Andrea Pirlo CT, altre polemiche: c'è anche il caso Fonbet
Nella giornata di oggi, oltre alle polemiche suscitate dalla scelta di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico della Nazionale, è esploso anche il caso legato a Fonbet, il brand internazionale di scommesse sportive di cui l’ex centrocampista è global ambassador.
Alla luce delle norme italiane sul betting e del ruolo istituzionale che Pirlo si appresterebbe a ricoprire, appare inevitabile la risoluzione del contratto con l’azienda prima della firma con la Figc. La questione si intreccia però anche con il suo attuale incarico allo United FC di Dubai, club degli Emirati Arabi Uniti dal quale Pirlo dovrà liberarsi.
Scrive La Gazzetta dello Sport che il presidente e proprietario della società, Sergey Lomakin, avrebbe infatti rilevanti interessi economici proprio all’interno di Fonbet. L’ingaggio di Pirlo sulla panchina dello United FC avrebbe quindi avuto anche una finalità commerciale: sfruttare il prestigio e la forza mediatica del campione del mondo per aumentare la visibilità del marchio di scommesse. Nel corso della giornata la vicenda ha assunto anche contorni politici. Fonbet è infatti una società russa e il legame di Pirlo con il brand è stato duramente criticato, considerando la posizione assunta dall’Italia nei confronti della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
"Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali", ha commentato il leader di Azione Carlo Calenda. Molto duro anche l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno: "Dopo l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Andrea Pirlo va nella direzione opposta. Pirlo è stato un campione straordinario. Da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. E c’è un tema che non può essere liquidato come irrilevante. Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. Per questo la scelta di Pirlo è stata un grave errore. E la scelta della Figc lo è ancora di più. Non il piano B di Guardiola, ma il piano Z del calcio italiano".

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