Senza ipocrisia: giovedì con l'Arsenal il Milan deve vincere per Astori
Quando arrivano notizie come quella di Davide Astori, ti si gela il sangue. Perché questo editoriale avrei dovuto scriverlo nel post derby, per raccontare le prime impressioni del post gara. Invece, col groppo in gola, non si può rimanere inermi e insensibili a quello che è successo. Perché Davide Astori aveva ancora delle gocce di sangue tinte di rossonero, nonostante non abbia mai avuto la possibilità di giocare in prima squadra. Un legame che lo ha sempre accompagnato e che lo faceva tornare sempre volentieri a Milano quando doveva giocare contro il Milan dei suoi amici Ignazio Abate e Luca Antonelli, ragazzi con i quali ha condiviso il biennio di Primavera sotto la guida di Franco Baresi. Ieri, a Milanello, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, con Luca e Ignazio che hanno visto gonfiarsi gli occhi con lacrime pure. Come loro, anche Nikola Kalinic ha patito il colpo, visto che con Astori ci ha giocato fino alla scorsa stagione. E anche chi a Milanello lavora da anni e ha visto Davide passare tantissime volte davanti al suo ufficio o dentro i corridoi della club house, è rimasto senza parole.
Adesso, con il derby da ricollocare dentro un calendario intasato, il Milan ha l’obbligo di arrivare alla partita di giovedì sera contro l’Arsenal con il motore a mille per fare una grande prestazione. Perché i Gunners, che arrivano all’appuntamento in mezzo a mille e più problemi ambientali e tecnici, dovranno essere affrontati con quella veemenza e cattiveria che Gattuso ha chiesto anche sabato in conferenza stampa in riferimento al derby. Ci saranno tre giorni pieni per preparare la sfida, una partita decisiva per provare a rendere inattaccabili le “cannonate” dei ragazzi di Wenger. Presto per dirlo, ma Gattuso potrebbe riproporre il suo “once de gala” dentro un San Siro che ribollirà di passione e che, chissà, avrà anche uno spettatore in più al quale dedicare una grande prova contro una squadra di quella Premier League che, Astori, ha sfiorato qualche anno fa quando lo seguiva il Manchester United.
E’ dura proseguire a parlare di calcio, perché davanti alla morte, c’è solo da fermarsi. Un abbraccio sincero ai ragazzi e ai dipendenti del Milan che hanno condiviso con Astori giorni, mesi e anni di milanismo.

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