L'anticipo di Galli - Gonçalo Ramos e la squadra
Il popolo rossonero deve essere davvero sfiduciato, se neanche l’acquisto di un centravanti potenzialmente da doppia cifra come Gonçalo Ramos riesce a smuoverlo. È un indicatore molto eloquente di quanto la fiducia nella società sia stata erosa da comportamenti contradditori, poco chiari, apparentemente autolesionistici.
Quando sono venuto a conoscenza dei termini dell’operazione, sono rimasto sorpreso anch’io: per il valore attribuito al giocatore (si parla di oltre 70 milioni di base fissa più bonus, ma la certezza l’avremo solo con il bilancio, visto che dalla società non è uscita nessuna cifra) e non c’erano avvisaglie di un simile avvio di mercato, specie senza avere portato a casa un solo euro dalle cessioni. Evidentemente mi sbagliavo. O, meglio, il vento sembra essere cambiato: e comunque diamo atto alla nuova struttura tecnica di aver fatto un colpo superlativo che però, come sempre, dovrà dimostrare il suo valore reale sul campo, anzi, alla Scala del calcio. È vero, si potrebbe obiettare che Gonçalo al PSG è stato pressoché una riserva (di lusso), non utilizzato con continuità da Luis Enrique, che ha optato per un attacco fatto da giocatori tecnici e veloci, quasi intercambiabili fra di loro, erede, per certi versi, di quello del Barcellona di Guardiola; tuttavia, titolare o no, la sua percentuale realizzativa è stata di tutto rispetto: nella sua carriera ha messo a segno 113 gol e 31 assist in 294 partite, in pratica quasi una partecipazione a una rete ogni due partite. Gonçalo quando entra fa goal… ecco, come ha fatto contro la Croazia. Per evitare equivoci: Gonçalo Ramos è a mio avviso un grande attaccante: sarà lui a doverlo dimostrare, ma molto dipenderà dal contesto in cui Amorim riuscirà ad inserirlo. Una postilla: il suo soprannome, guadagnato a Lisbona, è “Il Mago”: non grazie a chissà quali dribbling funambolici, bensì alla sua dote, per molti inspiegabile, di riuscire a fare goal con qualsiasi parte del corpo: coscia, ginocchio, stinco. Chi vi ricorda? Esatto. Ma prima di fare paragoni pesanti lasciamolo ambientare.
A proposito di cessioni che potrebbero portare un po’ di ossigeno al mercato rossonero, il primo indiziato di peso è proprio il grande protagonista dell’ultimo scudetto: Rafa Leao, che in diverse occasioni non ha nascosto di ritenere concluso il suo ciclo al Milan. Ebbene, non ne sarei così dispiaciuto. La mia opinione è legata alle sue caratteristiche tecniche e non agli atteggiamenti assunti in campo che in più di un’occasione non sono stati certo irreprensibili. Amorim, per realizzare il suo disegno tattico, ha infatti bisogno di due attaccanti che sappiano giocare sotto la punta centrale, dove c’è traffico e il terreno è presidiato da giocatori avversari: compito che, come abbiamo visto, non rientra nelle caratteristiche di Rafa. Inoltre, il tecnico portoghese chiede a tutti i giocatori, incluse le due mezzepunte, di partecipare attivamente alla fase difensiva, contribuendo a chiudere ogni linea di passaggio agli avversari: non esattamente l’impegno difensivo cui il nostro numero dieci. Aggiungiamo che Mendes, agente di Ramos e gran sacerdote del calciomercato portoghese, sarà probabilmente il mediatore nella cessione di Rafa e nell’operazione farà in modo che il Milan rientri di gran parte dell’esborso dovuto per il suo nuovo attaccante.
Uno dei pretendenti a quel ruolo di mezza punta nel 3-4-2-1 di Amorim dovrebbe essere Pulisic, giocatore di qualità e di quantità, chiamato al riscatto dopo un anno infelice, mentre l’altro dovrebbe invece arrivare dal mercato anche se Nkunku, di rientro da un prestito, vorrà probabilmente giocarsi le sue carte e Amorim vorrà studiarlo: e chissà che in un nuovo contesto si dimostri un valido interprete (io nutro ancora qualche perplessità). E poi c’è da scoprire quell’Alphadjo Cissè acquistato a gennaio dal Catanzaro e subito infortunatosi, che proprio a causa del lungo stop forzato ora starebbe già scaldando i motori.
Per completare il quadro che Mister Amorim sta disegnando dovrebbero mancare almeno altre due pedine importanti in arrivo dal mercato: un difensore e un centrocampista. Il difensore dovrà essere un centrale con personalità, che sappia difendere ma che sia anche in grado di interpretare il ruolo di primo costruttore del gioco. Sul centrocampista, che non sarà Hjulmand, pupillo del tecnico, non vi sono indizi, ma penso che dovrà possedere le medesime caratteristiche, ovvero saper costruire il gioco. In attesa di sapere che decisioni prenderà il maestro Luka Modric.
Si parla di molti giocatori portoghesi. Certo, con l’arrivo di Amorim (e Mendes) è comprensibile che spiri un forte vento lusitano nelle scelte dei giocatori, ma non facciamone un’ossessione. Io mi aspetto molto anche dal team tecnico in carica: sia in termini di scouting internazionale che di attenzione e valorizzazione del nostro settore giovanile.
Non dimentichiamo, infatti, che la squadra non è costituita da undici titolari, su cui spesso si concentrano le attenzioni e le imprecisioni degli osservatori di mercato (“ah, arriva Tizio quindi Caio va via”) bensì da almeno 25 giocatori. E tra questi ci sono coloro che nello scorso anno hanno giocato meno, che in qualche caso sono migliorati e in altri casi non hanno convinto del tutto, ma che restano asset importanti della squadra: sono i vari Jashari, Ricci, Athekame, De Winter, eccetera. La buona notizia è che – almeno da quanto si legge sulla stampa – Amorim, che pure è un tecnico piuttosto dogmatico sul piano delle idee di gioco, sembra intenzionato a valutare tutti i giocatori della rosa prima di prendere decisioni definitive.
E poi ci sono i nostri giovani, sui quali non è sempre stato fatto il miglior lavoro di valorizzazione possibile. Veniamo dai giorni del “paradosso Liberali”, un talento assoluto ceduto e poi inseguito invano, ma anche dalla perdita a zero del portiere classe 2008 Alessandro Longoni, passato al PSG dove farà il terzo in prima squadra! Ecco, io mi auguro davvero che questi due recenti strafalcioni inducano chi di dovere ad aumentare l’attenzione sui nostri giovani, non solo nel farli crescere, ma anche nel disegnare meglio le loro carriere. Tornano a Milano da prestiti altalenanti Comotto, Zeroli e lo stesso Camarda, che ha sprecato quasi due stagioni: la prima rimbalzando senza costrutto fra Primavera, Milan Futuro e Serie A, la seconda a causa di un infortunio. Ma già se ne affacciano altri, come Sala (impegnato agli Europei U19), Ossola, il centrocampista Pandolfi, un piccolo Modric a detta di chi (l’amico Luca Villani) lo segue da tempo. Mi raccomando: trattiamoli bene. È il momento di mostrare maggior competenza e anche un pizzico di coraggio.
È vero, lo sappiamo, non parteciperemo alla Champions. Il Milan ha però il dovere, per blasone, storia e rispetto dei propri tifosi, di tornare protagonista assoluto nel Campionato, in Coppa Italia e in Europa League.
Con la squadra, per i tifosi!

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