ESCLUSIVA MN - Massarini: "Il Milan ha bisogno di una proprietà determinata. Ibrahimovic è una rockstar"

01.05.2020 18:00 di Pietro Andrigo   Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Massarini: "Il Milan ha bisogno di una proprietà determinata. Ibrahimovic è una rockstar"

La redazione di Milannews.it ha contattato Carlo Massarini, celebre conduttore radiofonico e tifoso rossonero, per commentare l’emergenza Coronavirus e la situazione in casa Milan. Queste le domande e le risposte:

Stiamo vivendo una situazione di grande emergenza in cui lo sport, giustamente, viene in secondo piano. Quale pensa sia la scelta più logica per il campionato: riprendere o sospendere come ad esempio ha fatto l’Eredivisie?

"E’ una decisione che deve essere motivata -come tutte le decisioni in questi giorni- da una precisa necessità medica. C’è un evidente problema economico, ma considerando che se poi ci fosse qualche contagiato si rifermerebbe tutto, meglio andare cauti. Poi, ci sono ordinanze ridicole: che un calciatore si possa allenare al Parco Sempione ma non andare a Milanello -dove le condizioni di sicurezza sarebbe molto più facile osservarle – non ha senso."

Passiamo al Milan, da dove nasce la tua passione per i colori rossoneri?

"Appena tornato dal Canada, mi trovai di fronte alla inevitabile, sacra scelta della squadra per cui tifare. Quale? Conoscevo solo squadre di football o baseball... Papà, uomo pratico, suggeriva la Juve. Vidi il Milan in tv perdere a Madrid 4-1, 1963, e scoccò la scintilla. Chissà perchè."

Quale è il tuo ricordo più bello da tifoso?

"Siamo fortunati, ce n’è una sporta. I tre gol di Pierino nella finale del ’69 vista da solo sul tv b/n, Rivera che segna in contropiede nella mattanza argentina, il 2-2 di De Vecchi nel derby con stella finale, visto su una tv scassatissima quando vivevo a NY, Rivera sul predellino del bus in accappatoio che accusa gli arbitri a Cagliari(non bello, ma emblematico della nostra storia), la finale ’94 con il Barca vista senza audio in Colombia, il rigore di Sheva con urlo nella notte dalla finestra di un albergo a Milanofiori, la notte della doppietta di Pippo a far festa in una Piazza Duomo impazzita. E gli ultimi ansiosissimi minuti di Perugia Milan, col primogenito di 4 anni a chiedere ‘chi sono?’…ora è un vero ultra. Come gli altri tre. Uno c’è scappato di mano, tifa Roma, ma solo per essere controcorrente."

Milan alle bandiere, è stato il trend degli ultimi anni. Ripartiresti dalla storia o da un nuovo corso fatto di uomini esterni?

"Ripartirei dalle competenze, se sono milaniste meglio ma non per forza. Quasi nessun dirigente della prima era Berlusconi era milanista, ma erano uniti, c’era una visione, la ferocia nel conquistarlo."

Quale credi possa essere la soluzione per riportare il Milan ad alti livelli?

"L’acquisto da parte di un gruppo, o una persona, che abbia quella determinazione. Il mercato e il sistema sono cambiati  -e più volte- dalla nostra Età dell’Oro. Difficile vincere se la triade proprietà-allenatore- giocatori non è al top. E anche così non v’è certezza. Vedi la Juve, vedi i due Manchester. Vincere è diventato molto più arduo. I tempi in cui in finale arrivava lo Steaua sono lontani, oggi ci sono almeno sei squadre che anche il Milan di allora troverebbe tostissime. Il mercato è gonfiato e molto competitivo. Se parliamo di scudetto, è relativamente più facile avvicinarsi, ma solo con una squadra/società molto più solida."

Sei un grande appassionato di musica: a quale artista paragoneresti Ibra per personalità e talento? 

"Non facile. Partiamo dalle caratteristiche di Ibra: superconvinzione di sé, potenza, classe, età non più verde. Forse, per approssimazione, Pete Townshend degli Who: nascita nella working class inglese, atteggiamenti di sfida, superego mai premiato oconsiderato al pari di Beatles o Stones (nessun pallone d’oro), rock duro e potente ma di classe, alla grande sul palco ancora a 70 anni."

Quale canzone potrebbe rappresentare la spinosa situazione di Donnarumma e il suo rinnovo con il Milan?

"‘Please Don’t Go’ di  K.C. and the Sunshine Band, o ‘Stay’ di Jackson Browne. Se rimane, è un segnale molto importante."

Ti ha convinto Pioli e gli daresti fiducia o ripartiresti da un nuovo tecnico come Rangnick? 

"Ci sono rimasto male per Boban, era uno che ci credeva, come noi. Non si può prendere per rinascere uno come lui se non sei d’accordo sulla linea (mix di giovani e campioni vs. tutti giovani). Ho la sensazione che la Proprietà non abbia ancora preso le misure al calcio italiano. Pioli ha fatto un buon lavoro, in queste condizioni era impossibile fare meglio. Se Rangnick è quell’emulo di Sacchi che alcuni descrivono è una scommessa aperta, potrebbe anche funzionare. Se è un integralista da punizioni tipo asilo Mariuccia che pensa di saperla tutta lui difficile che finisca bene. E’ dalla notte dell’ultimo scudetto che aspettiamo di rivedere la luce. Ma anche se arrivasse l’uomo dei miracoli, ci vorranno diversi anni prima di ricuperare il terreno perduto. Meglio saperlo che illudersi."