Biasin: "Il lavoro resta eccellente. Il Milan sta facendo il suo dovere"
Fabrizio Biasin, nel suo editoriale su TMW, ha parlato così di Massimiliano Allegri: "Il lavoro di Allegri resta eccellente. Dopo il ko son già partiti i processi, ma la verità è che - al momento - è il ritmo dell’Inter a fare la differenza, il Milan ha fatto e sta facendo il suo dovere".
Le uova sul pullman. Allegri e le visioni limitate. 54 punti, grande risultato. Lissone, capitale degli arbitri
di Carlo Pellegatti
È successo 30 anni fa, più o meno in questi giorni. Era infatti il 24 marzo 1996. Il pullman del Milan è accolto dalle proteste dei tifosi, che tirano sulle fiancate del bus milanista ortaggi e uova. Fischi all’entrata dei giocatori, mentre sulle tribune campeggiano questi cartelli: “Ora basta! Vergognatevi!”, “Siete ridicoli!”, “Derby e Coppa si possono perdere, la dignità no!”, “Adesso, piazza pulita!”.
La… piazza da pulire era occupata da Sebastiano Rossi, Tassotti, Filippo Galli, Baresi, Maldini, Savicevic, Albertini, Desailly, Donadoni, Di Canio e… Roberto Baggio.
Che cosa era successo? Il Milan, in testa alla classifica con un vantaggio di sei punti (la vittoria allora valeva due punti), dà spettacolo in un campionato dominato fin dall’inizio della stagione. Perde però la partita precedente, il derby, ed è rovinosamente eliminato dalla Coppa UEFA. I francesi del Bordeaux, sconfitti 2-0 nel match di andata a San Siro, vincono con un netto 3-0.
Ricordiamo anche il contesto dell’epoca. Parlo della squadra del presidente Silvio Berlusconi, con amministratore delegato Adriano Galliani, che ha in panchina Fabio Capello. Nelle precedenti quattro stagioni il Milan aveva vinto tre Scudetti, arrivando tre volte in finale di Coppa dei Campioni (oggi Champions League): nel 1993, nel 1994 e nel 1995, vincendone una, l’indimenticabile 4-0 sul Barcellona ad Atene. Sta regalando, ripeto, il quarto Scudetto delle ultime cinque stagioni. Non c’erano ancora social e podcast. Facile immaginare quanto veleno avrebbero gettato sugli “Invincibili” di Fabio Capello.
Quindi non sono sorpreso che, dopo aver ingoiato fiele per 24 partite, con il… “dolce” dell’eliminazione di Coppa Italia e Supercoppa italiana, si scatenino i detrattori di Massimiliano Allegri. Più gratificante urlare “Avevo ragione!” piuttosto che saltare per una rete del nostro caro, amato Milan. Che le ultime partite non siano state divertenti e spettacolari me ne sono accorto anch’io direttamente dal campo. Anche perché chi deve emozionare, chi deve stupire, non è stato quasi mai nelle condizioni di offrire giocate degne della sua classe.
L’allenatore toscano ha già le idee chiare su quale Milan presentare nella prossima stagione, per divertire il popolo rossonero: due attaccanti, un centrocampista, un esterno e soprattutto un grande difensore, che gli permetta di cambiare modulo, magari proponendone uno più solare e divertente. Insomma, per un Milan più portato all’offesa servono grandi… difensori.
Chi critica Allegri ha poi una visione limitatissima della situazione nella quale sta operando l’allenatore rossonero. Chi giudica il lavoro di Allegri fermandosi ai novanta minuti non si rende conto che sulle sue spalle - e su quelle di Tare - grava la gestione di Milanello e dei giocatori, da presente e futuro general manager del club. Sempre che la situazione nelle catene di comando non lo spinga a decisioni clamorose, che farebbero ripiombare Milanello nella triste situazione dell’ultima stagione.
Poi ci sono le cifre, che non mentono mai. Il Milan ha conquistato 54 punti, due in meno che nella stagione dello Scudetto, con una squadra meno forte. Pur con Modrić e Rabiot, l’allenatore livornese non può contare su un centrocampo con Tonali, Kessie, Bennacer e Krunić. Non schiera il binario Theo-Leão. Non ha in rosa, come attaccanti centrali, Giroud e Ibrahimović. I 54 punti di oggi lo avrebbero poi posizionato, nello scorso campionato, a tre punti dalla prima (l’Inter) e a due dalla seconda (il Napoli). Se poi l’Inter vince 21 partite più un pareggio, diventa difficile competere per tutte le avversarie, non solo per il Milan.
Fondamentale ora capire quale sia la reazione dopo la rovinosa caduta di domenica sera. In questo senso la partita di Cremona diventa la più delicata della stagione per quanto riguarda la futura presenza in Champions League.
Chi sarà l’arbitro non conta ormai più di tanto. Dopo aver sentito l’Open VAR di Milan-Parma, diventa fondamentale sapere prima chi siederà nella sala di Lissone. Una volta solo capitale del mobile, ora anche capitale degli arbitri!
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