ESCLUSIVA MN - Rivera: "Bravo Leonardo, ma il Milan sta così così"
Rivera non è un tempo imperfetto. Perché non è mai passato. E perché sussurra parole giuste, mai casuali. Rivera è il presente di calcio. Il presente di Milan.
In ESCLUSIVA per MILANNEWS, Gianni Rivera si lascia andare ad una digressione densa 658 partite sul pianeta rossonero.
“Eravamo convinti che Rivera fosse Dio”. Rivera è.
Rivera come sta?
“Bene grazie, tutto a posto”.
E il Milan come sta?
“Così così, potrebbe stare meglio”.
Il movimento calcistico tricolore come se la passa?
“Adesso, in questo momento, siamo ancora Campioni del Mondo. Vediamo dopo giugno cosa succederà, per adesso siamo i detentori del titolo”.
Le scelte societarie degli ultimi anni, abbinate ad una austerity sempre più radicata, pensa che possano essere un preludio al canto del cigno della gestione Berlusconi?
“Ah beh questo dipende da Berlusconi, e da chi gestisce la propria situazione personale, che decide se proseguirla, se modificarla e come modificarla. Queste sono domande da rivolgere a Berlusconi”.
La scorsa settimana il Milan ha trionfato nella Coppa Italia Primavera, può trattarsi di un buon viatico per far maturare qualche giocatore all’altezza della prima squadra?
“I risultati a livello giovanile sono relativamente importanti, poi bisogna vedere se ci sono all’interno ragazzi che meritano di essere convocati nella prima squadra, e questo io oggettivamente non sono in grado di valutarlo.
Una vittoria a quel livello è comunque significativa, poi bisogna approfondire meglio la situazione”.
Prima lei, poi Baresi, infine Maldini, gli ultimi capitani e bandiere rossonere sono rimasti fuori dalla società una volta appesi gli scarpini al chiodo, e lo stesso Gattuso, capitano designato, ha vissuto una stagione da comprimario. Cos’è una sorta di maledizione attorno a quella fascia?
“Le bandiere intanto non esistono, esistono i giocatori che rimangono più tempo di altri, che sono più significativi. Una volta fuori dal campo diventano tutti uguali, per cui sono scelte di chi gestisce l’amministrazione societaria, che si avvale di quei soggetti con cui pensa di avere delle buone possibilità di condividere un altro percorso.
Sono cose completamente diverse, un conto è chi scende in campo, un altro è chi sta al di fuori dietro una scrivania”.
Si è parlato di un ammiccamento per far tornare al calcio giocato Paolo Maldini, smentito comunque da società e diretto interessato, Lei ha mai ricevuto la proposta di tornare in campo dopo il ritiro?
“No, assolutamente, secondo me sono cose che non sono realizzabili, è già difficoltoso per chi va in macchina, figuriamoci per chi muove le proprie gambe”.
Un pronostico secco per Scudetto, Champions e Mondiale?
“Impossibile fare pronostici, bisogna tirare a indovinare.
Lo Scudetto è ancora un grande punto interrogativo, perché davvero dopo che l’Inter ha sperperato un vantaggio così netto, ora ha un avversario che le sta creando grossi problemi.
La Champions la vincerà il Barcellona, ai Mondiali il favorito è sempre il Brasile, perché alla fine è sempre la squadra che si diverte di più”.
Un giudizio sull’operato di Leonardo?
“Leonardo ha lavorato con il materiale che aveva ha disposizione, ha fatto bene tenendo conto che non era tutto di primissimo ordine, con situazioni difficili da sostenere, pertanto quello che poteva fare Leo l’ha fatto. Visto che il compito principale di un allenatore è quello di non rovinare quello che esiste, lui ha espresso il massimo dal materiale che aveva sottomano” .
Dopo aver smesso di giocare, c’è stato qualche rossonero che l’ha fatta emozionare in campo?
“No, io non mi emoziono mai per gli altri, non mi emozionavo neanche per me, figuriamoci per gli altri, ci sono stati degli ottimi giocatori che hanno rappresentato al meglio il colore che portavano sulle spalle, ma non è uno solo, sono tanti”.
Chi ha indossato con maggiore classe e stile la maglia numero 10 milanista dopo il Suo abbandono?
“Da dopo che l’ho usata io, hanno iniziato a tirare fuori i numeri più impensabili, per cui il numero 10 come tale non è più importante, così come lo era quando esistevano i numeri dall’1 all’11”.
Il calcio italiano riuscirà prima o poi ad uscire da farmacie e tribunali?
“Quello che ci auguriamo tutti, il mondo purtroppo ci offre anche questa condizione. Speriamo che si possa evitare di parlare di queste cose, ma laddove esistono tanti soldi il rischio di una corruzione, fra virgolette, un po’ omnicomprensiva c’è sempre”.
Nel calcio moderno le tv rifocillano le casse delle società rese asfittiche dalle pesanti richieste dei calciatori, che a loro volta protestano per il numero di partite disputate, spesso imposte dalle stesse tv. Circolo vizioso?
“C’è da mettersi d’accordo, rinunciare a qualche cosa per avere più visibilità”.
L’Italia è all’altezza di organizzare l’Europeo del 2016?
“Non lo so, bisogna vedere, a questo punto è indispensabile che intervenga il Governo per garantire che ci siano gli stadi necessari, quindi bisogna affrontare anche questo problema”.
Lei manca da molto da San Siro?
“Si, sono tanti anni, l’ultima volta al centenario della nascita del Milan”.
Domanda da fantacalcio: Rivera nel calcio moderno sarebbe ancora un big, uno da Pallone d’Oro?
“Purtroppo non lo sapremo mai”.
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