Umiliati e offesi
Sgombriamo subito il campo da qualsiasi possibile fraintendimento: il titolo non è dedicato ai calciatori del Milan, per quanto la prestazione offerta sabato sera contro l’ultima in classifica sia stata a dir poco mortificante, o meglio “imbarazzante”, come peraltro ammesso onestamente anche da mister Gattuso. Gli umiliati e offesi di dostoevskijana memoria sono i tifosi rossoneri, mortificati nuovamente dalla cenerentola Benevento, come già accaduto all’andata e purtroppo troppe altre volte nel corso della stagione.
Pensare di aver concesso ai sanniti 4 punti, sui 17 totali conquistati dai giallorossi nel corso dell’intero campionato, è un disdicevole primato di cui non andare orgogliosi e che costringe i poveri fans milanisti ad un’altra giornata da incudine.
All’indomani di quest’altra figuraccia, al Milan è il momento della riflessione. Per tutti, per la proprietà cinese, per la dirigenza italiana, per l’intero staff tecnico e naturalmente per finire ai calciatori. Negli ultimi giorni, ad esempio, si è fatto un gran parlare della stanchezza di cui sarebbero vittime i rossoneri. La sensazione è che per quanto Gattuso possa aver spremuto i suoi calciatori nei primi tre mesi dell’anno, è inaccettabile che la resistenza di professionisti come quelli che indossano la gloriosa casacca rossonera possano avere un’autonomia così limitata. Un discorso più o meno analogo è stato fatto anche nei confronti del Napoli, con una differenza però non di poco conto: gli azzurri hanno iniziato a fine agosto a spingere il piede sull'acceleratore e macinare punti ed avversari, sempre con la stessa formazione e lasciando poco spazio al turn over, e se ad aprile sono arrivati sulle gambe è perfino comprensibile. Il Milan invece ha iniziato il proprio personalissimo campionato nel 2018, perfino con richiamino di preparazione voluto da Gattuso.
E no, non è giustificabile che arrivati ad aprile nessuno si regga più in piedi.
Poi c’è l’aspetto tecnico, altrettanto ricco di spunti interessanti. La rosa del Milan, malgrado i notevolissimi investimenti estivi e i tanti acquisti di qualità messi a segno dalla premiata ditta Fassone e Mirabelli, ha ancora qualche lacuna piuttosto evidente ed è importante che chi di dovere ne prenda atto. È bastato ad esempio lo stop inatteso di Hakan Calhanoglu per scombussolare del tutto i piani tattici di mister Gattuso: a Torino, mantenendo inalterato il modulo e sostituendo il turco con Borini, con risultati non propriamente esaltanti; contro il Benevento, cambiando addirittura sistema di gioco e lasciando in panchina anche Suso, peggio che andar di notte.
La verità è che in questa squadra ci sono troppi calciatori senza alternative credibili (concetto che oltre ai due fantasisti dell'attacco potrebbe essere esteso anche a Kessiè e Bonaventura, tanto per citarne due). Il Milan della prossima stagione ha bisogno di innesti di qualità in ruoli chiave e se nelle ultime partite (in special modo contro il Napoli) si è appurato con discreti margini di sicurezza che la coppia titolare di difensori centrali - Bonucci e Romagnoli - può contare su un back up quasi altrettanto affidabile - Musacchio e Zapata - non si può affermare lo stesso per qualche altro titolarissimo rossonero.
Senza isterismi o faziosità («Fassone e Mirabelli sono due geni, Gattuso è un fenomeno, non vi azzardate e criticarli» oppure «Fassone e Mirabelli hanno comprato solo figurine e Gattuso è poco più di un dilettante») il percorso del Milan ci racconta questo. Sarebbe sensato se, per una volta, tutti coloro che gravitano attorno al club di via Aldo Rossi fossero allineati sulla strada dell’equilibrio. L’unica che potrebbe portare davvero lontano.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

