Il peccato originale della prima punta e il mercato bocciato sul campo. Percorso netto fino a fine anno? Ci vuole un altro Milan per iniziare a pensare di farlo

Il peccato originale della prima punta e il mercato bocciato sul campo. Percorso netto fino a fine anno? Ci vuole un altro Milan per iniziare a pensare di farloMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
lunedì 30 ottobre 2017, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Questa estate, durante l’inebriante e coinvolgente sbornia derivata dal mercato fatto di un colpo a settimana e decine di milioni spesi, una vocina fuori dal coro e del tutto disinteressata alle vicende di casa Milan mi disse: “Occhio che con gli scudetti del calciomercato non si va in Champions League”. Li per li, travolto come tutti dall’ondata di entusiasmo, non ho dato così tanto peso alle parole del mio interlocutore che, dopo Milan-Juventus, mi sono tornate in mente con un suono sinistro e assordante. Ad oggi, i 230 milioni spesi sul mercato, sono stati quasi tutti un flop tecnico con il peccato originale del centravanti, un problema già sollevato in estate e che l’arrivo di Kalinic non ha risolto. Anzi. E sul tema, purtroppo per il Milan e i suoi tifosi, non c’è stata grande chiarezza di idee dopo il no di Morata – primo e vero obiettivo milanista -, perché Jorge Mendes ti ha fatto annusare Diego Costa dopo André Silva (sui cui tornerò dopo) e Aubameyang ti ha invitato apertamente a farti avanti per prenderlo, ben sapendo che avrebbe potuto forzare la mano con il Borussia Dortmund.

Nell’intervista concessa al QS lo scorso 9 agosto, Massimiliano Mirabelli diceva testualmente: “Kalinic? O Diego Costa o Aubameyang. L’attaccante ci vuole ma non possiamo sbagliare. Io non posso sbagliare per questi tifosi che mi apprezzano per quel che si è fatto, per la trasparenza del mio lavoro. L’ho visto qui, l’ho visto in Cina dove c’è un entusiasmo come a San Siro”. Non possiamo sbagliare, ma il campo dice che si è sbagliato. Kalinic, non è un avversione personale, non è un top player e avendo fatto la bocca ai seguenti nomi: Morata, Aubameyang e Diego Costa, ritrovarsi con il croato – voluto da Montella – non è stato di certo il top. In più Kalinic è arrivato in rossonero ben lontano dalla forma ottimale, ma non sarà mai un bomber da 20 gol. André Silva e Cutrone, ad oggi, devono poter rappresentare delle alternative importanti al croato, con il portoghese che deve accorciare il processo di maturazione fin da giovedì. Cutrone, invece, ha la cattiveria e la fame che serve per appicciare la miccia dell’esplosione che voleva Montella. Perché per far esplodere positivamente una squadra, serve chi ha il fuoco dentro, non chi dopo due scarpate ben assestate si nasconde dietro gli avversari.

Dall’ennesimo colloquio post partita, durato oltre due ore e mezza, tra la dirigenza e l’allenatore, è emerso che il Milan – Napoli a parte – deve provare a fare percorso netto in Italia ed in Europa, provando già giovedì a mettere in ghiaccio la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta. Ebbene il calendario in campionato recita le seguenti avversarie: Sassuolo e Napoli in trasferta, Torino in casa, Benevento, Bologna a San Siro, Verona, Atalanta a Milano e Fiorentina e Firenze sul tramonto del 2017. In mezzo ci sono le gare di ritorno di Europa League con AEK Atene, Austria Vienna e Rijeka. Sulla carta, trasferta del San Paolo a parte, l’ambizione è legittima, ma ci sarà bisogno di una squadra diversa, di una mentalità diversa, di una concretezza offensiva diversa. Perché questo Milan è facilmente leggibile in fase offensiva e in un modulo di gioco con due trequartisti puri come Suso e Calhanoglu, c’è bisogno di grande densità e peso specifico dentro l’area di rigore. Altrimenti non si farà molta strada e i rimpianti per quell’attaccante top che doveva arrivare e che non è arrivato, aumenteranno giorno dopo giorno.