Le ragioni di Gattuso e quelle dei tifosi: la soluzione è una sola
Rino Gattuso è incazzato, vorrei ben vedere che non fosse così, ma se è incazzato lui figuriamoci quanto lo sono i tifosi del Milan, costretti ad ingurgitare il bibitone avvelenato di Benevento dopo un quinquennio che più mortificante e deprimente non si può. La verità è che si fa fatica a metabolizzare una battuta d’arresto così umiliante e ora, malgrado ci sia ancora sul piatto un doppio traguardo da conquistare a tutti i costi - la Coppa Italia e la qualificazione in Europa League senza passare dai preliminari - è già arrivato il momento delle analisi, dei bilanci, delle valutazioni, perchè un club glorioso come l’Ac Milan non può permettersi figuracce come le tante incamerate quest’anno.
Diversi gli argomenti sul doppio tavolo delle discussioni, tra via Aldo Rossi e Milanello, alcuni imputabili alla precedente gestione tecnica (la condizione fisica della squadra), altri alla dirigenza rossonera (la discutibile qualità complessiva della rosa), altri ancora che forse dovrebbero essere ricondotti alle responsabilità di mister Gattuso.
Partiamo dal discorso stanchezza di cui sarebbero vittime i rossoneri. La nostra idea è che per quanto l’allenatore calabrese possa aver spremuto i suoi calciatori da quando ha iniziato a guidare la prima squadra, non è giustificabile che professionisti come quelli che giocano nel Milan possano avere una tenuta e un’autonomia così limitata. Di sicuro c’è stato un deficit di preparazione (vero Montella?), ma è altrettanto vero che tre mesi ad alta intensità non possono lasciare completamente sulle gambe una squadra come il Milan visto di recente.
Più semplice invece essere d’accordo nel prendere atto dei limiti dell’attuale rosa del Milan, malgrado i notevolissimi investimenti estivi e i tanti acquisti di qualità messi a segno dalla premiata ditta Fassone e Mirabelli. Come gia sottolineato, è bastato lo stop inatteso di Hakan Calhanoglu per scombussolare del tutto i piani tattici di mister Gattuso. Naturalmente per un’inconfutabile assenza di alternative valide in quel ruolo. Discorso che potrebbe valere anche per altri titolarissimi rossoneri, costretti al tour de force per mancanza di sostituti all’altezza: Bonaventura, Kessiè, Rodriguez, Suso, per citarne qualcuno. Effettivamente un po' troppi se consideriamo i 230 milioni spesi in estate.
Fin qui solo per analizzare le mancanze della precedente gestione tecnica e gli errori di valutazione della dirigenza, ma evidentemente anche l’attuale allenatore non è esente da colpe. Una delle possibili giustificazione del crollo rossonero dell’ultimo mese è il calo delle motivazioni dopo il definitivo abbandono delle speranze Champions.
Argomento che potrebbe perfino avere una sua logica, se non ci fosse ancora di mezzo una qualificazione in Europa League ben al di là da venire e soprattutto una finale di Coppa Italia contro la Juventus da onorare e possibilmente da vincere. La letteratura del calcio ci insegna che se si stacca la spina è poi molto difficile riattaccarla per una partita secca. Difficile pensare che Gennaro Gattuso possa aver assecondato questo eccessivo relax mentale da parte della squadra, anzi, ma a questo punto viene da domandarsi se caricare sempre tutto e tutti di troppa pressione non possa alla fine diventare deleterio per la serenità dei calciatori rossoneri.
Sta di fatto che è bastato un mese scarso per mettere perfino in discussione la scelta di proporre a Gennaro Gattuso un rinnovo triennale a stagione ancora in corso. Una decisione universalmente bene accolta, come nel mondo del calcio accade raramente. Tutti ad applaudire ed osannare l’artefice della rinascita del Milan, opinionisti, addetti ai lavori e naturalmente la frangia compatta della tifoserie milanista.
Era il 5 aprile, Bonucci e compagni venivano da una sconfitta immeritata sul campo dei campioni d’Italia ed un deludente pareggio nel derby contro l’Inter, ma nulla lasciava presagire il crollo da quel momento in poi. Eppure da quel momento il Milan non è stato più capace di vincere. E se il pareggio interno contro il Napoli ha comunque lasciato qualche sensazione positiva, sia dal punto di vista del gioco che dell’intensità agonistica, i due punti in tre partite contro Sassuolo, Torino e Benevento non ammettono giustificazioni.
Oggi sono in tanti a domandarsi perchè tanta fretta nel sottoporre a Gattuso un rinnovo di contratto quando c’è ancora il rischio di restare con un pugno di mosche in mano e dover bollare l’attuale stagione come fallimentare sotto tutti i punti di vista. Ai calciatori del Milan spetta il compito di ricreare il giusto feeling tra squadra e tifoseria con un finale di stagione degno della gloriosa casacca rossonera: un onorevole sesto posto in campionato e magari la vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. A esiti differenti non vogliamo neppure pensare.

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