Iturbe-Tevez, un anno dopo. Rinunciare a Kakà per arrivare all'esterno del Verona: non soffrirei per l'addio del brasiliano
Il tempo sembra si sia fermato. Sono passati esattamente dodici mesi, quando Adriano Galliani, durante la “Crociera Rossonera”, confessa: ”Carlitos non tradisce!”. Sembra, anzi è la conferma che il Milan può riprendere a sognare l’arrivo di un Campione, già sul punto di vestire la maglia rossonera. L’equazione era chiara. Con la somma derivata dalla cessione di Robinho, ecco il contante per l’acquisizione dell’argentino. La fine deludente della storia è ben nota. Tevez passa alla Juventus e la ferita, già sanguinante ad ogni prodezza italiana di Carlitos, diventa lacerante al bellissimo gol realizzato a San Siro. Trascorre dunque un anno e gli accadimenti sembrano incredibilmente ripetersi. Nella riunione di Arcore tra Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Pippo Inzaghi sono emersi due nomi, per il rafforzamento della rosa. Il croato Mario Mandzukic come attaccante d’area, il punto di riferimento della manovra offensiva del Milan, e Juan Manuel Iturbe, la veloce punta argentina il preferito dal Presidente. Come più volte scritto, l’acquisto del giocatore oggi al Bayern è legato alla cessione di Balotelli, cessione che, comunque, non appare già scritta, anche se davanti ad un’offerta adeguata al valore del giocatore, il Milan non esiterà nemmeno un minuto. Più complicata la questione Iturbe, che sembra ricalcare la trama di un film orribile, più pesante e insopportabile di “Confessions” di Tetsuya Nakashima. Il Verona sembra aspettare il club rossonero, ma non è certo intenzionato ad attenderlo in eterno, volendo evitare di finire come gli spettatori di “Aspettando Godot”, un Godot del quale si parla tanto, ma che poi non compare mai sul palcoscenico. Con le fauci aperte, la Zebra torinese è pronta ad azzannare la preda, in caso di ulteriori titubanze milaniste, titubanze che appaiono francamente inevitabili.
Qui si apre un altro capitolo dal titolo, lo ammetto, non molto originale. ”Ragione e Sentimento“. Protagonista del romanzo è Kaka. Senza la fine della bellissima storia tra il brasiliano e il Milan, pare impossibile che i dirigenti rossoneri possano arrivare a Iturbe. La cifra dell’ingaggio del numero 22 milanista è molto onerosa per le casse rossonere, che potrebbero risparmiare otto milioni lordi in caso di cessazione del rapporto. A questa somma si potrebbero aggiungere le quote degli ingaggi di Robinho e Mexes, per arrivare, con l’intervento di Silvio Berlusconi, alla richiesta del club veronese. Insomma è necessario rinunciare per sempre ad un amore grande, Kaka, per avere un attaccante di fondamentale importanza per gli schemi del neo tecnico, Iturbe. Scelta, mi rendo conto, non facile, ma il bilancio rossonero non permette svolazzi né voli cari a Pindaro perché, piaccia o no, a proposito di voli dicono che si potrebbe sempre finire come Icaro. In via Aldo Rossi sono attese le mosse di “Smoking Bianco”, che deve trovare un accordo prima con il San Paolo, nel caso volesse rimanere accanto alla famiglia. Come mi pongo sulla vicenda? Proprio su queste pagine, nel giorno del raduno, un anno fa, avevo auspicato il regalo più bello, il suo ritorno in maglia rossonera. Me lo sono gustato, ho applaudito i suoi gol, le sue prodezze, e mi sento pienamente gratificato sul piano emozionale. Se dovesse varcare il cancello di Milanello il prossimo 9 luglio, sarei certo felice ma, in caso contrario, non soffrirei per il suo addio. Forse perché, come nel passato, non avrei rivissuto le illusori dichiarazioni e le frustranti indiscrezioni sul suo futuro, forse perché non avrei assistito alla sua partita di addio. Le partenze, del resto, sono sempre più dolorose dei mancati ritorni.

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