Il Milan è una società fantasma. Il problema non è il presente di Gattuso, ma il futuro di tutti

Il Milan è una società fantasma. Il problema non è il presente di Gattuso, ma il futuro di tuttiMilanNews.it
martedì 19 dicembre 2017, 00:00Editoriale
di Alberto Cerruti

Gattuso ha chiesto scusa per la figuraccia di Verona. Mirabelli ha detto che rifarebbe tutto, compresa la sua schizofrenica, e dispendiosa, campagna acquisti. Fassone, invece, è rimasto zitto, sotto la sua coppoletta blu, muto come il suo vicino di tribuna Han Li, ufficialmente “executive director”, visto che i termini italiani a casa Milan sono spariti come i successi. I giocatori in campo, infine, sono riusciti a incassare lo stesso numero di cartellini, (gialli Borini e Romagnoli, rosso Suso) e di gol: 3.

E così la squadra arrivata sesta con Montella nel campionato scorso, capace bene o male di vincere la Supercoppa italiana contro la Juventus e di tornare in Europa dopo tre anni di assenza, oggi è soltanto ottava, a 14 punti dal quarto posto della Roma che deve recuperare una partita, a 16 dall’Inter finita dietro nel maggio scorso, e a 18 dal Napoli capolista. Dopo la settima sconfitta, sarebbe facile ribadire che al Milan i cambi in corsa degli allenatori non sono mai serviti, tanto è vero che lo stesso Gattuso, con la consueta schiettezza, ha ammesso di non essere Padre Pio. E sarebbe altrettanto facile ricordare che non avevano senso i discorsi sul calendario e sul ”filotto” di punti da ottenere nelle partite “abbordabili”, visto che il Milan è riuscito a pareggiare a Benevento e a straperdere a Verona, contro due neopromosse. Né hanno senso i discorsi sui moduli, perché nella difesa a tre o quattro la differenza la fanno i giocatori. Ma se i giocatori sono Bonucci e Romagnoli (non) visti a Verona, invece di Baresi e Maldini, è inutile coltivare sogni di riscatto.

Il discorso da fare, visto che ormai siamo a metà campionato, è un altro e riguarda il vertice. Perché se è vero che il Milan era tornato grande con Berlusconi, Galliani e Braida, è altrettanto vero che oggi sta scivolando sempre più in basso proprio per l’assenza, che fa rima con incompetenza, della società. Il nuovo presidente cinese, Yonghong Li, non si è mai visto a Milanello, non ha mai parlato e la stragrande maggioranza dei tifosi non sa neppure come si chiama. Ma soprattutto, pensando alle altre proprietà straniere, della Roma e della stessa Inter “cinese”, ciò che preoccupa è la mancanza di solidità economica alle spalle. Non a caso l’Uefa ha bocciato il piano presentato da Fassone, malgrado il suo “moderato ottimismo” iniziale. I debiti con il fondo Elliott rimangono e chiuderli in anticipo, aprendone altri a condizioni migliori, rinvia ma non risolve il problema. Ecco perché più dei due prossimi scontri coi nerazzurri (sabato l’Atalanta in campionato, mercoledì 27 l’Inter in coppa Italia) è in gioco il futuro del Milan. Tira una brutta aria di fallimento, tecnico e societario, che ci riporta all’inizio degli anni Ottanta. E allora non rimane che sperare che presto spunti un altro proprietario, anche straniero se non se ne trovano più italiani, ma che abbia basi finanziarie e professionali solide. Perché i fantasmi prima o poi spariscono.