Pagni: "Berlusconi, ecco come ha perso l’occasione di lasciare il Milan tra i primi club in Europa"

15.10.2019 15:12 di Enrico Ferrazzi Twitter:    Vedi letture
Fonte: di Luca Pagni per bollettinomilan.wordpress.com
Pagni: "Berlusconi, ecco come ha perso l’occasione di lasciare il Milan tra i primi club in Europa"

Non l’ha presa bene. E lo si può anche capire, con quanto ha speso in più di 30 anni come proprietario del Milan. Secondo una stima del sito specializzato CalcioeFinanza, la Fininvest di Silvio Berlusconi ha speso complessivamente 715 milioni. Una cifra grazie alla quale ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere, arrivando a un certo punto a essere il club più titolato del mondo, prima di cedere lo scettro al Real Madrid. LO SPETTRO DELLA SERIE D. Anche per questo motivo, Berlusconi non ha gradito l’uscita di Ivan Gazidis il quale ha ricordato come il fondo Elliott abbia salvato il Milan dal fallimento e dalla retrocessione in Serie D. Una frase corretta dal punto di vista tecnico, visto che Yonghong Li non aveva più rifinanziato il Milan ormai privo dei fondi necessari anche per l’iscrizione al campionato. Ma che appare non credibile, visto che Elliott non ha mai avuto intenzione di far fallire il Milan. UNA VENDITA DA RECORD. Ma allo stesso tempo non si vede perché Berlusconi si sia risentito. Ha speso tanto (è indubbio), ma dalla vendita a Yonghong Li ha incassato 740 milioni. Una vendita che ha dato non poco sollievo alle casse della Fininvest. Ma soprattutto, pur dando merito a Berlusconi di aver vinto qualcosa come cinque Coppe dei Campioni, va anche ricordato che tutto questo è avvenuto nei primi 20 anni della sue gestione, perchè negli ultimi dieci ha al suo attivo solo uno scudetto e due supercoppe. DAL PRIMO AL 20.o POSTO. Ma la “colpa” di Berlusconi e in parte di Adriano Galliani è non aver saputo mantenere il Milan al vertice del calcio europeo non solo dal punto di vista sportivo ma anche da quello economico. Se all’apice del successo, negli anni Novanta, il Milan era al primo posto in Europa per ricavi, già alla fine del decennio era sceso al quint posto, per poi precipitare alla ventesima posizione. E’ vero che tutto il calcio italiano ha subito la stessa sorte, trascinato dal declino dell’Italia e della Serie A, superato in popolarità e ricchezza dalla Premier, i cui diritti tv consentono ai club inglesi di ingaggiare i campioni europei e sudamericani senza temere la concorrenza che non siano dei top club come Real, Barcellona, Psg, Bayern e Juventus. Un gruppo rispetto di società di cui ha fatto parte il Milan almeno fino a metà anni Duemila. UNA LENTA DECADENZA. Da allora il MIlan ha imboccato una lenta decadenza. Parte della responsabilità è da attribuire proprio all’ultimo terzo della gestione Fininvest. Quando la dirigenza non ha saputo far fronte alla crisi della Serie A, dell’introduzione delle regole del fair play finanziario e a una gestione dove sarebbe stato importante avere un ricco settore giovanile. PUNTARE SUI GIOVANI. Ma questo avrebbe comportato un cambio radicale: ammettere che per qualche anno non sarebbe più stato impossibile vincere, puntare sui giovani (magari italiani), pensare a un progetto per uno stadio di proprietà. Dopo tante vittorie, davanti a un progetto di rilancio in cui Fininvest non poteva più pensare di ripianare ogni anno decine di milioni di perdite, i tifosi avrebbero anche capito e accettato. UN PREZZO FUORI MERCATO. Invece, il MIlan ha sperato di trovare la formula giusta con parametri zero, allenatori scelti dalle glorie del passato, confidando nel tocco magico del duo Berlusconi-Galliani. Fino al passo d’addio in cui è stata costruita una operazione in cui il Milan non è stato ceduto a che si è fatto avanti accettando di prendersi carsico solo di spese e debiti, ma portando a casa una cifra che per tutti gli addetti ai lavori era fuori mercato. E non a caso il nuovo proprietario è saltato dopo solo un anno di gestione, presentando un piano di fantomatici ricavi che dovevano arrivare dalla Cina, lasciando un doppio contenzioso con l’Uefa, di cui il primo per violazioni compiute proprio dall’asse Galliani-Berlusconi. In buona sostanza, un occasione perduta e una strada ancora lunga per la risalita ai vertici europei.