Mihajlovic, il vaso di Pandora e il parafulmine che non c'è più. Il Balo che tutti volevano: silenzio, dedizione e mentalità vincente. Bee-Milan, tutto procede liscio
Quando i parafulmini si defilano e si rimane scoperti, ecco che tutti si devono iniziare a prendere le proprie responsabilità. Le parole molto dure proferite da Sinisa Mihajlovic nei post partita delle sfide con Empoli e Mantova hanno lasciato il segno. Il tecnico serbo, infatti, ha messo i giocatori davanti al risultato deludente delle loro prestazioni e nell’amichevole di giovedì scorso si sarebbe aspettato una reazione da parte di chi, in teoria, avrebbe dovuto avere motivazioni maggiori davanti ad un impegno per loro importante. Invece no, non è andata così e da qui ecco emergere una realtà che tutti conoscono e che, fino ad oggi, non era mai stata così nuda. Mihajlovic, dunque, ha scoperchiato il vaso di Pandora, rischiando di mettersi contro una parte di spogliatoio che, forse, si sarà sentita chiamata in causa dalle sue parole. Ma lui, uomo tutto d’un pezzo e con la schiena dritta, non sembra essere preoccupato di questo. Nel vertice di Arcore con Galliani e Berlusconi, l’allenatore del Milan – che è stato scelto di comune accordo dall’ad e dal presidente – ha fatto notare ciò che non va nella squadra, soprattutto in mezzo al campo dove l’assenza di un giocatore dalle spiccate doti tecniche potrebbe pesare nei prossimi mesi. Gli eventuali dubbi presidenziali e non sul modus operandi di Sinisa sono stati fatti notare al serbo, il quale ha rotto alcuni schemi di comunicazione rossoneri con le sue analisi dure, ma oneste. Probabilmente gli sarà stato consigliato di essere meno irruento in pubblico, ma è altrettanto vero che non si può togliere l’onestà intellettuale ad una persona, ancor prima che a un professionista, che vuole riportare in alto il Milan. Ecco, è proprio da qui che bisogna ripartire e far si che la squadra segua ciò che dice il proprio allenatore. Ci dovrà essere una volontà comune, un’unità d’intenti che vada a prevaricare quelle che sono le esigenze del singolo.
Questo discorso sembra averlo recepito al meglio Mario Balotelli. La punta, infatti, è praticamente sparita dalle cronache extra campo, convinto a pieno nell’intraprendere una vita più responsabile e più da padre di famiglia rispetto a quella di ragazzo esuberante alla quale aveva abituato i media nostrani e non negli anni addietro. Emblematiche le sue parole nell’intervallo della sfida con il Mantova, dove Mario ha detto di essere si contento per la sua prestazione, ma che avrebbe voluto vincere la partita perché: “Io a perdere non ci sto”. Pochi vocaboli, ma che fanno capire come la sua mentalità sia sulle coordinate giuste, su quelle stesse latitudini sulle quali si sono stabilizzati Luiz Adriano e Carlos Bacca, due che sanno come si vince e come si fa gol. I tre, probabilmente, giocheranno raramente insieme dall’inizio, ma compongono un trio potenzialmente formidabile, in grado di poter portare in alto il Milan.
Anche Bee Taechaubol vuole che il club torni a veleggiare nei mari che contano del calcio internazionale. Il broker thailandese, infatti, sta attendendo l’espletamento dei tempi tecnici per il closing, che dovrebbe avvenire nel corso dei prossimi 10-15 giorni. Non sarà al derby, perché prima di presentarsi a San Siro vorrà chiudere la trattativa che ormai procede spedita verso la felice conclusione.

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