Il bicchiere è mezzo pieno ma c'è una cosa da chiedere al nuovo anno

Il bicchiere è mezzo pieno ma c'è una cosa da chiedere al nuovo annoMilanNews.it
© foto di Stefano Montesi
domenica 31 dicembre 2017, 00:00Editoriale
di Fabrizio Tomasello

Il Milan chiude l’anno di grazia 2017, discretamente complicato nella sua interezza, con un pareggio. C’è poco da recriminare o da lamentarsi visto che si giocava sul campo di una coriacea Fiorentina (il gol di Calhanoglu è arrivato dopo oltre 400 minuti di imbattibilità di Sportiello) e che si è arrivati al match del Franchi ancora con la lingua per terra dopo le fatiche infrasettimanali del derby di Coppa Italia.
E per voler vedere il bicchiere mezzo pieno - abbiamo deciso di essere ottimisti per evocare i servigi della buona sorte - ci piace rimarcare la straordinaria prestazione di un Donnarumma ritrovato, protagonista di diversi interventi da copertina e disposto perfino a ricordare ai malfidati che ha ancora 4 anni di contratto con il Milan; di un Calhanoglu finalmente decisivo, bravo a buttarla dentro al momento opportuno ma pronto all’occorrenza anche a tornare nell’area di rigore rossonera e spazzare via come un difensore scafato (la mano di Gattuso si inizia a vedere); e potremmo parlare ancora della buona prova di Montolivo, soprattutto in fase di interdizione, e naturalmente dello spagnolo Suso, tanto per cambiare attore protagonista di ogni iniziativa d’attacco del Milan.
Poi però, visto che vogliamo essere ottimisti ma non abbiamo il prosciutto sugli occhi, restano sul piatto diversi altri elementi da analizzare, alcuni dei quali discretamente sinistri. A cominciare dal rendimento discutibile di alcuni pezzi forti dello scacchiere rossonero, in primis capitan Bonucci, noblesse oblige. Continuano a rimbombarci nella testa le frasi inquietanti di Capello: «Bonucci non sa difendere». Ad avvalorare la tesi di Don Fabio guardate come il capitano rossonero si fa sfuggire Simeone in occasione del giallo a Romagnoli alla fine del prima tempo, ma soprattutto come si dimentica del proprio uomo sul cross di Biraghi che il Cholito trasforma in rete. Ora più che mai tutti noi vorremmo che ci venisse restituito il soldato Bonucci. Questa brutta copia del difensore viterbese forse al Milan davvero non serve.
Ma le dolenti note vanno condivise con l’ivoriano Kessiè, protagonista di un’altra prestazione simile a quella di Genova con la Sampdoria, quando riuscì a sbagliare di tutto e di più. E anche con il buon Borini, ribattezzato sui social "il nuovo Emanuelson" per la sua presenza costante tra gli undici titolari a dispetto di discutibili condizioni di forma. Questo è indubbiamente uno di quei momenti in cui per entrambi è necessario tirare il fiato, ma se Kessiè è costretto a fare gli straordinari per mancanza di alternative, la scelta di puntare ancora sull’ex Southampton risulta cervellotica. Perchè che i suoi piedi siano poco raffinati è evidente, se viene a mancare tutto il lavoro di corsa e sostanza, l’impiego di Borini diventa addirittura pernicioso.


Dulcis in fundo un paio di considerazioni generali sull'approccio alla partita dei ragazzi. Il tabellino alla fine del primo tempo recitava un impietoso: 0 tiri in porta, 0 tiri fuori, 0 assist. Non proprio la fotografia di una squadra intraprendente e temeraria. Ora, va bene la grinta, va bene l’impegno, va bene la garra, va bene pure la stanchezza post-derby, ma il Milan targato Gattuso, almeno in questo primo mese di lavoro, sembra un po’ troppo orientato al "prima non prenderle".
Ieri, ad esempio, la Fiorentina ci aspettava nella propria metà campo con ossequiosa deferenza. Sono serviti 40 minuti di nulla rossonero per convincere gli uomini di Pioli che forse si poteva osare e spingere sull’acceleratore perchè tanto Bonaventura & co. avevano ben poche velleità di offendere. E quando il Milan ha reagito furente al gol di Simeone, il pareggio è arrivato immediato e alla fine ci stava pure il colpo da 3 punti, mancato da Andrè Silva al 90'. A conferma che le qualità ci sono anche, basterebbe solo riuscire a tirarle fuori.
Ecco, nella mia letterina di buoni propositi e di desideri per il nuovo anno, al 2018 chiederei per la squadra che amo un pizzico di baldanza e di ardimento in più. Perchè pareggiare a Firenze ci può stare, scendere in campo con il timore di non essere all’altezza proprio no. Noi siamo il Milan, sarebbe il caso di non dimenticarlo mai.