Sabatini, Donnarumma e l’estate che verrà
Il pesce d’aprile ce lo confeziona il moonwalker fidanzato di Melissa Satta che da Milanello lancia il suo proclama: “Sono al 110%”. Per un “atleta” rientrato all’ovile in gennaio non è male la tempistica. KPB sarà una delle zavorre da sganciare a giugno dalla mongolfiera e non sarà facile: la ressa a gomitate per guadagnare l’uscita comprenderà infatti Balotelli, Mexes, Luiz Adriano, Menez, Abbiati, Diego Lopez, Rodrigo Ely (sapete che tra cartellino, ingaggio suo, commissione al procuratore #indovinatequale, ammennicoli vari, qualcuno bene informato sostiene che peserà sul prossimo bilancio per oltre 10 milioni? Sì, proprio lui, Rodrigo Ely), oltre a qualche altro impacchettato più o meno “illustre” stile Honda, De Sciglio, Poli…
Ovviamente la questione più spinosa riguarda e riguarderà Donnarumma. Le sirene già si agitano in Germania, Inghilterra, Spagna, le secchiate d’acqua sui fuocherelli non tranquillizzano affatto i tifosi che temono per il destino della più bella scoperta dell’epoca, destinato – in altri momenti – a diventare l’inamovibile portiere rossonero per i prossimi 4 lustri almeno. “Di fronte a un’offerta irrinunciabile” è un anatema divenuto ormai un incubo. Parlano a dicono del calcio moderno in mano ormai a inarrivabili emiri e sceicchi spendaccioni, ma non è tutto vero. Non è soltanto così. I soldi è questione di saperli fare (in primis) e poi di saperli spendere (bene), operazione altrettanto difficile. Al Milan il proprietario da 30 anni è uno dei primi 100 sceicchi più ricchi del mondo. Quindi non è vero che i soldi non ci siano, come ha dimostrato all’improvviso nell’estate 2016 senza peraltro che nessuno abbia capito e tanto meno spiegato il motivo di tanta improvvisa munificenza dopo anni di vacche magre. I soldi ci sono ma andrebbero spesi meglio. Questo è il punto. Il che non c’entra comunque col voler fare cassa attraverso cessioni come quella di Donnarumma, nel caso: questo non è il Milan, sceicchi o non sceicchi. Il Milan nella storia i suoi campioni se li è sempre tenuti, persino quando Orfeo Pianelli pareva uno sceicco al cospetto di Albino Buticchi o quando il presidente della Juve era come sempre un Agnelli e quello del Milan un Giussy Farina qualsiasi. Se li è sempre tenuti fino a Kakà (perché Sheva contrariamente a Riky volle andarsene lui), poi i cancelli sono stati aperti per operazioni di disfacimento come quelle di Pirlo, Ibrahimovic, Thiago Silva eccetera e non si è più vista la fine. Se non quella delle vittorie.
In uno scenario come questo, è evidente che un uomo-mercato come Sabatini non avrebbe cittadinanza né senso. Sabatini fa lui, in prima persona, non necessariamente con budget stratosferici. Compra bene e vende meglio. Come chiunque lavori, qualche volta sbaglia. Alla faccia dei risultati, però… Sportivi e commerciali.
Durante la sosta del campionato le domande che ci hanno sommersi sono state tutte orientate su questa falsariga: resterà Donnarumma? Arriverà davvero Sabatini? Che mercato farà il Milan? Non avendo più alcuna certezza sulla filosofia e tantomeno sulle strategie tra i ruderi di questa società, il nostro pensiero è riassunto infine in pochissime parole. Nessuno si illuda sul futuro di Donnarumma: se scatterà un’asta, sarà venduto. Sabatini sarebbe un’operazione troppo intelligente per incastonarsi nelle nefandezze di mercato degli ultimi anni. Esattamente come la scelta dell’allenatore. Ci aspetta un’estate di distrazioni con Europei, Olimpiadi e preliminari di Europa League. Il resto rimane affidato al caso.
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