ESCLUSIVA MN - Albarella (prep. atletico): "Mondiale, impegni e variabili: ci sono tutti i presupposti per una stagione anomala"

08.07.2022 16:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA MN - Albarella (prep. atletico): "Mondiale, impegni e variabili: ci sono tutti i presupposti per una stagione anomala"
MilanNews.it

Il trend degli ultimi anni nel mondo del calcio vede un aumento costante del numero di partite, soprattutto di alto livello, giocate ogni anno, tra continui spostamenti, cambi di temperatura, latitudine e tempi di recupero, tra un match e l’altro, sempre più risicati. Un tema più che mai d’attualità, soprattutto con la nuova stagione alle porte: un’annata caratterizzata dalla Coppa del Mondo che si giocherà in Qatar tra novembre e dicembre 2022 e che avrà conseguenze tangibili sul resto delle competizioni nazionali ed internazionali.

Per approfondire l’argomento e provare a capire cosa ci aspetta dal punto di vista fisico e atletico in questa stagione, la redazione di MilanNews.it ha contattato Eugenio Albarella, preparatore atletico da sempre legato ad Alberto Zaccheroni, con cui ha collaborato anche ai tempi in cui l’allenatore emiliano sedeva sulla panchina rossonera.

Si preannuncia una stagione più che mai piena di impegni, tra campionati, competizioni internazionali per club, Nations League e Coppa del Mondo. La preparazione estiva secondo te verrà condizionata in qualche modo?

“Oggi come oggi la realtà del prossimo campionato non è altro che il prosieguo della tendenza degli ultimi anni, post pandemia soprattutto. Oggi non si può più pensare, come è stato fatto erroneamente negli anni passati, che la preparazione possa servire per riempire i cosiddetti serbatoi, cosa che non è mai stata fatta anche perché in un contesto di tempistiche non puoi pensare di fare il pieno sei mesi prima per poi trovartelo dopo. Il periodo pre campionato non è altro che un periodo di educazione al lavoro e alla filosofia dell’allenatore. È questo l’obiettivo principale, ancora di più quando nell’evoluzione di questo sport hai sempre meno tempo per poter incidere e quindi devi lavorare soprattutto nei particolari. La difficoltà sta nell’elaborare un lavoro che non può essere più sviluppato su una programmazione con dei punti fissi, ma deve avere una strategia dove il feedback quotidiano, con gli atleti in primis, e con le variabili legate al business e ai diritti tv, che ti portano ad avere campionati dove molti atleti di alta qualificazione che sono nelle rose dei top club possono arrivare a giocare, dall’inizio del campionato alla finale di Champions League, circa 70 partite. Si capisce bene che quelle che sono oggi le esigenze di chi va a sviluppare metodologia come possono essere i preparatori atletici devono tenere assolutamente presente questi numeri e da lì, con una strategia di costruzione, possono cercare di sviluppare metodologia”.

Quanto influirà il Mondiale sul resto della stagione?

“Stiamo parlando oltre di date anomale anche di latitudini particolari, ma non di situazioni legate al caldo. A dicembre per fortuna in Qatar, io in prima persona avendo vinto con Zaccheroni una Coppa d’Asia proprio in Qatar nel 2011 posso assicurare che il clima non è così caldo. Secondo me è ideale per una competizione. Il problema invece è che a differenza degli altri anni i calciatori non saranno a disposizione delle rispettive nazionali se non sette giorni prima dall’esordio. Nei Mondiali passati i calciatori invece era a disposizione almeno 14 giorni prima dall’esordio. Anche lì ci sarà un contesto di sovrapposizione di impegni dove l’atleta avrà sempre meno possibilità per potersi allenare e di conseguenza tutto questo comporterà, ahimè, un aumento dell’indice infortuni”.

L’aumento del rischio infortuni sicuramente è tra le preoccupazioni più grandi:

“In un susseguirsi di impegni a latitudini diversi, in climi totalmente diversi, con la somma di indici di stress notevoli si arriverà ad un aumento importante dell’indice infortuni. Ci potranno essere circa 70 partite, per gli atleti di squadre di livello altissimo, in circa nove mesi: significa che si ha una media di circa 3.5-4 giorni/gara nel corso di tutto l’anno. Il problema sono gli indici di infortuni che purtroppo oggi stiamo vivendo: non ci si può nascondere e non vedere quali possono essere poi le conseguenze. UEFA, Fifa, e le leghe guardano al proprio orticello, e stanno creando un prodotto che se non strutturato e mantenuto a certi livelli allora diventa scadente. C’è uno studio da parte dell’Università di Digione secondo il quale nei top 5 campionati europei l’anno scorso, solo nei primi sei mesi, gli infortuni hanno avuto un costo superiore ai 300 milioni di euro, con una media per campionato di circa 60 milioni di euro. Quest’anno non dobbiamo aspettarci numeri molto diversi, anzi. Sempre in riferimento ai primi sei mesi del campionato passato, i club che hanno avuto i maggiori costi per infortuni (legati all’ingaggio e altri parametri, ndr) in Europa sono stati il Real Madrid, al primo posto con circa 20 milioni, il PSG, con circa 17 milioni e il Chelsea, con circa 16. In Ligue 1 il costo totale era di 30 milioni, con più del 50% a carico del PSG. I calendari sono talmente affollati che se non riesci ad ottimizzare quel poco tempo per mettere in atto le strategie che vuoi perseguire allora farai sempre più fatica a poter tenere alto l’indice di prestazione e offrire un prodotto di qualità”.

Come influirà la diversa “preparazione” tra gli atleti impegnati al Mondiale, e quindi alla ricerca di una condizione che possa essere al top per quel mese ma che poi può avere strascichi per il periodo successivo, e chi rimane con il proprio club ma senza impegni ufficiali per praticamente più di un mese?

“Sarà un Campionato del Mondo anomalo anche in questo, ci sarà questa ulteriore novità dove le Nazionali non avranno tempo per creare nessun tipo di adattamento: sarà solamente una gestione, proprio perché gran parte della rosa arriverà ad una settimana dell’inizio. Le partite della competizione si giocheranno mediamente ogni 4 giorni, veramente fare previsioni è difficile perché ci sono tante componenti nuove. Come diceva il buon Machado “camminando s’apre il cammino”. Solo così ci si potrà rendere conto di quali saranno le difficoltà. Dovranno essere le società in primis e le Nazionali poi ad operarsi per poter ottimizzare al meglio quel pochissimo tempo che hanno a disposizione, centellinando e monitorando lo stato di salute degli atleti”.

E al termine del torneo come si fa a “rimettere in pari” l’aspetto fisico tra chi ha giocato il Mondiale e chi no?

“Il punto di domanda è: chi rimarrà con le squadre in Italia? Quanti giocatori rimarranno a disposizione dello staff tecnico? E in quel periodo, quale saranno le strategie da parte delle società in funzione del tempo che hanno a disposizione? Andranno a fare delle tournée? Numericamente saranno in grado di poter creare allenamenti qualitativamente degni di poter stimolare l’impegno visto che ci sono 50 giorni da poter coprire? Solamente vivendone i particolari si potranno personalizzare i lavori: è davvero un work in progress. Staff tecnici e società dovranno tenere conto tutte queste variabili, e prima di farsi ingolosire da quelle che possono essere ulteriori opportunità di guadagni devono davvero pesare i particolari”.

Questa situazione può favorire le cosiddette medio-piccole che in questo periodo avranno a disposizione quasi sicuramente tutta la rosa?

“La tendenza degli ultimi anni è stata questa, in Italia in particolar modo. Quello che è venuto fuori è che le grandi hanno fatto fatica a fare risultato con le squadre medio-piccole. Questo perché l’opportunità di dare continuità agli allenamenti e avere a disposizione la cosiddetta settimana tipo oggi fa la differenza. Quando le squadre di alta qualificazione per tutta la stagione si ritrovano ad avere quasi un solo allenamento per poter preparare la partita successiva a lungo andare diventa difficile mantenere alto il livello e l’intensità fisica. Oggi l’organizzazione e la capacità di dare continuità incide moltissimo. Ci sono veramente tutti i presupposti e gli ingredienti per poter vivere una stagione anomala: io la definisco la stagione sudamericana. Nella struttura abbiamo un vero e proprio campionato di apertura e un vero e proprio campionato di clausura con una competizione Mondiale nel mezzo”.

Sei favorevole quindi alla decisione dell’IFAB di rendere permanenti le 5 sostituzioni all’interno delle competizioni nazionali e internazionali?

“Alla FIFA sono coscienti della grande difficoltà del momento che si sta avendo nel dover rincorrere competizioni su competizioni, non dando la possibilità di poter programmare nulla. È stata anche allargata la rosa fino a 26 giocatori per le Nazionali che partecipano al Mondiale. Queste cose fanno capire che sono modi, per quanto possibile, di cercare un compromesso a quella che è l’usura a cui sono sottoposti i protagonisti principali: i calciatori. Bisogna fare il più possibile per tutelarli".