La maledizione del Faraone
A questo punto possiamo parlare de “La maledizione del Faraone”, solo che contrariamente al solito è lui stesso ad esserne vittima. Non v’è altra spiegazione all’astinenza dal gol di El Shaarawy che la presenza di un incantesimo, una sorta di muro invisibile che non gli permette di centrare la porta, gonfiare la rete e scrollarsi di dosso quell’aria imbronciata che l’accompagna.
Stregonerie a parte, la sensazione (palpabile e concreta ieri) è che il ragazzo inizi seriamente a soffrire questa situazione. Quel tiro scaricato malamente fuori sull’appoggio splendido di Pazzini (protagonista non solo con i gol ma anche con atteggiamenti da vero leader, come quando è andato immediatamente a rincuorare il compagno dopo l’erroraccio), senza neanche guardare dove fosse la porta, dove fosse posizionato il portiere, testimonia la fretta con la quale il savonese sembra voglia liberarsi da questo sortilegio, quanto il pallone in area inizi a risultargli pesante e come gli bruci fra i piedi in questo periodo.
La prestazione ieri è tornata su livelli impressionanti, dopo qualche gara un po’ in ombra, El92 è risultato di nuovo determinante non solo in fase difensiva, ma anche in ripartenza, andandosi a prendere il pallone con continuità, specie nel secondo tempo, seminando avversari e cercando l’iniziativa personale oltre a duettare con i compagni d’attacco.
Al momento di concludere, però, è mancato il guizzo, sino a quell’immagine che francamente un po’ dispiace, con un’esultanza che non arriva sul 3-2 siglato da Pazzini, con i compagni che corrono ad abbracciare il bomber per la rimonta completata, mentre il Faraone se ne va rimuginando sul gol appena sbagliato.
Il tiro a giro che nella prima metà di stagione baciava il palo e fulminava la stragrande maggioranza dei portieri di A, oggi giunge debole e centrale fra le braccia sicure degli estremi difensori. Il colpo in anticipo sul portiere che esce, marchio di fabbrica nel girone d’andata, oggi diventa un controllo in più che lo costringe ad allargarsi troppo. Manca il gol a Stephan El Shaarawy, manca il colpo risolutore, manca la serenità per trovarli.
Il Faraone è nervoso, fin troppo, sembra divertirsi meno di qualche mese fa, schiacciato dal peso delle sue stesse imprese, da quel bottino di 16 reti che non viene rimpinguato ormai dal 24 febbraio, da quella splendida rete nel derby. Sembra dimenticare di essere il miglior cannoniere rossonero, il terzo migliore della Serie A dietro mostri sacri come Cavani e Di Natale, sembra aver scordato di avere solo 20 anni e tanto da imparare e da correre, sembra che non ricordi le parole che ripeteva all’infinito quando le cose giravano bene, quelle che gli riferivano mister e compagni di una certa età: “l’importante non è la rete, ma la prestazione, perché se ti dai da fare per la squadra, i tuoi compagni ti premiano ed i gol prima o poi arrivano”.
Il mantra dev’essere lo stesso anche oggi, perché mai affermazione fu più saggia, perché corrisponde alla realtà, perché se Stephan El Shaarawy sapesse guardare alla prestazione si renderebbe conto che ieri ha fatto la differenza quanto Giampaolo Pazzini. Si accorgerebbe che la vittoria di ieri è di vitale importanza per il Milan, che il gol del Pazzo meritava un’esplosione di felicità, anche se quella gioia l’avrebbe potuta regalare lui direttamente, ma che da un suo tiro è arrivata una rete che può essere decisiva per questa stagione, un gol che richiedeva un’esultanza importante, anche se siglata da qualcun altro.

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