Due indizi non fanno una prova, ma qualche dubbio viene. Milan, nelle difficoltà aggrappati alle certezze

Due indizi non fanno una prova, ma qualche dubbio viene. Milan, nelle difficoltà aggrappati alle certezzeMilanNews.it
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lunedì 9 gennaio 2023, 18:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

Tra i tanti punti di forza del Milan di Stefano Pioli da ormai due anni a questa parte c'è la grande flessibilità della squadra nell'interpretare partite, situazioni, ruoli e spazi, andando oltre al mero numero che scandisce i vari reparti di una formazione. La base è quella ovviamente del 4-2-3-1, con diverse variabili tra centrocampo e trequarti che creano grandi differenze nel modo in cui si approccia alla partita. 

Col tempo si è visto spesso come in avvio di manovra, parliamo di una situazione ideale con tutti gli interpreti a disposizione, lo sviluppo di gioco avvenga da una linea difensiva a tre che poi apre a tantissime possibilità: abbiamo viso l'altro terzino che va in mezzo al campo, gli esterni che effettuano il più classico dei tagli all'interno, il trequartista che gravita intorno alla punta per favorire un gioco di sponda o il mediano che, a seconda delle necessità e dello spazio a disposizione, può sia allargare la squadra per creare buchi per vie centrali e sia sfruttare spazi creati da altri per andare ad infilarsi di fianco al centravanti. Soluzioni efficaci che hanno come minimo comune denominatore la lettura di spazi e situazioni, concetto su cui mister Pioli spinge tanto in conferenza quanto in allenamento. C'è uno spazio? Va riempito, a prescindere dal ruolo di partenza. C'è ovviamente bisogno di una ratio e di meccanismi intelligenti per far sì che funzioni tutto e che le distanze tra reparti e ruoli rimangano giuste per non sfilacciare troppo la squadra, e questo è un processo ovviamente ancora work in progress, che però ha visto miglioramenti notevoli ed efficaci di anno in anno. Ed è anche per questa necessità di far proprio un sistema di gioco fatto di tantissimi movimenti senza palla, in possesso e non, che al momento qualche nuovo acquisto, soprattutto chi è arrivato nell'ultima parte di mercato saltando così buona parte di preparazione, sta vedendo il campo meno di quanto ci si potesse aspettare.

Gli "esperimenti" e le idee di Pioli quindi sono spesso vincenti e anche avvernistiche, con il mister che si è guadagnato la fiducia di giocatori, dirigenti e tifosi. Il preambolo è necessario prima di arrivare al punto, proprio per sottolineare come quanto vuole proporre il tecnico parmense di solito funziona. Due indizi non fanno di certo una prova, magari siamo anche condizionati dalla vicinanza tra quando sono accaduti questi due episodi, ma è innegabile di come sia contro la Salernitana all'Arechi e con la Roma a San Siro, entrambe le volte partendo da un 2-0 per il Milan, il passaggio di una linea di difesa a 3 (che diventa immediatamente a 5 a causa della pressione degli avversari) è coinciso con i momenti di maggior difficoltà dei rossoneri, che a Salerno hanno rischiato di farsi raggiungere dopo una gara dominata; cosa che è successa invece ieri sera contro i giallorossi di Mourinho.

La squadra ha arretrato il baricentro in modo pericoloso, perdendo riferimenti e pallino del gioco nel momento del match in cui sarebbe stato fondamentale mantenere calma e controllo. Contro la Salernitana il gol è arrivato a difesa schierata, con braccetto di destra ed esterno che si sono fatti sfilare l'attaccante in mezzo su un cross apparentemente innnocuo, mentre ieri sera la marcatura a zona tanto cara a Pioli è andata completamente nel pallone contro un avversario che fai dei calci piazzati la sua arma migliore (se non l'unica). Due situazioni simili, quelle dei gol di Ibanez e Abraham, che hanno ricordato pericolosamente quella vista a Stamford Bridge per il primo gol dei Blues durante la fase a gironi di Champions League. Emblema della confusione è il gol del pareggio ospite, con Tonali indeciso se rimanere in area o staccarsi per coprire Dybala solo al limite, perdendosi però così Matic al limite dell'area piccola. Le due reti prese ieri non arrivano da errori imputabili a Tatarusanu, ma è altrettanto palese di come il suo essere restio dal muoversi dalla linea di porta porti tanta insicurezza nei giocatori di movimento. 

Le assenze, soprattutto quella di Maignan, pesano eccome, sia nelle scelte del mister per i cambi e sia per quanto si è visto in campo. Uno dei pregi più grandi di questo gruppo però è sempre stato quello di non cercare mai alibi e di usare le difficoltà e gli ostacoli come spinta per migliorarsi: dovrà essere così anche in questo caso, in attesa di rimpolpare i ranghi. Certo, cercare di rimanere ancorati a quelle che ormai sono diventate certezze, tra moduli, atteggiamenti e giocatori, può dare sicuramente una grande mano.