Inzaghi: "Atene? Berlusconi mi disse che avrei fatto doppietta. Ancelotti mi diede coraggio e fiducia"

23.05.2020 22:59 di Daniel Speranza   Vedi letture
Fonte: acmilan.com
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
Inzaghi: "Atene? Berlusconi mi disse che avrei fatto doppietta. Ancelotti mi diede coraggio e fiducia"

Pippo Inzaghi e Massimo Oddo hanno partecipato allo speciale "A chat with the Legends" sul sito ufficiale rossonero, tema principale la finale di Atene 2007, queste tutte le dichiarazioni rilasciate dall'ex numero nove. 

Come stai? 
"In panchina invecchiamo male. Ma tutto apposto".

Ci ricordi la telefonata con Berlusconi il giorno della finale? 
"Ci eravamo allenati al mattino ed eravamo a pranzo insieme. Mi dissero che c'era il presidente al telefono. Parlai con lui e mi disse che si sentiva che avrei fatto doppietta. Di solito ci credevo, ma viste le mie condizioni fisiche facevo fatica questa volta, non sapevo nemmeno se avrei giocato dall'inizio, perché Gilardino stava bene e col Manchester aveva fatto gol. Non so se lo disse per darmi la carica o se ci credeva veramente, ma fu un iniezione di fiducia".

Eravate in camera da soli? Come hai vissuto la notte prima della finale?
"Io ero solo. Ero insopportabile, le mie vigilie erano infinite, mi addormentavo tardi, avevo il sonno leggero. Ognuno di noi ha le proprie abitudini e preferivo così. Episodio particolare? Dopo la cena, ad Atene, eravamo a tavola col nostro gruppo, ma ad un certo punto ci siamo alzati a bere un caffè, io andai sulla terrazza, arrivò Ancelotti e mi disse: ma tu pensi veramente di non giocare domani? Io dissi: mister veda lei (ride, ndr) e lui: Nono, tu giochi domani, stai tranquillo. Lì capii che giocavo e il Mister cercò di darmi fiducia e coraggio, sperando magari che poi succedesse quel che è successo con un po' di fortuna".

La partita inizia con un Liverpool più pericoloso, Kakà poi guadagna la punizione. Calcia Pirlo, deviazione di petto di Inzaghi, una cosa già successa simile contro l'Inter. E' una situazione che avete studiato anche in allenamento? 
"Nono, non la studiavamo. Era un mio posizionamento, anche con l'Empoli feci un gol simile, deviandolo con la gamba. Io non andavo lì per farmi colpire dal pallone, ma perché siccome i difensori mi marcavano stretto io facevo finta di andare a fare blocco per non vedere la palla al portiere, ma poi il mio intento era girarmi e andare per un eventuale respinta. Quell'anno mi successe con l'Empoli e con Toldo che la palla mi colpiva e andava dentro, ma prima di quel tiro non pensavo mi colpisse. Pensavo di andare su Reina per la respinta. Fu una casualità, ma mi diede la carica per il secondo tempo".

Pippo, tu e Kakà decidete di chiudere la partita. Tu colpisci il pallone con una conclusione non pulitissima e accompagni con lo sguardo la palla. Eri sicuro finisse in porta?
"Se non sbaglio, era tipo una ripartenza. Massimo diede la palla ad Ambrosini, Ambrosini a Kakà e lì ho pensato che Kakà potesse portarla e passarla a me. Io correndo evito il fuorigioco e lì per fortuna hai poco tempo di pensare. Pensai che Reina mi avrebbe chiuso lo specchio e quindi avrei dovuto spostare la palla per tirare. Rivendendola Reina è stato anche abbastanza bravo, mi ha accompagnato, non è andato giù subito, è stata dura. Dal campo pensavo di averlo evitato maggiormente, invece gli passa sotto la pancia/braccio, la palla rotola e poi dopo tutto quello che si ricorda. Anche l'esultanza, soprattutto dopo l'abbraccio di tutti, ero fuori di testa. Lì penso che la partita sia finita. 2-0 all'82' siamo vicini ad una grande impresa. Lacrime? Era una partita in cui non stavo bene, 2 anni prima non avevo giocato perché infortunato, il destino mi aveva dato la stessa partita dopo 2 anni, a 34 anni, avere quella grande occasione, fare doppietta in finale di Champions, mi è passato tutto in testa e l'esultanza è il frutto di tutto quello".

Il gol di Kuyt arriva poco dopo. Un giocatore che ha segnato una doppietta viene sostituito e vede la sua squadra subire un gol, che sensazioni prova? Ti si vede in panchina sbraitare fino alla fine.
"Avevo gli incubi, perché esco e siamo 2-0, ho fatto doppietta, mi giro e fanno gol e ho pensato 'se fanno 2-2 la mia doppietta non è servita a niente' sarei rimasto ad Atene probabilmente. Quei 2 minuti e mezzo sono stati interminabili, il guardalinee mi avrà richiamato 10 volte perché dicevo che era finita".

Il momento dei festeggiamenti, i tuoi ricordi Pippo? Quanta adrenalina ti era rimasta in corpo? Avevi realizzato cosa avevi fatto?
"Per dieci notti mi sono svegliato pensando che quello che era successo era un sogno, per cui questo ti dice tutto. Ricordo quella sera come Massimo, quando abbiamo alzato la coppa, ricordo la festa in Hotel. Mi dicono che ho mangiato il gelato, ed io non mangio mai gelato, ma mi dicono che ho mangiato solo gelato. Questo voleva dire che non sapevo nemmeno quello che facevo. Non vedevo l'ora di tornare perché la Champions vinta a Manchester mi aveva lasciato ricordi incredibili: San Siro pieno, il pullman scoperto, non vedevo l'ora di tornare a Milano. Soprattutto il pullman scoperto, vedere la gente per strada".

Il presidente Berlusconi aveva predetto una tua doppietta, cosa ti ha detto dopo la finale?
"La prima cosa che mi viene in mente, l'esultanza di Galliani in tribuna, con Abete e Berlusconi immobili e lui che faceva il pazzo. Un altro aneddoto avevo preso la targa di Man of the Match, ma io volevo dormire anche con la coppa, ma Galliani se ne impossessò. Il sogno era di dormire con la Champions, ma quello non successe".