I “no var” stanno a Torino. Il triangolo di Montella, Ancelotti e Conte

I “no var” stanno a Torino. Il triangolo di Montella, Ancelotti e ConteMilanNews.it
© foto di Stefano Porta/PhotoViews
giovedì 5 ottobre 2017, 00:00Editoriale
di Franco Ordine

Ci sono quattro amici al …var che hanno preso di punta il nuovo strumento introdotto nel nostro campionato per provare a fermarlo e a demolirlo. Ricordiamo la sequenza: 1) cominciò Buffon dopo la sfida col Genoa sostenendo che stava diventando un mostro che avrebbe complicato il lavoro degli arbitri; 2) poi è toccato ad Allegri intervenire spaventando la platea e sentenziando che in aprile quando le sfide diventeranno decisive, le partite dureranno dalle 3 alle 4 ore; 3) Paratici, che non è un tipo fumantino, dopo Atalata-Juve, ha incrociato a Bergamo l’arbitro Var Orsato e gliene ha dette quattro così da meritarsi una bella squalifica a tempo; 4) tutto il mondo Juve, tv ufficiale e di sostegno comprese, ha preso a “sparare” a palle incatenate contro l’aggeggio sostenendo che ha penalizzato la loro squadra e aiutato l’Inter. Per colpa o merito del var, decidete voi, s’è consumato persino un incidente diplomatico tra Urbano Cairo che è presidente del Torino nonché di Rcs, azienda che raggruppa tra l’altro Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e i suoi dipendenti della “rosea”. Nell’intervista a “tutti convocati” su radio 24, l’editore ha “randellato” la gazzetta e il moviolista del quotidiano sportivo “colpevole” ai suoi occhi di non aver contestato il var in almeno due decisioni (Bologna e Verona) che avrebbero tolto 4 punti alla sua squadra. Il fronte del no var è bello potente e solo una federazione autorevole è in grado di resistere a questo bombardamento mediatico. Ce la fara?

La lezione data da Carlo Ancelotti alla compagnia calcistica è di quelle da segnalare. Appena ha capito che veniva strumentalizzato per torturare qualche allenatore in difficoltà, tipo Montella per fare un nome e un cognome, ecco che da Israele, in modo pubblico e solenne, ha avvertito tutti: “Me ne torno a casa per qualche mese non mi vedrete, se ne riparla alla prossima estate”. E si sa bene che Carletto nostro è uomo di parola anche perché nel frattempo ha da ricaricare le batterie e da ripresentarsi sul mercato con qualche chilo in meno e qualche idea di calcio in più. Se Ventura dovesse fallire la qualificazione al mondiale, una telefonata in Canada sarà inevitabile. Perciò Montella può affrontare il derby senza l’incubo di un esonero prematuro ma senza neanche pensare che possa continuare a inseguire la soluzione ai tanti problemi che la sua squadra al momento denuncia. Anche perché un'altra figura ingombrante, quella di Antonio Conte, comincia ad apparire all’orizzonte dopo la rotta di collisione con il club e la famiglia del patron Abramovich.