Milan, basta procrastinare: serve un attaccante pronto per la prossima stagione!
Il tema dell'attaccante al Milan è ridondante e iscritto nell'elenco delle priorità da ormai qualche stagione. Tanti i nomi fatti, diversi anche gli acquisti, ma nessuno finora ha definitivamente sopperito a questa grave mancanza. Quest'anno in realtà a livello prettamente numerico si potrebbe dire però che Leao è a quota nove gol in 1354 minuti in Serie A, con una media di uno gol ogni 150. Eppure nonostante le convinzioni di Massimiliano Allegri che ritiene consono il ruolo di prima punta al portoghese, a livello prestazionale non sembra vestirgli alla perfezione. C'è da aprire poi la parentesi infortunio, che ormai da diversi mesi fa scendere in campo il 10 non al pieno della condizione fisica e che spesso sembra doversi trattenere per evitare ulteriori problemi. Se però come si dice sempre il mestiere di un attaccante è fare gol, Rafa quest'anno li sta facendo, essendo secondo nella classifica cannonieri del campionato solo dopo Lautaro Martinez. Però anche ieri, nella partita di Cremona, si è vista la necessità per i rossoneri di avere in campo una prima punta di ruolo, consolidata, che davanti alla porta sia freddo e non sciupi troppe occasioni. Anche Pulisic ha segnato parecchio per i minuti giocati, otto gol in 1041 minuti per una media ancora migliore di quella del suo compagno di reparto, con un gol ogni 130. Eppure nessuno mai si sognerebbe di definire l'americano "prima punta". Se per Nkunku vale lo stesso identico discorso, diverso è invece quello per Santi Gimenez e Niclas Fullkrug. Il primo però è reduce da una stagione deludente prima del lunghissimo infortunio procuratosi alla caviglia, mentre il secondo è arrivato a gennaio e non è in condizione di sostenere l'attacco rossonero dal 1' tutte le partite. Ecco dunque che, snocciolate le situazioni di tutti i giocatori offensivi rossoneri, emerge la necessità del vero centravanti.
IL PRIMO PUNTO PER RIPARTIRE - Dopo aver sbagliato diversi acquisti o meglio, dopo che alcune scelte fatte sul mercato nel reparto offensivo non hanno prodotto quanto sperato, per la prossima stagione serve assolutamente un terminale offensivo dal quale ripartire. Sulla stessa lunghezza d'onda è Franco Ordine che nel suo editoriale odierno sul Corriere dello Sport parla di necessità di "Un centravanti su cui contare sotto porta, che abbia il famoso istinto e che non abbia bisogno di due, tre, quattro occasioni per firmare un sigillo. Non servono ragazzi da svezzare e coltivare per il futuro - continua Ordine - servono certezze, qualche altro Rabiot". Coinciso il concetto espresso ma calzante e pertinente. Proprio ieri pomeriggio, nella partita di Cremona, è emersa questa necessità viste le molteplici occasioni sciupate clamorosamente da Leao e da Christian Pulisic. Certo, poi la giornata storta può capitare anche al più forte dei centravanti, ma questo è un problema che il Milan si porta dietro da diverso tempo. Per citare alcuni esempi, ricorderete sicuramente la partita di Firenze, con il Genoa a San Siro, con il Parma stesso e tante altre.
MILAN, BASTA PROCRASTINARE! - Spostando il focus dal campo e passando a quello economico, altrettanto fondamentale, la ragione principale per la quale non si accostano al Milan nomi sulla carta "pesanti" è sicuramente il loro costo. Sappiamo ormai che il bilancio non è trascurabile e che determinate operazioni saranno quasi impossibili da sostenere. Scelte societarie e della proprietà che possiamo discutere all'infinito ma che non potremo di certo cambiare. La questione però va analizzata più a fondo e facendo ciò, notiamo che i soldi per il reparto offensivo sono sempre stati spesi. Certo, non cifre esorbitanti ma che sommate tra di loro arrivano ad esserlo. L'ultima dimostrazione è stata la trattativa per Mateta di gennaio: il Milan aveva praticamente chiuso per l'attaccante francese, salvo poi i problemi fisici emersi che tutti conoscete, per una cifra che si aggirava intorno ai 30 milioni, che sommati ai 37+5 per Nkunku spesi nello scorso mercato estivo, diventano 67+5, una cifra di tutto rispetto. Il sunto di tutto questo ragionamento dunque qual è? È che la causa del problema offensivo non è una questione economica ma una questione di scelte. Non siamo nel momento storico per poter tentare di pescare un jolly che diventi l'attaccante del futuro ma serve necessariamente una certezza, come lo era Giroud, fatto e finito e che possa far fare al Milan quel passettino in più verso la conquista di un obiettivo superiore.
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