Addii ed offerte irrinunciabili: un diavolo senza cuore

Addii ed offerte irrinunciabili: un diavolo senza cuoreMilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
giovedì 13 giugno 2013, 15:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

L’addio a Massimo Ambrosini è solo l’ultimo, inconfondibile segnale di una vera e propria rivoluzione in seno al Milan.
Il diavolo ha cambiato filosofia, l’ha fatto già due anni orsono, quando decise di liberare Andrea Pirlo, lasciando che il bresciano indossasse la maglia della Juventus, il tutto mentre oggi rischia che il suo capitano possa passare alla Fiorentina, altra rivale diretta per le posizioni che contano.
Il momento più indicativo è stato quel Milan-Novara dello scorso anno, quando a salutare furono in blocco Nesta, Inzaghi (rimasto poi a fare da mentore ai ragazzi rossoneri), Gattuso e Seedorf, senza dimenticare Gianluca Zambrotta e Flavio Roma, certo non la stessa carriera in rossonero dei sopracitati, ma elementi importanti del Milan degli ultimi anni.

In via Turati hanno voltato pagina, è mutato l’approccio al calcio di una squadra che lungo tutta l’era Berlusconi aveva fondato le sue fortune, oltre che su campagne acquisti faraoniche, sulla costruzione di un gruppo storico, di uno zoccolo duro cui tutto, o quasi, era permesso, con il quale non v’era bisogno di trattative di rinnovo, dando spesso per scontato il proseguimento del rapporto anche solo per una questione di cuore.
Negli ultimi tre anni, però, il punto di vista rossonero è mutato, ponendo al centro le ragioni di bilancio, fatte di calcoli economici che naturalmente sono freddi ed in quanto tali lontani dalle ragioni del cuore. La congiuntura economica certo non favorevole per il calcio italiano ed il Paese tutto, il Fair Play Finanziario che incombe e la necessità di fare del Milan un’azienda autosufficiente che non gravi pesantemente sulle casse del gruppo Fininvest, sono tutte ottime ragioni, ma allo stesso tempo incomprensibili per chi, come i tifosi, continua a ragionare con la pancia più che con la testa.

Di quel glorioso Milan che conquistò la Champions nel 2007 resta il solo Daniele Bonera, più giovane rispetto a chi ha lasciato Milanello in questi anni e che ha accettato di spalmare lo stipendio (già non altissimo) in due stagioni, forte anche della sua duttilità e di poche pretese d’impiego. Del gruppo storico resta il solo Christian Abbiati, un altro anno di contratto per lui, più in qualità di chioccia per Gabriel che per riconoscenza dopo tanti anni di militanza.
L’aria è cambiata al Milan, di quella squadra che dei propri gioielli non discuteva con nessuno è rimasto poco, oggi gli El Shaarawy non sono incedibili, questione di un mercato pazzo, di ragioni economiche indiscutibili, di bilanci da tenere d’occhio costantemente ed offerte che possono divenire irrinunciabili. Nuovi orizzonti, nuovi punti di vista per un diavolo più ragioniere che amante affezionato, un club glorioso che prova a dare seguito ai trionfi degli ultimi 25 anni e più seguendo una filosofia tutta nuova, meno romantica e più pragmatica, con il cuore che piange ed il portafogli che sorride.