Lo sfogo non era solo per Bologna. Anche il Milan nell'Europa no Var. Il miracolo di Bonaventura

Lo sfogo non era solo per Bologna. Anche il Milan nell'Europa no Var. Il miracolo di BonaventuraMilanNews.it
sabato 5 maggio 2018, 00:00Editoriale
di Mauro Suma

Una settimana fa, alla vigilia della trasferta di Bologna, i muri della conferenza stampa di Rino Gattuso a Milanello non tremavano per vincere la prossima partita o le prossime partite. No, la posta in palio per l'allenatore del Milan era molto più alta e infinitamente più importante. Non era uno scatto d'ira, era una semina mirata e circostanziata rivolta al futuro. Una delle partite più importanti, da cinque mesi a questa parte è proprio quella di ristabilire le regole che da troppi anni a Milanello, grazie all'alibi delle divisioni societarie e della vendita programmata del club, erano diventate queste sconosciute. Si parte dalla puntualità nelle riunioni e agli allenamenti, dal rispetto per il massaggiatore al dispiacere per le sconfitte. E si arriva lontano. Se la squadra perde con il Benevento, non si fa la faccina di circostanza. Non si fanno le spallucce. Diventa un problema: di orgoglio, di dignità, di rispetto nei confronti dell'amore dei tifosi. Dal partenza al punto d'arrivo, c'è poi una inevitabile stazione di mezzo: il Milan sette volte campione d'Europa e capace di rivaleggiare per prestigio storico con il Real Madrid, non è una stanza d'albergo. Non capire il valore e l'alone del Milan significa qualificarsi. Purtroppo. E c'è da credere che tutti i giocatori che inizieranno l'avventura della prossima stagione con il tecnico rossonero finiranno per avere proprio tutti questi plus: serietà, anima, attaccamento, appartenenza. Il Milan oggi è settimo, un anno fa era sesto, ma le posizioni in classifica non ci leggono un rigo dopo l'altro. Al contrario, si pesano. E se un allenatore che spacca il capello in quattro e che non "la racconta" come Rino Gattuso, è convinto che ci sia una base di otto-nove giocatori forte come non mai negli ultimi anni, c'è da credergli. Il Milan, se ritoccato e puntellato a dovere, può diventare molto forte. E sarà ritoccato e puntellato a dovere. Ma oltre all'organico, sarà fondamentale e ineludibile lo spirito. E ogni mossa estiva andrà proprio in quella direzione, quella del gruppo, dei gesti, del significato delle cose, dell'importanza del Milan, anche perchè no delle procedure, della compattezza che deriva anche e soprattutto dal rispetto delle regole. Più regole ci sono, più fame c'è, in uno spogliatoio. Proprio quella fame che i tifosi del Milan hanno volontà di tornare. Ma di tornare alla grande e di tornare davvero.



Grande clamore per Marcelo. A maggior ragione per Roma-Liverpool. Come alto e forte si era levato in cielo anche per il doppio confronto fra bianconeri e merengues. Ma, stando alle italiane, il torto più clamoroso, che non era diventato un caso, lo ha subito proprio il Milan. All'Emirates, a metà rimonta, con il Milan in vantaggio 1-0 dopo il 2-0 dell'andata. Un rigore-ombra, un rigore in dissolvenza, un non rigore, una presa in giro contro tutti i crismi del Fair play Uefa. Ma il Milan ha preso le sue cose ed è tornato a casa. E non centrano le cinque pappine, perchè se trasformiamo il calcio in una fiera del rutto libero, anche la Roma ne ha prese sette e la Juventus quattro.  Non solo, del non rigore dell'Emirates ne ha parlato Andrea Agnelli, elencando i torti subiti dal calcio italiano nelle coppe europee, nell'intervista post gara del Bernabeu e vi ha fatto riferimento indiretto il ds Monchi nella stessa sede post gara anche se all'Olimpico. Dove vogliamo arrivare? Da nessuna parte, ci fermiamo qui. Ribadire l'ovvio in un mondo pittoresco come quello del calcio a volte può essere cosa buona e giusta.

Un mese fa, non un secolo fa. Un mese fa, si scriveva dopo la parata di Consigli sul tiro di Bonaventura al termine di Milan-Sassuolo 1-1, che, se fosse entrata la palla, quel gol avrebbe consentito a Jack di uscire dalla crisi. Dopo un mese di marzo poco brillante ma per nulla disastroso, Bonaventura veniva infatti molto criticato. Dai tifosi sui social, ma anche dai media. e Jack doveva difendersi dopo le partite: "Con tutti gli allenatori che abbiam cambiato, con tutti i ruoli in cui ho giocato in questi anni...". Alla vigilia di qualche partita, anche Gattuso doveva anche "difendersi" per il  fatto di continuare a far giocare Bonaventura. La sentenza era che non era più lui e che aveva bisogno di riposo: qui siamo ad una ventina di giorni fa. Poi sono bastati due gol, i gol contro Torino e Bologna, per cambiare tutto. Il  giocatore in crisi è stato archiviato. Adesso è stato rispolverato il giocatore fondamentale, il giocatore senza il quale non esiste il Milan. Ci fa molto piacere per Jack che va in campo più sereno e maggiormente in grado di esibire le sue qualità, ma qui c'è qualcosa che non torna. Chi e cosa ha fatto cambiare, in men che non si dica, quasi dalla sera alla mattina, il vento mediatico su Bonaventura? In attesa di ricevere formalmente una risposta a qualcosa che sostanzialmente temiamo ahinoi già di intuire, la speranza è che Bonaventura possa continuare a dare una mano importante al Milan nelle prossime quattro partite e nelle stagioni prossime venture. Non solo con i gol, perchè ben vengano i gol ma non esistono solo i gol. In una squadra vera, in un gruppo vero, i gol sono una conseguenza. Dello spirito giusto. Di uno spirito da Milan.