Gioco, mercato, Cina: i miraggi di gennaio
Soltanto 7 giorni fa parlavamo di una striscia confortante di gioco e risultati, auspicando una continuità che avrebbe potuto riaprire scenari interessanti in classifica. Sono arrivate Empoli e Alessandria a picconare le speranze di un cambio deciso di rotta, facendo riaffiorare limiti invalicabili estetici e caratteriali. È un Milan a singhiozzo, rischia di soffocare ad ogni piccolo sussulto, la qualità vive altrove, la personalità non cresce. Tanto meno tra le deludenti, sconcertanti seconde linee che sprecano ogni minima opportunità per mettersi in luce. Sulla lunga distanza, la verità sulle valutazioni individuali tracciano sentenze inesorabili: ancora oggi, come 2 anni fa predisse l'eretico Clarence Seedorf, tre quarti di rosa sarebbe da buttare a mare. Come è stato fatto con gli allenatori.
Si poteva pensare che a gennaio, esattamente come stanno facendo un po' tutte le altre società, si cercasse qualcosa che magari non migliorasse d'incanto la squadra, ma aiutasse a migliorare la rosa. Invece, a parte lo scioglimento di qualche zavorra o l'opportunità a qualche Suso di mettersi in luce altrove, il niente più assoluto. Solo molte bufale, manco in un caseificio... Del resto dopo aver speso un'ottantina di milioni in estate per avere questo bel quadretto completato dal ritorno del fidanzato della Satta, dal rientro del solito Balotelli e del poster di Menez con relativa cartella clinica, forse è meglio così.
La società più titolata al mondo di brutte figure negli ultimi tempi ne ha evitata qualche altra, in compenso in questo pirotecnico inizio d'anno ne ha messe insieme un paio in Cina non bastando più evidentemente muoversi nei confini di casa. Oltre al prosieguo della fiction Mr.Bee al cui cospetto X-Files appare banale, ci si è messa di mezzo anche la faccenda Luiz Adriano. Non sarà colpa del Milan, forse, quantomeno non tutta: quindi le cessioni a buon fine di Guarin e Gervinho non sono certamente merito né di Inter né di Roma. Che, immaginiamo, dei meriti se ne freghino: i loro mezzi giocatori li hanno sbolognati e i loro soldi incassati. Amen.
Il derby chiude il mese. Sarebbe bello vincerlo, più per dispetto che per obiettivi nostrani: una volta erano loro a consolarsi con poco, la ruota gira. Loro non sono cambiati, il Milan si. E li ha raggiunti nella mediocrità.
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