editoriale
di Fabrizio Tomasello

Adesso tutti i tifosi del Milan faranno a gara per accostare il nome di Andrè Silva ad un diamante grezzo. Se è vero che è bastato un piccolo riferimento - per altro nemmeno troppo felice - fatto appena qualche giorno fa per liberare tutto il potenziale offensivo del portoghese e spingerlo a firmare addirittura una tripletta al suo esordio in Europa League, magari sarà il caso di ripetere l’esperimento ogni volta, come una sorta di liturgia pagana.
Certo è che dopo la partita di Vienna il numero dei dubbiosi, dei perplessi, dei diffidenti riguardo le qualità del centravanti ex Porto è destinato a calare considerevolmente. D’altronde come si fa a non restare affascinati dalle doti tecniche di questo ragazzo non ancora 22enne che può vantare tra i suoi più affezionati estimatori niente di meno che CR7?
Proprio Cristiano Ronaldo, al momento dell’ufficializzazione del suo trasferimento al Milan, aveva vaticinato per il suo compagno di nazionale un futuro ricco di gol in rossonero. Profezia che il centravanti portoghese del Milan sembra aver preso alla lettera, visto che dopo un iniziale periodo di ambientamento, ha subito lasciato intendere di essere fatto di pasta buona. Qualità da bomber di razza.
Nella trionfale prima uscita della squadra di Montella in Europa League sul terreno dell’Ernst Happel Stadion di Vienna, grazie anche al prezioso contributo di Calhanoglu e Kessiè, Andrè Silva ha messo tre pallini in fondo al sacco. Intanto i numeri: un gol ogni 68’ minuti giocati con la maglia del Milan e 5 reti in 6 prestazioni ufficiali, solo 3 delle quali dal primo minuto. E poi l’autorevolezza in campo, la solidità al cospetto dei difensori avversari, la freddezza davanti alla porta avversaria, la capacità di dialogo con i compagni, la lucidità nello smarcarsi e farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, l’abilità nel difendere palla e far salire la squadra, il tempismo nell’attaccare la profondità. Tutte caratteristiche da attaccante vero, da bomber consumato, malgrado la carta d’identità ne sveli la giovanissima età.

Peccato che il tempo di gioire a Milanello, dopo la strepitosa risposta della squadra a Vienna, sia durato il tempo di un battito di ciglia. L’infortunio di Andrea Conti è un colpo duro da digerire (a proposito, in bocca al lupo campione, ti aspettiamo presto in campo!). Innanzitutto per il ragazzo, costretto a sei mesi di stop proprio all’inizio dell’avventura tanto attesa in maglia rossonera. E ovviamente anche per Vincenzo Montella, chiamato a dover rimuginare ancora su un assetto tattico che in Europa League sembrava aver dissolto ogni dubbio.

Bene ha fatto l’allenatore di Pomigliano D’Arco a ribadire un concetto chiave: «Diamo troppa importanza al modulo». In effetti il Milan ha stravinto in Austria non per la difesa a 3 e nemmeno per l’utilizzo delle due punte. Ha dominato in lungo e in largo «perchè c'è stato un approccio diverso, con una mentalità di squadra affamata e ferita».
E infatti siamo convinti che la squadra vista sgambettare mollemente al cospetto di una Lazio furente avrebbe preso quattro sonori schiaffi anche con la difesa a 3, con la difesa a 8 o la difesa a 11. A dimostrazione che se mancano energia, cattiveria agonistica, determinazione, fiducia e fame di vittoria, non è uno schema di gioco a fare di un manipolo di calciatori una Squadra con la S maiuscola.
È questa la ragione per cui oggi contro l’Udinese e mercoledì, sempre a San Siro contro la Spal, il Milan è chiamato ad offrire conferme importanti in tal senso, chiunque dovesse scendere in campo e con qualunque modulo. Mettiamo da parte per un attimo la sfilza di numeri messi in fila per indovinare il disegno tattico di Montella e invochiamo undici rossoneri affamati. «Hungrier than ever», come dice il nostro capitan Bonucci.
È solo in questo modo che una squadra come il Milan, composta da giovani di grande talento ma bisognosi di tempo per conoscersi e riconoscersi in campo, potrà tornare a fare la voce grossa in Italia, in Europa e…per ora fermiamoci qui. Ma solo per ora.