Rivouzione Milan, Ravelli: "Il primo problema è quello dei tempi. Ma serve anche competenza"

Rivouzione Milan, Ravelli: "Il primo problema è quello dei tempi. Ma serve anche competenza"MilanNews.it
La giornalista Arianna Ravelli commentata la rivoluzione di Gerry Cardinale al Milan che è ancora senza dirigenza e allenatore ad un mese dal raduno

Arianna Ravelli, sulle pagine della Gazzetta dello Sport, ha parlato così de caos societario al Milan che è ancora senza dirigenza e allenatore ad un mese da raduno: "Uno spettro si aggira per l’Europa. Non è il comunismo secondo Marx, è quel poco di Milan che è rimasto che, tra colloqui e incontri via Zoom, si affanna a cercare una nuova identità. Riepiloghiamo. Il Milan ha scelto la strada della discontinuità dopo una stagione conclusa con il fallimento dell’obiettivo minimo, la qualificazione alla Champions. È una scelta legittima. Meno comprensibile è che, a distanza di tre settimane, la rivoluzione sia rimasta incompiuta. Ci troviamo di fronte a un club (che in fondo avrebbe il calcio come suo core business), che ha azzerato la parte più importante della propria struttura, quella sportiva, senza aver predisposto con la stessa rapidità la fase successiva. Difficile trovare precedenti simili.

Il primo problema, ovvio, è quello dei tempi. Giugno è il mese in cui si costruiscono le squadre, se non si sono già costruite prima. È il momento in cui si avviano o si chiudono le trattative, si definiscono le strategie, si individuano gli obiettivi. Arrivare in ritardo significa spesso pagare di più, perdere opportunità o essere costretti a rincorrere (o a subire) le decisioni degli altri. Qualche settimana può fare la differenza. Ma c’è anche una questione più profonda, che riguarda le competenze. Gerry Cardinale, da quando è entrato nella proprietà del club e quindi nel calcio italiano, ha portato una visione imprenditoriale moderna, per certi versi persino affascinante: è convinto di poter estrarre valore dal calcio, aumentando i ricavi, costruendo un’organizzazione efficiente e sostenibile, sviluppando una media company e non solo un club di pallone. Nessuno può negare che il calcio abbia bisogno anche di questo".