Un Milan così non serve a nessuno. E la Champions diventa sempre più utopia
Guardare la classifica del Milan, oggi, fa più male rispetto a prendersi due pugni in faccia da Tyson Fury (se non lo conoscete, è un pluri campione del mondo di boxe). La graduatoria indica che il Milan ha 13 punti ed occupa la posizione numero 12 in classifica. Un anonimato totale, che fa cadere le braccia anche davanti alla sesta sconfitta in campionato su undici giornate. Una situazione disarmante, preoccupante, trovate voi la definizione che preferite. Davanti a Gordon Singer, la squadra si scioglie all’inizio della ripresa, dopo un primo tempo arrembante e dove si era arrivati a riprendere il gol di Immobile. Ma la sensazione che si sarebbe vinta la partita, onestamente, non c’è mai stata o è durata poco. La Lazio è una macchina con un’identità tecnica precisa, una mentalità da grande squadra e con giocatori di qualità che sanno far girare l’ingranaggio. Invece al Milan, si torna sempre sugli stessi problemi.
Quando la manovra arriva ai 18 metri, sia per vie centrali sia per vie laterali, sistematicamente c’è un rallentamento. Non c’è un’aggressione feroce dell’area, Piatek continua la sua fase involutiva in maniera preoccupante e, più in generale, sembra che si voglia sempre entrare in porta con il pallone. Quando qualcuno rompe questo schema, magari con qualche conclusione da fuori che becca lo specchio della porta, sembra quasi che ci sia uno scossone. Come se si fosse trovato un pertugio nel quale infilarsi ogni tanto. Ma in generale c’è un senso di stanchezza mentale da parte di tutto l’ambiente, che fa fatica a digerire una situazione simile. Ieri, contro la Lazio, per la prima volta in stagione ci sono stati meno di 45 mila spettatori. Eppure era la Lazio. Un dato che deve far riflettere e che è anche indicativo di come, davanti a questa situazione, anche l’amore più grande verso i colori possa essere vissuto davanti alla televisione piuttosto che allo stadio. E domenica si va in casa della Juventus. A -16 dai bianconeri, con Suso e Musacchio che verranno valutati nelle prossime ore per capire se ce la faranno e con l’oggettiva inferiorità tecnica che è stata solcata negli anni tra le due squadre.
“Prima o poi torneremo” si sente risuonare tra i tifosi (e anche qualche addetto ai lavori) più ottimisti. La realtà dei fatti è che a parte il terzo posto della stagione 2012-13 e il quinto dello scorso anno, non sembra esserci all’orizzonte l’uscita dal tunnel. E un Milan così, che quasi si accontenta di far bella figura contro la Lazio, non serve a nessuno. Né alla sua gente, né alla proprietà né a chi ci lavora. Sentire i giocatori che dicono di puntare alla Champions fa quasi tenerezza. Perché risulta davvero difficile, con questa classifica e con quello che stiamo vedendo, credere alle loro parole.
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