Silvio Berlusconi fra pubblico e privato. San Siro fra incassi e comunicati. Il trattamento Mirabelli: senza precedenti
Il tempo è galantuomo. Nell'amarezza di dover cedere il Milan perchè era ormai impossibile andare avanti nella via crucis di tenerne due, il presidente Berlusconi ha riconsiderato e metabolizzato tanto cose. C'è un Silvio Berlusconi pubblico che riconosce oggi quanto fosse determinante il Milan per tutto l'indotto delle sue attività comprese quelle politiche. Così come, nel mezzo della temperie della dolorosissima cessione di Ricardo Kakà nell'estate del 2009, ricordava Fedele Confalonieri non tanto a lui, quanto a tutto il gruppo: "Il Milan costa ma è un fiore all'occhiello che fa brillare tutte le altre nostre attività". Inascoltato purtroppo, all'epoca. Così come non furono ascoltati i tifosi del Milan dell'estate del 2006 che ricordavano disperatamente, mentre gli chiedevano di prendere Ibra prima dei preliminari di Champions League, quanto ogni soldo speso per il Milan fosse sì speso ma non perso. Si trattava di soldi in libera uscita che avrebbero poi dato lustro a tutto il resto. Già. E comunque c'è invece e anche un Silvio Berlusconi privato che, addolorato dalla privazione del suo caro, vecchio, paralitico Milan, ha capito la causa principale dei guai della sua creatura negli ultimi cinque anni prima del closing. Un consiglio modesto, molto modesto, dalla nostra posizione, e cioè dalle retrovie: parlare a cuore aperto dei veri problemi del Milan degli ultimi cinque anni, quelli veri e non quelli con cui ce la si può cavare con una battuta, significherebbe parlare al cuore vero e ancora disponibile dei milanisti che gli devono le gioie di tutta una vita oggi e per sempre. Senza alcun bisogno di essere il proprietario del club. Con ricadute molto positive al punto da non essere nemmeno immaginabili.
Il record d'incasso di Inter-Juve, oltre 5 milioni di euro, ha superato di pochissimo il precedente record d'incasso, di quasi 5 milioni di euro, di Inter-Milan. E' comunicazione positiva un record d'incasso? Non misura l'affetto e non dà l'idea dello spettacolo dello stadio pieno perchè non è un record di affluenza. Più di 78-80mila spettatori San Siro non ne può contenere, quindi...Il record d'incasso significa che ci sono tanti spettatori disposti a spendere tanto. Perchè i biglietti di Inter-Juve e Inter-Milan erano obiettivamente molto cari. Pieno e massimo diritto di ogni società di decidere le proprie tariffe, ma raccogliere 10 milioni di euro di incassi per due partite significa che c'è una strategia lucida, affilata e mirata di ricavi per le partite di maggior richiamo in calendario. Alla luce di tutto questo, chissà come si sarebbe comportata l'Inter se si fosse trovata nella stessa condizione del Milan di salvaguardare un incasso in mezzo alle dure e tristi difficoltà del rinvio, della formulazione di una nuova data e delle conseguenti negatività organizzative in cui si è ritrovato il club rossonero. E' una di quelle domande destinate a rimanere senza risposta, che non possono nemmeno essere evase da un comunicato più o meno di sfottò. Ma che qualche problema sul rapporto fra i venditori del prodotto calcio e le tasche dei tifosi lo pongono. Meglio non leggere pistolotti demagogici sui prezzi dei biglietti. Ma almeno sottolinearli, i prezzi, sì. Anche sì.
Senza alcun tipo di personalizzazione, sia perchè non abbiamo voglia di subire i soliti processi alle intenzioni ma soprattutto perchè i professionisti meritano valutazioni e non commiserazioni. Ma, proprio e sempre senza personalizzazioni, un processo costruito contro il responsabile di un'area tecnica si presuppone abbia un fondamento tecnico. Eppure la sconfitta, brutta, pessima, umiliante, da andare a nascondersi, contro il Benevento, non è stato un problema tecnico. Può essere stato il problema di una squadra scarica sul piano mentale, il problema di una sottovalutazione dell'impegno. Ma il problema tecnico devi andare a vederlo sul medio periodo e se lo analizzi scopri che, nel girone di ritorno, con l'allenatore scelto e individuato dal direttore sotto processo, il Milan ha battuto Lazio, Sampdoria e Roma e se l'è giocata contro Juventus, Inter e Napoli. Il Milan ha perso punti contro Benevento e Sassuolo, squadre delle quali tecnicamente è più forte. Che non sia quindi un problema tecnico? Che sia invece personale? Di rapporti? Perchè è bizzarro che venga proposto per il Milan il ds che ha appena dovuto togliersi dall'imbarazzo di aver ceduto Salah a "quel" prezzo e che ha acquistato Schick (1 gol in campionato e 1 in coppa Italia) allo stesso prezzo con cui è stato acquistato Andrè Silva (2 gol in campionato e 8 in Europa League). La sconfitta con il Benevento è stata il pretesto per cercare di distruggere professionalmente Massimiliano Mirabelli, non per fare normali rilievi critici che, come sempre in casi del genere, possono far parte del gioco. Il problema vero è che Mirabelli non gode dell'immunità. La stessa magari che hanno i ds di grandi squadre che non hanno mai centrato la qualificazione Champions League (sarà la volta buona quest'anno? Vedremo...) negli ultimi cinque anni e che non hanno mai ricevuto una critica che fosse una. Qui non è il caso di essere ruffiani (qualche succhiaruote pagherebbe per esserlo ormai da anni nell'ombra e oggi alla luce del sole, ma tra fondamentali improbabili e ossessioni incurabili diventa sempre più dura) o di fare inutili beatificazioni. Ma di essere cronisti corretti. Mirabelli è al primo anno di un grande club. Il direttore Marotta che abbiamo sempre rispettato e che continueremo a rispettare, al suo primo anno di Juve ha preso: Motta, Rinaudo, Traorè, Krasic e Martinez. Cose che capitano a tutti dunque, ma pur sempre giocatori che hanno perso valore in men che non si dica e che forse oggi non giocano nemmeno più a calcio, mentre così non è e non sarà per la nuova rosa rossonera di quest'anno proiettata nel futuro. Ma attenzione: in quell'anno pre settimo posto, Marotta prese anche Bonucci e riuscì a tenerselo dimostrando che non era tutto da buttare e Tiago, il classico caso di giocatore che fa fatica in una stagione difficile (Andrè Silva?) ma che poi se sbologni ti mordi le mani visto che può accadere, come nel caso del centrocampista portoghese, di vederlo protagonista di una finale di Champions League e in panchina nella finale di due anni dopo. Il Milan oggi ha, a livello di campo e di mercato, una base tecnica su cui continuare a costruire, una carne fresca che può essere ulteriormente rivitalizzata dal finale di stagione. Ma anche dal Mondiale. E sia ben chiaro, se siete arrivati fin qui e avete letto tutto con pazienza, è utile sapere che le cose che pensiamo non sono pro domo sua, nostra o di chicchessia. Ma come sempre pro domo Milan. A proposito, al riguardo tengano bene la guardia alta i tifosi rossoneri: fra poco ci saranno due squadre a giocarsi la finale di coppa Italia. Per una sarà un grande traguardo, per l'altra sarà una coppetta. E' qui che i milanisti devono essere attenti e scafati, senza troppe tafazzate. Nella speranza che, poi, in estate, un anno dopo aver aperto il fascicolo, quest'anno possa anche essere pagata effettivamente la commissione. Hai visto mai?

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