Grazie presidente, trent'anni di sogni realizzati non si dimenticano
Io c’ero. Il 18 luglio 1986 quando sulle note della «Cavalcata delle Valchirie» di Wagner, Silvio Berlusconi atterrava con gli elicotteri all’Arena Civica d Milano con a bordo i suoi giocatori eravamo diverse migliaia con il naso all’insù. Increduli, sicuramente curiosi di capire cosa stava iniziando. Come «americanata» non era male. Ma il calcio, fin da quando è nato, è una cosa maledettamente seria. Anche perchè c’è poco da scherzare. Nella tua vita puoi cambiare tante cose, anche le più assurde e improbabili, ma la squadra di calcio no. Mai. Anzi ci sono dei momenti in cui più la tua squadra va male e più ti affezioni. Senza pudore e timore.
RICONOSCENZA. Nel calcio la riconoscenza non è mai esistita. Tanto meno in quello di adesso. Il flusso di danaro, di onori e di popolarità è tale, che chi ne ha beneficiato non può certo lamentarsi. A maggior ragione se non ha saputo capitalizzare il destino benevolo. Il presidente Berlusconi si è congedato esattamente nella maniera opposta con il quale si era annunciato. Un comunicato dell’ammiraglia Fininvest, le immancabili foto di rito con i cinesi sorridenti, qualche battuta raccolta qua e là da amici e amici degli amici. L’importante, però, è che Berlusconi abbia sventato l’avvento di chi non aveva i requisiti per raccogliere la sua eredità. Pesante, pesantissima che non può essere certo sottovalutata con
il Milan scivolato, dopo 3 campionati consecutivi fallimentari, ampiamente ai margini dell’Europa.
ADDIO. Quello della Dinastia Berlusconi sembra destinato a essere un addio. A differenza quanto è accaduto nell’Inter dei Moratti e, a maggior ragione, della Juve degli Agnelli, nessun erede del presidente sembra in grado di riaffacciarsi, a breve, sulla ribalta rossonera. Poco male, anche perchè con c’è tempo e spazio per i sentimentalismi. Il calcio è fatto di risultati, di vittorie e, conseguentemente, di trofei. Nella antica e indimenticabile sede di via Turati una delle maggiori godurie era far
intervenire ogni fine stagione il falegname per ampliare e rinforzare le mensole e le bacheche della sala delle Coppe che rischiavano di cedere sotto il peso di nuovi cimeli.
RICORDI. Di ricordi non si vive. Continuando a guardarti indietro nella vita di ciascuno di noi, rischi di immalinconirti e distrarti. Non vai più avanti o ci vai troppo piano. Gli altri ti superano e tu neanche te ne accorgi. Sicuramente i trionfi in campionato e nelle Coppe restano indelebili. Ma, per favore, adesso basta nelle auto-citazioni di una storia vera e concreta, ma non più attuale. Forse il calcio non è cambiato più di tanto, ma il mondo sì. Anche perchè questo mondo del pallone si amplia, si dilata e si rigenera automaticamente. L’enorme platea dei tifosi sta comodamente seduta a godersi l’evoluzione del mercato, del campionato in contemporanea con le Coppe. Mille canali web e televisivi «cucinano» il pallone in tutte le salse. E nessuno dà segnali di inappetenza o, peggio ancora, di sazietà. Anche perchè, come diceva il
Divino Van Basten, in Italia una partita inizia quando finisce quella precedente... Purtroppo per i milanisti è finita l’era di Silvio Berlusconi... Speriamo che non ci sia troppo da pentirsene...

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