Gattuso, l’Uefa, il campo, i tifosi: per Fassone, Mirabelli e la squadra è il giorno del giudizio
Ho già detto e scritto (ascoltato e letto) anche troppo questa settimana sull’esonero di Montella e l’arrivo di Gattuso sulla panchina rossonera. Giriamo pagina e andiamo avanti.
Basta con i proclami, i moduli, gli obiettivi minimi, “se non succede questo facciamo quest’altro”, 4° posto, Champions, se, ma, forse, però. Basta. Il cambio epocale è avvenuto mesi fa con il passaggio di consegne tra una proprietà per 30 anni assolutamente presenzialista, Berlusconi per 20 in prima persona poi solo attraverso Adriano Galliani, e quella nuova assolutamente assente (diciamo pure nascosta) che ha delegato poteri, immagine e rappresentatività a Fassone e Mirabelli. Proiettati in ruoli e dimensioni inedite per loro fino ad oggi. Bisogna assorbire il cambiamento. Per farlo, è necessario analizzare i fatti.
Capitolo 1. Gli acquirenti del Milan saranno pure mimetizzati e sotto traccia, ma i soldi li hanno messi. Per rilevare il club e per fare il mercato. La parola è stata mantenuta: la rosa era pronta per il giorno del raduno, con l’eccezione del centravanti. Uno dopo l’altro Morata, Aubameyang, Diego Costa e Belotti sono diventati irraggiungibili per varie ragioni. Si è virato su Kalinic che era eccome una prima scelta per Montella e che comunque si presentava con 27 reti in 69 presenze alla Fiorentina e ad oggi 15 gol in 40 partite con la Croazia. Spesi 230 milioni circa, c’era da confrontarsi con l’Uefa sul fair-play finanziario, dove non credo francamente Fassone si sia presentato vaneggiando da ricottaio. Immagino abbia sottoposto un piano A, un piano B, un piano C, su cartaceo in excel o word fa lo stesso. E so per certo che l’Uefa non si è messa a ridere: esaminerà i documenti, farà le sue riflessioni, le sue valutazioni, imporrà al Milan – come fa con tutti i club europei – tempi, modi, cifre che andranno rispettati. Se non sarà così, la società Milan ne pagherà le conseguenze. Se chi ha messo 500 milioni (e si è impegnato per 700) non ha saputo fare bene i conti, lo sapremo con ufficialità in breve tempo.
Capitolo 2. Il mercato è stata una rivoluzione assolutamente necessaria e indispensabile dopo lo scempio degli anni recenti. Si è puntato su giovani di belle speranze con un rendimento positivo, oltre che su 2 top-player come Bonucci e Biglia. Sono diventati tutti sacchi vuoti. Tutti. Non possiamo giudicare il mercato, ad oggi. Non possiamo tranciare giudizi definitivi, perché distribuire le maglie e mandarli in campo è troppo poco per avere un gioco, un’organizzazione, un sistema.
Capitolo 3. Gattuso deve mettere ogni giocatore in condizione di esprimersi al massimo. Attraverso un sistema di gioco, una filosofia, un obiettivo, una mentalità, non attraverso un modulo. Se questo avverrà, finalmente vedremo di che pasta sono fatti i nuovi acquisti. E potremo giudicare anche il lavoro finanziario e sportivo di Fassone e Mirabelli.
Ai quali (Capitolo finale) deve essere finalmente chiaro che non possono permettersi di fare gli opinionisti, di dettare traguardi e condizioni empiriche. I microfoni vanno usati con oculatezza: siamo abituati in 30 anni ad ascoltare una battuta pubblica di Ariedo Braida ogni 7-8 mesi. Non è nostalgia: è metodo. Vincente.
Questa rosa, questa squadra, sono state rifatte da capo a piedi. Prima di parlare di Champions, scudetto, 4° posto, cessioni future, Conte, traghetti e traghettatori, cominciate a farla giocare a calcio questa rosa e questa squadra. Gattuso con il lavoro sul campo, i giocatori con le palle (che riassumono tutti i concetti), Fassone alla scrivania, Mirabelli con la bocca chiusa e gli occhi aperti. Poi ne riparliamo. Senza fare sconti a nessuno.

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