Gattuso e Maldini evidenziano il vero problema del Milan. Higuain unico con la mentalità da grande, ma deve esser servito di più
Il problema principale del Milan lo hanno evidenziato Rino Gattuso e Paolo Maldini nel post Cagliari, ovvero la mentalità. Questo, però, è un problema atavico, che perdura da almeno 6 anni ovvero quando la vecchia guardia venne dismessa in blocco il che ha depauperato Milanello di figure che sapessero cosa voleva dire vincere e gestire le partite. I primi 20 minuti della Sardegna Arena sono stati imbarazzanti a livello di approccio, con il solo Higuain che è entrato in campo con lo spirito giusto, di chi sa a che ritmo devono andare testa, polmoni, cuore e gambe per poter vincere. Gattuso prima e Maldini poi hanno ribadito il concetto che è la testa l’aspetto sul quale bisogna lavorare. Perché le frequenze dell’elettroencefalogramma del Milan sono troppo ballerine, sono troppo discordanti per poter far sì che la squadra possa ambire a stare ad alti livelli. C’è bisogno di settare la connessione ad una stabilità di prestazione elevata, una fibra ottica che sostituisca l’ADSL attuale.
Perché dopo il gol del pareggio di Higuain, il Milan ha avuto un solo lampo vero per vincere la gara, ovvero il tiro di un redivivo Suso disinnescato da Cragno. Ma il gol del Pipita e quel tiro (89’), il Milan non ha azzannato il Cagliari, non ha premuto sull’acceleratore, ma si è adagiato, quasi appagato per esser arrivato all’obiettivo minimo. E lo si è visto nel ritmo con il quale il Milan risaliva nella metà campo del Cagliari. Un rimo lento, prevedibile, con ripartenze col freno a mano quasi ad aspettare che i sardi si riposizionassero. Non va bene, così non va bene, perché a livello di identità tecnica, il Milan sta crescendo, ma è fermo sull’aspetto mentale. La presenza nello spogliatoio di Leonardo e Maldini all’intervallo è emblematica, perché i due dirigenti hanno voluto dar manforte a Gattuso nel momento del confronto con la squadra.
Poi c’è un altro punto che va risolto quanto prima, ovvero come mettere Higuain nelle condizioni di far male. È vero che Gattuso ci dice che il Pipita da una mano alla squadra, che fa il regista offensivo, che lava diversi palloni e che mette l’ossigeno ai compagni, ma è altrettanto vero che Gonzalo detta spesso e volentieri dei movimenti in profondità che vengono bypassati dai compagni che cercano, in maniera quasi meccanica, un gioco perimetrale sugli esterni il che crea densità difensiva nella zona centrale, ingabbiando così Higuain. Il gol di ieri sera arriva su una pressione forte di Kessie, che mette Higuain nelle condizioni di poter arrivare a tu per tu con Cragno, ma di costruito c’è stato ben poco. Forse col Dudelange è meglio ipotizzare un mini turnover e non stravolgere la squadra. Perché in Lussemburgo ci sarà bisogno di gol.

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