È l'ora delle scelte: basta con i punti di domanda. Ripartire da Allegri e Tare! Storia e tifosi chiedono rispetto
Adesso che il miraggio di insidiare l'Inter è evaporato, bisogna pensare a cosa manca (e cosa non serve più) per diminuire il gap. Adesso che mancano 7 punti per partecipare alla prossima Champions, è necessario iniziare a pensare come presentarsi e cosa andarci a fare. Adesso che il governo del calcio sta ricostruendo i suoi vertici, è il momento di avere una presenza ancor prima di un peso politico, che fino ad oggi è stato soltanto un altro miraggio.
È ora di fare delle scelte, chi fa cosa e come. Tanto per cominciare. Alla squadra manca un centravanti, come prima indispensabile necessità. Occorre liberarsi delle zavorre per puntare su un profilo solido, credibile, duraturo: si tratta di fare un investimento importante e preciso. Non servono più mezze figure, non è più il caso di pescare altri giovani che sì, forse, però... La rosa, la squadra, hanno bisogno di punti di riferimento, di punti fermi, di punti esclamativi. Basta con i punti di domanda.
Si parla di incontri ripetuti tra Allegri, Tare e Furlani per il prossimo mercato. Se ne devono occupare i primi due, rispettando i budget indicati: sono loro l'area sportiva, sono loro gli esperti, sono loro i competenti. Sono solo loro due a dover condurre trattative e concludere operazioni: così come Tare e Allegri non ci occupano di bilanci e budget, allo stesso modo chi si occupa di bilanci e budget non metta il naso nelle scelte tecniche. Anche qui, come in squadra e in rosa, l'unica strada è quella di avere punti fermi, di poter contare sulle competenze e non sui capricci o sulla presunzione: al calciomercato non si gioca, si lavora.
Sarebbe anche ora di riprendere un percorso di rispetto nei confronti della storia del club e dei suoi tifosi. Questa è una società sportiva, una delle più vincenti e prestigiose del mondo, che ha costruito la sua leggenda attraverso le vittorie sul campo e non sul colore delle magliette e dei berrettini. Questa è una delle società che contano più sostenitori sul pianeta, ad ogni latitudine: ognuno di loro fa sacrifici enormi. Chi è vicino spende soldi in viaggi, trasferte, alberghi, attività, biglietti e abbonamenti. Chi è lontano soffre e profonde ugualmente energie, sacrifici, soldi per stare vicino in qualche modo, da Berlino all'Australia, da Madrid all'America. I club sono una realtà, una risorsa, un bacino da coltivare, assistere e casomai proteggere, non smantellare. A cominciare dal costo dei biglietti e dalla loro reperibilità, bisogna riscrivere un rapporto che si sta sgretolando. E i risultati del campo contano molto relativamente.
Questi ultimi 4 anni hanno detto e scritto in maniera incontrovertibile che poche scelte sono state azzeccate, che nessuna strategia è stata supportata da una filosofia consona alle tradizioni e alle ambizioni del club, che sta per essere smantellato un apparato di competitività e di passione oltre a uno stadio storico per costruirne uno in comproprietà. La misura negativa è colma, ampiamente colma: ancora uno strappo e sarà quello irreparabile. È l'ora di ricucire, non di tirare ancora la corda: a questo scopo è fondamentale usare il cervello e trascurare l'ambizione personale. Una prospettiva inquietante, allo stato delle cose, e la sfida alla Juventus - già insozzata dallo scandalo del caro-biglietti - resta un'occasione da non perdere.

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