Monti su San Siro: "Una questione nazionale"

20.11.2019 11:48 di Enrico Ferrazzi Twitter:    Vedi letture
Monti su San Siro: "Una questione nazionale"

Sulle colonne della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti ha commentato così la questione del futuro di San Siro: "Non ha certo il fascino luminoso della Scala a cui si paragona. Più che un teatro, una grigia cattedrale di cemento dove si celebra, oltre al calcio, il culto del brutalismo architettonico. Eppure tra i milanesi e San Siro corre un amore ostinato da quasi cent’anni. Infatti, per una solida maggioranza, di abbatterlo non se ne parla proprio... Al proposito il responso del sondaggio Gazzetta-Swg sul progetto del nuovo stadio è netto. Altre risposte però, sono più sfumate. E contraddittorie. Agli stessi che trovano il Meazza bello come un adone, non dispiacerebbe frequentare un’altra arena più attraente, moderna e confortevole. Qualcuno le vorrebbe persino fianco a fianco, parte di un unico immaginario pallonaro. E pazienza se il sogno somiglia a un incubo urbanistico: la voglia di tenere insieme futuro e tradizione è un punto di forza a cui Milano non vuole rinunciare. E non ci pare un cattivo proposito. Come tutto ciò si tradurrà in pratica è assai meno chiaro. L’obiettivo di questa prima rilevazione indipendente e dell’inchiesta che seguirà nei prossimi numeri è rilanciare un dibattito in stallo ormai da qualche settimana. Partito a luglio con i fuochi d’artificio, il progetto da 1200 milioni di euro lanciato da Inter e Milan s’è infilato in una zona di penombra dove esigenze sportive, convenienze economiche e ragioni politiche stentano a riconoscersi. Nebbia a San Siro, canterebbe Vecchioni. Tutti sappiamo, e gli intervistati lo confermano, che un nuovo stadio di proprietà è necessario per garantire un futuro di eccellenza alle due squadre. In Italia, per realizzarlo, occorre sviluppargli intorno una qualche iniziativa di edilizia commerciale. Quanto estesa, trattandosi di terreno pubblico, va concordato col Comune. Sulle cubature così come sul destino del vecchio San Siro, il sindaco Sala interpreta il sentimento della città da cui vuole essere rieletto e non intende fare sconti. A loro volta i due club, un po’ sdegnati dall’accoglienza non esattamente trionfalistica riservata alla loro proposta, ora si impuntano e pretendono chiarezza su quella parolina, invero misteriosa, contenuta nell’ultima delibera: che cosa si intende per 'rifunzionalizzazione' di San Siro? Nei loro piani andava abbattuto. Ora si ritrovano con lo spettro, assai oneroso, di inventargli un futuro su cui è atteso pure il parere delle Belle Arti. Basterà una piccola arena a memento del passato glorioso o si chiederà una vera e propria ristrutturazione? Tra le due soluzioni passa tutta la differenza del mondo. Basta leggere il nostro sondaggio per capire che urge un tavolo per capirsi. Trattare conviene. I club rischiano di dover ricominciare altrove, rinunciando a una zona simbolo. Il Comune di ritrovarsi sul groppone un monumento vuoto e votato al degrado. I milanesi di fare una cattiva figura. In fondo, la vicenda di San Siro è una questione nazionale: se l’operosa capitale morale non riesce costruire uno stadio, cosa mai accadrà nel resto d’Italia? Si è molto discusso sull’adagio di Buffon: 'meglio due feriti che un morto'. In questo caso, un dignitoso pareggio sarebbe una vittoria per tutti".