Virdis: "La chiamata di Rivera una grande gioia, Baresi il compagno più forte"

05.04.2020 13:30 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
Virdis: "La chiamata di Rivera una grande gioia, Baresi il compagno più forte"

Pietro Paolo Virdis, storico ex attaccante rossonero, si è raccontato ai microfoni dei canali ufficiali del club. Di seguito tutte le sue dichiarazioni rilasciate a Milan TV.

Il tuo arrivo al Milan: “Giocavo all’Udinese e avevo fatto un campionato buono dopo un primo anno dove mi ero rotto il ginocchio, quindi saltato. Mi arrivò verso fine campionato la chiamata di Gianni Rivera, che era allora vicepresidente del Milan, devo dire che fu una grande gioia. Lui mi raccontò che era stato fatto un sondaggio all’interno dello spogliatoio fra i giocatori di maggior valore e avevano fatto il mio nome. Quindi per me è stata l’occasione di ritornare in una squadra di rango. Non che l’Udinese in quel momento non lo fosse perché aveva appena preso Zico però il Milan era il Milan, aveva vinto tanto e quindi fu una gioia immensa”.

La tua partita indimenticabile: “Direi che quella che non dimenticherò mai è quella del derby del 2-0, o quella di Napoli dove noi vincemmo 3-2 con due gol miei, che non ci diede la matematica sicurezza ma qualche certezza in più sulla vittoria del campionato”.

Svelaci un aneddoto rossonero che non conosce nessuno: “Arrigo Sacchi veniva a trovarci la sera come tutti gli allenatori, magari per dare le ultime istruzioni sul giorno dopo, su chi avrebbe giocato e chi no. Avevamo la vedetta lombarda che ci avvisava, e allora noi spegnevamo tutti insieme la luce perché Arrigo era uno che durante la giornata era già uno che ti dava motivo di essere bello sul pezzo”.

Campioni: il compagno più forte? “Sono stati tanti i grandi, ma io amo ricordare il Capitano perché rappresenta tutti, quindi per me Franco Baresi è stato grandissimo”.

Campioni: l’avversario più forte? “Maradona è fuori competizione, era stratosferico, era capace di prendere la palla e ogni volta partire da dietro e inventare qualcosa. Io non gli ho mai visto prendere la palla e lasciarla andare lateralmente per un compagno. Quando riusciva a prendere palla era una continua invenzione”.

Scegli una tua foto da postare su Instagram: “C’è la foto che senz’altro è rimasta nella mente di tutti che è il secondo gol al Napoli, io che faccio gol e che corro a braccia alzate. Credo che questa sia l’immagine che fotografi di più la mia esperienza al Milan”.

La tua prima partita da spettatore allo stadio: “Da ragazzino ho vissuto l’epopea del grande Cagliari, era il Cagliari di Gigi Riva che vinceva il campionato. Mi ricordo ancora che vissi la vittoria per 2-0 che diede lo scudetto al Cagliari allo stadio Amsicora, che ora non esiste più. È stata un’emozione fantastica, ci andavo sempre con mio padre che è stato a lungo partecipe nella mia carriera, sempre però non mettendosi mai in mezzo come magari succede adesso con i genitori che sono i veri protagonisti a volte della vita dei ragazzi”.

Hai iniziato a giocare a calcio grazie a? “Grazie alla mia grande passione. Passavamo 7-8 ore nei campetti di casa, che erano dei campetti ricavati all’interno della città di Cagliari in spazietti angusti che poi ho visto poco a poco sparire”.

La tua materia preferita a scuola? “La materia che preferivo era la matematica. Ero scarso in italiano, discreto in storia e geografia. Ero normale, l’obiettivo era passare col 36”.

Un tuo pregio e un tuo difetto: “Pregi son pochi e i difetti tanti, però mai dirli così apertamente”.

Scegli i compagni per una partita a calcetto: “Baresi e Scirea dietro. In porta mettiamo Giovanni Galli, e a centrocampo Ruud Gullit”.