#rigoreperilMilan e quindi? Dura ammettere che i rossoneri sono primi con merito. Caso Ibra-Lukaku: un buonismo nauseante sulla vicenda. Rinnovi: è tempo di sbrigarsi

01.02.2021 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
#rigoreperilMilan e quindi? Dura ammettere che i rossoneri sono primi con merito. Caso Ibra-Lukaku: un buonismo nauseante sulla vicenda. Rinnovi: è tempo di sbrigarsi

Le polemiche sono cicliche e colpiscono sempre chi sta in vetta. Il Milan di questa stagione è in vetta da 20 giornate e lo sta facendo con pieno merito e allora, per cercare di destabilizzare l’ambiente, ecco partire tutte le fanfare delle correnti più disparate. Da Ibrahimovic razzista alla solita litania sui calci di rigore. Nemmeno nell’epoca del Var si riesce ad accettare che un’intera squadra arbitrale possa prendere delle decisioni con l’ausilio delle immagini che, nel 99% dei casi, portano ad una verità assoluta. La verità è che il Milan, per anni perculato da chiunque, sta tornando al tavolo principale del campionato e lo ha fatto attraverso un sistema lavorativo diverso da quello delle altre società, ma che ha dato i suoi frutti. Il mercato invernale che si chiude oggi ha portato in dote, a 0 euro di cartellini, tre giocatori che allungheranno le scelte di Pioli e che hanno qualificato ulteriormente il Milan come una squadra di vertice. Con buona pace di chi, per ora, guarda la targa rossonera ed è costretto ad inseguire. Non lo so come andrà a finire questo campionato, ma ciò che resterà sarà il fatto che il club di via Aldo Rossi ha saputo accelerare qualche step sul programma di crescita della squadra e sulla sua credibilità globale. Perché ciò che mancava al Milan, negli anni passati, era un volto credibile. Oggi questo c’è e si vede anche in campo, rigori o no. Fa davvero sorridere il tentativo di ridurre tutto ciò che hanno fatto Ibrahimovic e compagni ad un dato, quello dei 14 rigori.

Il caso Ibrahimovic, poi, ha assunto dei contorni davvero stucchevoli. Ad un certo punto, nel fantastico mondo del Mulino Bianco del calcio italiano. Tutti sono diventati dei censori, come se quello che è successo tra Ibra e Lukaku non sia mai accaduto dentro il rettangolo di gioco. Signori, sveglia: succede dalla Serie A ai campionati giovanili. È sempre esistito e sempre esisterà. Il politicamente corretto non fa parte dello sport. L’ondata di buonismo è stata ai limiti del nauseante, ma visto che c’era da cacciare il mostro in prima pagina, allora Ibrahimovic era il personaggio perfetto. Il cattivone svedese che fa allusioni razziste contro Lukaku il gigante buono, che per tutta risposta non ha usato termini ed espressioni tipiche di un baronetto di Cambridge. Se le sono dette di tutti i colori? Sì. Sono cose sempre successe? Sì. Sarà l’ultima volta che vedremo cose simili? No. Ibrahimovic è razzista? No. Lukaku è un killer cresciuto alla scuola di Pino Greco e Giovanni Brusca? No. Finiamola di fare le verginelle quando nel 2006 Marco Materazzi è diventato eroe nazionale per aver dato della puttana alla sorella di Zidane.

Con la chiusura del mercato, Maldini e Massara dovranno risolvere definitivamente i rinnovi di Donnarumma, Calhanoglu, Kessie, Romagnoli e Calabra. Tra scadenze a giugno e quelli che vanno al 2022, c’è bisogno di dare un’accelerata perché non ci si può ridurre sempre all’ultimo su queste pratiche delicate che riguardano calciatori che – ad oggi – sono fondamentali per questo Milan.