“Noi siamo il Milan, quando indossi questa maglia devi sempre lottare per vincere”. Inzaghi docet

“Noi siamo il Milan, quando indossi questa maglia devi sempre lottare per vincere”. Inzaghi docet
© foto di Giulia Polloli
sabato 8 giugno 2013, 00:00Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Non poteva essere altrimenti, non potevano provenire che dalla bocca di uno come Pippo Inzaghi queste parole, tanto forti quanto vere. Il Milan che ti entra nell’anima, la maglia che diventa una seconda pelle, dei colori che diventano parte della tua vita così da desiderare di poterli onorare per sempre. Che Pippo li abbia onorati sul campo, nelle sue mille avventure rossonere, non abbiamo dubbi. Abbiamo ancora davanti agli occhi quel gol contro il Liverpool, con la palla che in un diagonale impossibile lentamente varca la porta, ormai spalancata, che fa esplodere il cuore rossonero di ognuno di noi. Un giocatore abituato, per caratteristiche, a giocare sul filo del fuorigioco,  la zampata vincente, il morso letale, abituato a crederci fino alla fine. E tu con lui in campo credevi fino ala fine che le partite potessero finire con una vittoria. Già. Credere. Questo ci vuole, un po’ di sana fede nelle possibilità di chi incarna i nostri sogni. E così, all’indomani della sconfitta contro l’Atalanta, la Primavera rossonera esegue un passaggio di testimone importante e soprattutto molto scenografico. Da Dolcetti, autore di una delle stagioni più interessanti e coinvolgenti del campionato Primavera, ad Inzaghi che si presenta con poche parole, ma idee chiare: proveremo a vincere lo scudetto.

Ripartiamo dalle parole di Inzaghi come spunto per la futura formazione agli ordini di Allegri. L’interessamento del Milan nei confronti di Diamanti potrebbe essere ricollocabile non soltanto nell’apprezzamento tecnico del giocatore, che tanto piace ad Allegri, ma anche in quel contesto prettamente emotivo che torna al Diamanti azzurro, al quasi escluso che poi diventa protagonista, che ha fatto la gavetta e che sa cosa vuol dire lottare per indossare una maglia. Il Milan ha bisogno sì di talento puro, ma anche di uomini che possano rievocare i fasti del passato, i valori legati alla storia, lo spirito che da sempre contraddistingue la società di via Turati. Ecco dunque che Galliani e Braida si muovono alla ricerca di giocatori di indiscusso talento che possano rivestire nell’immaginario collettivo, la figura dell’eroe

Dunque appare scontato rievocare quell’indomito desiderio del presidente Berlusconi di riportare in rossonero Kakà. Quasi a chiusura di un cerchio perfetto, una sorta di espiazione di colpa che potrebbe terminare con il rientro tra le braccia paterne del figliol prodigo. Ma non solo Kakà. Per un Milan che deve tornare a scrivere la storia ci vogliono uomini avvezzi alla fatica e ai contesti europei. Per questo i sondaggi per Pastore e Lavezzi non devono essere abbandonati. Perché, come giustamente ha sottolineato un collega, ci sono giocatori che rinforzano le rose e giocatori che di fatto rinforzano le squadre. E dunque ecco che i giovani di talento e i rincalzi di altrettanto talento possono concorrere al raggiungimento dei numeri, ma per ciò che riguarda la qualità adatta alla vittoria, bè, bisogna muoversi con maggiore oculatezza. Il Milan prima di passare al mercato in entrata, però, dovrà sistemare i movimenti in uscita. Ambrosini è dato per partente, capitano che ha ricevuto un’eredità pesante, che l’ha onorata scontando sulla sua pelle i confronti con altri senatori rossoneri che per carisma forse avrebbero ricevuto a furor di popolo la sua investitura. Massimo è un giocatore e un uomo che il Milan ce l’ha nel cuore. L’ennesimo addio però sembra essere ormai scontato. La mediana rossonera potrebbe perdere gli altri interpreti, tolto Montolivo, ormai imprescindibile per Allegri.  Intanto il Milan si gode i progressi di Balotelli anche in azzurro, attende con ansia Saponara, rimira lo stile e la classe impeccabili di De Sciglio ed El Shaarawy, che incarnano le parole, sempre quelle, di Pippo Inzaghi, uno che di gol se ne intende, uno che di storia ne ha scritta a fiumi, uno che di difensori ne ha azzerati tanti. “Noi siamo il Milan!”.E questa maglia, aggiungerei io, non tutti sono in grado di sopportarla.