Per non rimpiangere El Shaarawy

Per non rimpiangere El ShaarawyMilanNews.it
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venerdì 5 febbraio 2016, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Derby e Palermo in 4 giorni hanno ridato un po’ di entusiasmo, spolverando un ottimismo (meglio dire fiducia forse) rispetto al dissolversi dei fantasmi riapparsi tra l’Empoli e l’Alessandria. Se questa è finalmente la versione finale del Milan che aveva in mente Mihajlovic – e che, non smetteremo mai di ripeterlo, aveva fatto intravvedere in pillole l’estate scorsa – si può ragionevolmente sperare che l’Europa non sia più un miraggio. Parliamo di Europa League al momento, per due motivi precisi. Il primo è che le prime piazze paiono in mani salde sebbene avvezze ad avere palmi scivolosi, i punti non sono pochi e le avversarie da scavalcare per agguantare il podio altrettanto. Il secondo è che obiettivamente con questa rosa la Champions rischierebbe di riservare più delusioni che gioie, a meno che centrare quel traguardo non significasse attrezzarsi adeguatamente. Non siamo abituati a cambiare opinione su certi valori assoluti (assodati) soltanto dopo un paio di buone partite, per di più scottati come siamo dagli alti e bassi vertiginosi di queste ultime stagioni. Si chiedeva a Sinisa che desse cuore, organizzazione, temperamento a un gruppo smidollato. Voglia il cielo che quel giorno sia arrivato: oggi va di respirare a pieni polmoni la brezza sprigionata dalle ultime 2 belle partite e 2 belle vittorie. Sperando in una primavera precoce non solo a causa di questo clima malato.

A propositi di valori assoluti e assodati, serve fare esercizio di obiettività qualche volta sulla buona riuscita di talune operazioni di mercato. Non sempre la colpa del fallimento è di chi ha comprato: spesso è di chi è stato comprato. La maturità, l’applicazione, la serietà fanno la differenza nella vita, non solo nel calcio. Chi ha cervello è normalmente destinato ad arrivare oltre rispetto ha chi ha solo talento. Abbiamo conosciuto, apprezzato e goduto delle doti di El Shaarawy (14 gol in 19 partite nel girone di andata della stagione 2012-2013), se poi è scomparso la colpa è del Milan, del Monaco o di El Shaarawy? Lo stesso vale per Pato. Guardando in casa propria. Ma di getto vogliamo citare i casi di Kondogbia, l’estate scorsa sulla bocca di tutti, di Jovetic, di Iturbe. O di Jackson Martinez. Ragazzi con i mezzi, forse non ancora pronti, o non adatti, o non maturi o qualsiasi altra cosa vogliate voi, che impedisce loro di rispettare le attese. Non è necessariamente colpa dei club o degli allenatori o delle squadre in cui giocano. Affrontando questo tema citiamo sempre la Juventus rientrata in serie A dopo il purgatorio di Calciopoli: voi pensate che Almiron, Diego, Thiago, Amauri, Krasic fossero bidoni o che invece abbiano gettato alle ortiche una carriera di livello superiore? Semplicemente, qualcuno sta bene in una certa dimensione, ma si smarrisce quando si tratta di fare un salto in alto o semplicemente di cambiare. Essien è un errore clamoroso di mercato, non Bertolacci: uno aveva già dato, l’altro ha da dare perché ne ha, ma tocca anche a lui. Soprattutto a lui. Oggi è El Shaarawy a dover rimpiangere quello che è accaduto fino all’autunno del 2012 e non nei 3 anni di smarrimento che ne sono seguiti. Non sono né il Milan né i milanisti a dover avere dei crucci.

Parliamo ovviamente di calciatori e uomini seguiti e studiati con cura prima di essere acquistati, non scoperti su un quaderno. A tal proposito torniamo a un intervento relativo a Bacca su “Radio24” qualche settimana fa (quando già era il capocannoniere del Milan per distacco…) e successivamente estrapolato, monco e certamente passibile di equivoci. Bacca sta facendo certamente più di quanto ci aspettassimo pur avendolo visto eccome nel Siviglia nelle ultime stagioni. Resta un buon attaccante in una stagione di grazia. I paragoni sono fini a se stessi, blasfemi se si citano Inzaghi, Shevchenko e Papin. Ci siamo di recente limitati a citare Solskjaer che, come il colombiano, non avendo mezzi tecnici eccelsi riuscì comunque a segnare moltissimi gol. Giocando però 12 anni nel Manchester United, dai 23 ai 35. Bacca ha giocato nel Barranquilla, nel Minervén, nello Junior (altra squadra di Barranquilla) fino al 2012 quando di anni ne aveva 26, per poi approdare nel campionato belga al Bruges (una stagione) e infine al Siviglia dove si è definitivamente consacrato tra i 27 e i 29 anni. In questo, e solo in questo, nel ruolino della carriera, lo avevamo accostato a Pellè. Che oggi Bacca non sia una manna per il Milan sarebbe miope, poco lucido e poco onesto sostenerlo. Che con uno sforzo economico leggermente superiore si potesse arrivare a Dybala (che di anni ne ha 22 e 3 mesi) è un dato di fatto. E alla storia di Dybala riottoso nel vestire il rossonero non crederemo mai, di questo sì chiediamo perdono.