Povero Diavolo, che pena mi fai!
No, non è mai facile accettare le sconfitte, anche quando già aleggiavano nell’aria. Perché ci si aggrappa alla speranza, alla fortuna, ai colpi dei singoli che, in potenza, avrebbero potuto rendere meno amara la sconfitta. Fino alla fine del primo tempo ci ho creduto, innamorata dei miei colori, in attesa che uno qualsiasi degli uomini in campo potesse regalarmi la gioia di un tocco da campione. Nulla. Mi aspettavo, invano, che Balotelli potesse far ricredere i suoi più accaniti detrattori, invece ha dato ulteriore spunto per le critiche che nei prossimi giorni la faranno da padrone sulle colonne dei giornali. Giusto così, se questo è il Milan. Giusto così se si vuole ripartire in una progettazione accurata per far tornare il Milan almeno parente della squadra che ha segnato la storia dell’ultimo quarto di secolo. Nessun alibi da poter mostrare in sede di mercato, nessuna carta da poter giocare all’ultimo giorno. Niente. Perché guardando la classifica, spietato indice di una stagione deludente, difficilmente si può ancora sperare di raggiungere l’Europa nella prossima stagione. Ma da qui, il punto più basso, si può solo risalire. Una volta toccato il fondo ci si fa forza e si risale, ma per tornare a volare bisogna lasciare a terra le zavorre che limitano la risalita. Via dunque coloro i quali non hanno ancora capito cosa vuol dire lottare per la maglia e per la gloria dei nostri colori. Le prime donne capricciose non hanno senso di esistere in una fase di ricostruzione. Ci vogliono i gregari, ci vogliono forze nuove, ci vuole gente che abbia fame di vittorie e che non sia già appagata.
L’assenza delle coppe sarà un limite alle spese, ma anche un indicatore importante per capire le motivazioni dei giocatori che vestiranno la casacca rossonera. Il Milan ha la possibilità, un anno dopo i primi segnali del fallimento, un anno e più dopo la dolorosa dipartita degli ultimi campioni rossoneri, di scegliere liberamente, senza vincoli da contesto europeo, gli uomini che permetteranno a Seedorf di creare un gruppo vincente. Si, da Seedorf: perché nonostante i risultati ora non siano esaltanti, ha trasformato il Milan. Ha ridato un’identità ad una squadra che brancolava nel buio. Ha trovato in alcuni giocatori il suo alter ego in campo. Con Seedorf salvo Kakà, paladino dello spirito di abnegazione, uno dei pochi ad uscire dal campo con la consapevolezza di aver dato tutto ciò che era nelle sue possibilità. Il Milan che verrà ha bisogno di un giusto mix di giovani talenti e vecchie glorie, per tramandare la mentalità rossonera Seedorf ha bisogno che sul campo ci possano essere degli esempi significativi dei suoi sermoni. Kakà incarna alla perfezione questo ruolo. E accanto a lui giocatori di talento, con la fame di vittoria che prevale sulla gloria personale. Ho difeso e difenderò a spada tratta Balotelli, se mi darà un motivo per credere ancora in lui. Perché oggi la delusione che ha lasciato in me è talmente forte da non riuscire nemmeno a scrivere nulla sulla sua prestazione a Madrid. Sono arrabbiata, sono delusa, sono in bilico tra la speranza di riscatto subito, in campionato e la sensazione che forse è meglio concentrarsi su altro. Seedorf ha la possibilità di mettere alla prova tutti i suoi uomini, come accade per ogni nuovo lavoro: qualche settimana di test prima di decidere se assumerli a tempo indeterminato o rispedirli al mittente.

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