Gigio, Mino e la canzone dell'amore perduto. Intanto prende forma il Milan dei sogni
Sono giorni caldi questi sul fronte Donnarumma. La vicenda più intricata dell’estate calcistica non accenna a calare d’intensità, a perdere volume, malgrado i tentativi ripetuti della dirigenza rossonera di riportare tutti a più miti consigli e convincere il giovane portiere rossonero ad apporre il suo prezioso autografo su quel benedetto contratto. L’ultimo tentativo messo a punto da Massimiliano Mirabelli per tentare di scuotere la coscienza di mister Raiola (la puntatina a Montecarlo per un summit alla presenza di Gigio) è ai confini della decenza, come qualcuno ha provveduto a commentare: un'offerta di stipendio da quasi 5 milioni di euro l’anno per un baby prodigio di 18 anni - prodigio, ma pur sempre baby - è seconda solo alla sconveniente risposta dell’entourage del calciatore: «Vi faremo sapere».
Ma come vi faremo sapere? Siamo di fronte alla classica proposta che non si può rifiutare e Raiola & Friends ci devono pensare? In tutto questo baillamme contrattual-mediatico, a lasciare perplessi è l’atteggiamento di Gigio Donnarumma, si proprio quello del famoso bacio alla maglia più condiviso della storia del calcio. Colui che tutti i tifosi rossoneri hanno incoronato idolo incontrastato della piazza, il calciatore a cui consegnare incondizionatamente il proprio cuore e la propria fede, l’ideale bandiera presente e futura del Milan, il volto pulito e genuino del calcio moderno.
Ebbene, Gigio traccheggia. Da una parte non vede l’ora di firmare il sontuoso quinquennale messo sul piatto da Fassone e Mirabelli, dall’altra aspetta timido il parere dell'ingombrante procuratore, come se solo da lui dipendesse il suo futuro, la sua gloria, il suo successo nel mondo del calcio.
Quello che purtroppo i diretti interessati, l’ineffabile Mino Raiola ma anche il silenzioso Gigio, non hanno forse considerato - oppure semplicemente sottovalutato - è che un amore così grande, a seguito di una brutta delusione, fa presto a trasformarsi in rancore, rabbia, risentimento, disprezzo. Probabilmente non siamo ancora arrivati a quel punto, ma basta fare un giro d’orizzonte sui social network per capire che Donnarumma ha perso quell’aura di magia, quello scudo di intangibilità che il popolo rossonero gli ha amorevolmente riconosciuto fin da quel 25 ottobre 2015, giorno di Milan-Sassuolo e dell’esordio di Gigio.
Ed è un peccato, un gravissimo peccato. Il ragazzo poteva contare su un credito infinito, una pressochè totale immunità, un specie di salvacondotto di quelli che i tifosi concedono ai propri beniamini una volta ogni 30 anni. Ora tutto sembra cambiato e la colpa è solo dei diretti interessati, Gigio e chi - finora - l’ha mal consigliato. Si, mal consigliato, come appare evidente dalle decine e decine di testimonianze di esperti, addetti ai lavori, colleghi in attività ed ex calciatori, opinionisti, giornalisti, uomini di calcio e non, fino all’ultimo dei tifosi: tutti compatti nel suggerire a Donnarumma di restare al Milan.
Ora è lecito chiedersi come andrà a finire, certo non tutto è perduto. Magari un’improvvisa consapevolezza di Gigione o della sua famiglia spariglierà le carte in tavolo e metterà Raiola di fronte al fatto compiuto, oppure chissà, in un rigurgito di autocoscienza, il procuratore di Nocera Inferiore si renderà conto di aver forzato troppo la mano e farà tre passi indietro tendendo la mano al Milan. Di sicuro questa situazione è stata gestita nella maniera peggiore possibile e ad uscire sconfitto è proprio il rapporto d’amore sconfinato tra Donnarumma e i suoi tifosi. Il buon Raiola sarà anche bravissimo nella moltiplicazione dei soldi e dei bonus, ma i danni fatti tra Gigio e il Milan sono incalcolabili e qualcuno alla fine dovrà chiedergliene conto.
Ora però basta con i discorsi cupi. In questi giorni il tifoso rossonero vive un momento di esaltazione inebriante, uno status di ebbrezza contagiosa. Il progetto della nuova dirigenza di costruire una squadra finalmente vincente sta convincendo tutti. E allora vediamolo questo Milan dei sogni che sta prendendo forma giorno dopo giorno grazie al lavoro capillare di Fassone e Mirabelli: Donnarumma (perchè noi in Gigio crediamo ancora) in porta; Andrea Conti, Musacchio, Romagnoli e Ricardo Rodriguez in difesa; Kessiè, Biglia e Bonaventura in mediana; in attacco Suso, Morata (o Belotti) e…ecco, qui ci fermiamo perchè nella formazione rossonera c’è ancora una X.
Tranquilli, pensano a tutto loro, Marco e Max. Chissà, magari proprio durante la trasferta a Cardiff. Il bello, amici rossoneri, deve ancora arrivare.

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